Il punto sulla purezza dell’aria nel 2026

L’informativa annuale redatta dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), grazie al lavoro congiunto di ISPRA e delle agenzie regionali (ARPA/APPA), traccia un bilancio dettagliato sulla purezza dell’aria nel nostro Paese. Sebbene il quadro generale mostri segnali di miglioramento, permangono criticità strutturali legate a specifici inquinanti e aree geografiche.

purezza dell'aria
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La situazione sulla purezza dell’aria in Italia

La qualità dell’aria è un aspetto che risulta essere, soprattutto negli ultimi anni, sempre più importante per il nostro Paese e da anni diverse città si stanno battendo per evitare che lo smog prenda il sopravvento. I dati raccolti evidenziano una sostanziale conformità ai limiti normativi annuali per il PM10 (fissato a 40 μg/m³) in tutte le regioni italiane.

Tuttavia, il rispetto della soglia giornaliera (50 μg/m³, da non superare per più di 35 giorni l’anno) risulta più complesso: il 92% delle stazioni è in regola, ma restano zone critiche nel Bacino Padano, nell’area Napoli-Caserta, nella Valle del Sacco e in casi isolati a Venafro e Palermo. Dopo un calo significativo tra il 2015 e il 2019, i livelli di PM10 si sono stabilizzati nell’ultimo quinquennio.

Questo significa che il lavoro svolto negli anni sta dando i suoi frutti, non raggiungendo più picchi negativi riguardanti la qualità dell’aria. Un ruolo determinante è giocato dai fenomeni di stagnazione atmosferica invernale, che favoriscono l’accumulo di inquinanti al suolo.

A questi si aggiungono fattori naturali, come le intrusioni di polveri desertiche dal Nord Africa, il cui impatto è attualmente al vaglio degli esperti. Per quanto riguarda il PM2,5, il limite annuale di 25 μg/m³ è rispettato quasi ovunque, con una riduzione dei livelli medi del 14% rispetto alla media del decennio precedente. Il biossido di azoto (NO2) conferma un trend di decrescita marcata. Il 99% delle stazioni registra valori entro i limiti, con eccedenze localizzate esclusivamente in contesti urbani ad alto traffico (Milano, Genova, Napoli, Catania e Palermo).

Di contro, la situazione dell’ozono (O3) rimane preoccupante durante i mesi estivi: le ondate di calore estremo e la scarsità di piogge ne favoriscono la formazione, rendendo difficile il contenimento di questo inquinante secondario. Purtroppo in quest’ultimo caso non si riesce a trovare una soluzione valida, il riscaldamento globale ha sempre la meglio.

Nonostante i progressi, l’orizzonte normativo si fa più sfidante. La nuova Direttiva Europea introduce limiti molto più stringenti che entreranno in vigore il 1° gennaio 2030. Gli attuali trend di miglioramento, pur positivi, potrebbero non essere sufficienti a garantire il rispetto dei nuovi standard. Sarà quindi indispensabile implementare strategie di risanamento aggiuntive e intersettoriali per tutelare la salute pubblica e l’ecosistema. Occhio dunque alla purezza dell’aria in Italia.

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