Arsenico in acqua potabile, Legambiente: “inqualificabili omissioni”

di Paola P. 5

Imperdonabili sottovalutazioni, inqualificabili omissioni e la solita tentazione di risolvere “all’italiana” un problema importante e già noto da anni, che si poteva affrontare e risolvere definitivamente con interventi per certi versi banali di potabilizzazione.

Così Legambiente nel dossier Acque potabili, il pasticcio delle deroghe, commenta la presenza di arsenico fuori dai limiti riscontrata in ben 128 comuni italiani. Il 28 ottobre scorso, la Commissione europea ha stabilito di non concedere ulteriori deroghe all’Italia, imponendo il rispetto del valore massimo previsto di 10 microgrammi per litro e dichiarando di fatto fuorilegge le acque del rubinetto di oltre un milione di cittadini.

L’associazione ci tiene però a precisare che l’acqua del rubinetto continua a restare sicura, garantita e controllata, per la grande maggioranza della popolazione. Le alte concentrazioni di arsenico riguardano appena l’1,7% della popolazione nazionale, mentre i restanti 59 milioni di italiani possono stare tranquilli e devono evitare di cadere preda di facili allarmismi.

Legambiente punta il dito contro le istituzioni, sia centrali che locali, che a fine ottobre hanno preferito tacere sullo stop ad ulteriori deroghe sancito dalla Commissione Europea, tenendo all’oscuro i cittadini del rischio che correvano. Ricordiamo, infatti, che dietro al rifiuto dell’Unione ci sono preoccupazioni di carattere sanitario, dovute all’associazione dell’arsenico con l’aumento del rischio cancro. Ora, nei 128 comuni dalle acque poco limpide si dovrà procedere con un’ordinanza che vieti l’uso potabile dell’acqua del rubinetto. Nel frattempo, nel minor tempo possibile, i Comuni dovranno mettere a norma gli impianti, con filtri e depuratori appositi che garantiranno il ritorno dell’acqua potabile nelle case dei cittadini.

Se non si interverrà per ridurre le concentrazioni di arsenico nell’acqua potabile in quei 128 comuni, la Commissione europea non potrà che avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la mancata applicazione della normativa vigente relativa alle deroghe ai valori limite stabiliti per l’acqua destinata al consumo umano.

Per ulteriori informazioni sui Comuni ancora in deroga, è possibile consultare le tabelle contenute nel dossier di Legambiente.

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