Ecologia, Benetton e la riduzione dell’impatto ambientale

di Valentina Ierrobino 2

Dopo l’atelier fiorentino Gucci un altro grande nome della moda italiana sigla con il ministero dell’Ambiente un patto per una produzione più ecologica e sostenibile. Firmando un accordo con Corrado Clini, il gruppo Benetton ha approvato un progetto per la riduzione delle emissioni di CO2 per un piano di lavoro italo-tunisino. Gli obiettivi sono quelli di ridurre le emissioni per contrastare i cambiamenti climatici e dare vita a dei prodotti tessili di elevata qualità e compatibilità ambientale, certificati carbon neutral.

Come ha spiegato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini

Il progetto dà valore alla competenza e all’expertise italiana e rientra nell’ambito degli accordi internazionali previsti dalla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici. In particolare l’accordo consentirà di misurare il consumo di energia e di ambiente per la produzione e nello stesso tempo è un impegno che l’azienda assume per ridurre l’impatto ambientale dei prodotti.

Si tratta dunque, dopo il passo di Gucci e di altri marchi italiani del settore che si stanno dirigendo verso la produzione a basso impatto ambientale, di uno dei “progetti di punta a livello internazionale per il miglioramento della qualità delle produzioni tessili nei paesi in via di sviluppo” difatti il piano per le riduzioni di CO2 e gas serra verrà messo in atto all’inizio nello stabilimento Benetton in Tunisia. Il primo passo sarà la riduzione dell’impatto ambientale su due prodotti della linea “bimbo”, in particolare sulle t-shirt e sulle polo per i più piccoli in adesione al programma “Prosol Industriale” promosso dal governo tunisino in collaborazione con il ministero italiano dell’Ambiente, il programma UNEP delle Nazioni Unite e il Centro Mediterraneo per le Energie Rinnovabili. Il marchio italiano, come precisa Alessandro Benetton, ha intenzione di applicare l’utilizzo di tecnologie e delle best practise a basso contenuto di carbonio nell’intera filiera tessile e anche negli stabilimenti in Italia perché

Economia e ambiente non solo possono convivere, ma devono farlo.

[Fonti: Ansa; Asca]

Commenti (2)

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