Le latifoglie assorbono più inquinamento di quanto ci si aspettasse

Dire che le piante assorbono l’inquinamento equivale ad aver fatto la scoperta dell’America. Ma una nuova ricerca condotta dagli scienziati del National Center for Atmospheric Research, dimostra che le piante ripuliscono l’inquinamento atmosferico in misura molto maggiore di quello che in passato si pensava. Pare infatti che alcuni tipi di alberi attivamente consumano alcuni tipi di inquinamento atmosferico più di altri.

Osservando i composti ossigenati organici volatili (oVOC) che vengono emessi sia dall’uomo che da altre fonti non artificiali, si è scoperto che questi possono avere effetti gravi sulla salute dell’ambiente e dell’uomo. Il team ha così scoperto che le piante latifoglie assorbono gli oVOC fino a quattro volte più rapidamente di quanto si pensasse. Le foreste dense effettivamente sono responsabili del 97% della captazione osservata degli oVOC.

Slow Food, al Salone del Gusto di Torino i nuovi presìdi italiani

Oggi per il nostro consueto appuntamento del fine settimana con l’alimentazione sostenibile ci occupiamo dell’ottava edizione del Salone Internazionale del Gusto in corso in questi giorni a Torino (21-25 ottobre) in concomitanza con la quarta edizione dell’incontro mondiale della rete di Terra Madre.

Tanti gli argomenti ed i temi trattati nel corso della manifestazione culturale ed enoganostronomica così come  numerosi gli stand presenti all’interno del Lingotto Fiere (via Nizza, 280). Si è parlato di slow fish, pesca sostenibile, slow wine con la pubblicazione della guida dei vini che rispondono ai requisiti slow: buono, pulito e giusto. Chiave di lettura privilegiata nel rapporto cibo più territorio di questa edizione è la biodiversità, in occasione dell’anno internazionale dedicato alla diversità biologica.

Cambiamento climatico: dal 2030 la Terra inizierà a soffrire la febbre e la sete

Da anni si parla del cambiamento climatico. Alcuni perseverano nella via del negazionismo, altri confidano nelle infinite capacità tecnologiche umane, i più fatalisti si sforzano di non pensarci troppo e godersi a maggior ragione il presente, domani si vedrà, e c’è ancora qualche ottimista che ha fiducia nella resilienza dell’ecosistema planetario. A lungo gli stessi scienziati non si sono trovati d’accordo. Alcuni pronosticavano che un innalzamento delle temperature medie avrebbe fatto evaporare molta dell’acqua terrestre e che l’acqua sarebbe andata ad ovattare in uno spesso strato di nuvole la biosfera. Questo avrebbe provocato un abbassamento delle temperature di qualche grado o dell’entità di una glaciazione (global cooling). C’è chi paventava una tropicalizzazione del clima nelle fasce temperate. Da tempo la teoria più accreditata è quella di un generale riscaldamento del pianeta la cui conseguenza più diretta e disastrosa sarà una diffusa, gravissima siccità.

Ce ne dà ulteriore conferma anche l’ultima ricerca del National center for atmospheric research (Ncar): nei prossimi 30 anni l’Eurasia, il Centro America, il Sud America, l’Australia ed ovviamente l’Africa saranno assoggettati a periodi di lunghissima siccità, che ne sconvolgerà pesantemente gli ecosistemi naturali. Lo studio, pubblicato su “Wiley interdisciplinary reviews: climate change“, guarda con particolare “preoccupazione” a grandi parti del Brasile, al Messico, a tutte le regioni che si affacciano sul Mediterraneo e  all’Asia sudorientale, compresa parte della Cina.

Biodiversità e natura nel Festival dell’Ecoscienza

Questo fine settimana si svolge Biodiversamente, il Festival dedicato all’Ecoscienza. L’iniziativa è stata lanciata dal WWF e subito ha ricevuto la collaborazione dell’Associazione Nazionale dei Musei Scientifici (ANMS) che apriranno le porte delle loro collezioni e dei loro laboratori per iniziative speciali.

Le giornate di oggi 23, e domani 24 ottobre, sono dedicate interamente alla natura e all’ambiente, alla riscoperta degli animali e delle piante, ma anche all’Universo e al sistema solare: viaggi virtuali nel tempo, laboratori interattivi, orti botanici, acquari, musei di scienza, le Oasi WWF, per celebrare l’anno della Biodiversità e per fare il punto della situazione del nostro Pianeta, dopo il vertice di Nagoya.

Jönköping by bike, nel 2050 la prima città a misura di bici

Immaginate un futuro dove i cortei di bici del Critical Mass sono la regola nelle strade. Immaginate una città a misura di ciclista, con linee metro e tram capillarmente diffuse nel tessuto urbano, dotate di parcheggi scambiatori di bike sharing o aperte al carico delle bici private, una città con poche, pochissimi strade carrabili di servizio.
Una città dall’aria pulita, con strade sgombre dai veicoli, in transito come da quelle parcheggiate, strade restituite al passo dell’uomo, alle attività collettive, attraversate dalla presenza silenziosa delle bici e quindi attrezzate con tettoie e piantate di alberi che offrano ombra a ciclisti e passanti in estate. Se non ci riuscite provate a leggervi l’ultimo saggio di Marc Augè “Il bello della bicicletta”, dove una situazione simile è ben descritta con un fiduciosissimo tempo futuro. Questo futuro è ancora più prossimo di quanto non riuscite ad immaginare.

Infatti sappiate che una cittadina svedese, sinora famosa per la sua industria di fiammiferi e per la vivace e cosmopolita vita universitaria, si è impegnata ad abolire tutti i flussi di macchine al suo interno entro il 2050 ed a plasmarsi in funzione dei pedoni e delle bici.
Il progetto, elaborato nell’ambito dei piani per lo sviluppo della città, si chiama Jönköping by bike, ve ne avevamo già accennato sulle pagine di Ecologiae, e nasce dalla collaborazione dello studio di architettura We Are con Super Sustenaible city. Per conseguire l’ambizioso obiettivo gli architetti hanno elaborato alcune semplici linee guida.

Rifiuti Terzigno, la Ue ammonisce l’Italia e Berlusconi promette un nuovo miracolo

Bandiere date alle fiamme, autobus e camion in fumo, Terzigno sembra sede di un campo di battaglia. E forse è proprio di questo che si tratta. La popolazione si lamenta dell’inefficienza dello Stato e dei media che omettono la verità, dando voce quasi esclusivamente al Governo e non alle migliaia di abitanti che non vogliono una discarica sotto casa.

In questa confusione interviene l’Unione Europea che ha definito la situazione “seria” e, tramite il portavoce del commissario all’ambiente, Janez Potocnik, fa sapere che auspica che le autorità italiane

risolvano la questione il più presto possibile ed in maniera adeguata. Si possono scordare di vedere sbloccare i 145 milioni di euro di fondi europei attualmente congelati dalla Commissione europea.

Gliese 581 G, il Pianeta simile alla Terra. Approfondimenti

L’interesse suscitato per l’articolo sulla scoperta di un Pianeta simile alla Terra, chiamato Gliese 581 G, mi ha portato ad approfondire l’argomento e ho trovato argomentazioni molto interessanti.
Per prima cosa va ribadito che Gliese 581 G è il corpo celeste più simile al nostro Pianeta mai scoperto eppure, e questo è l’aspetto più interessante, esso gravita in un sistema solare di altri pianeti con caratteristiche simili alla Terra. Attorno alla stella madre Gliese, situata nella costellazione della Bilancia, ruotano sei Pianeti: in ordine di distanza dal loro sole, Gliese 581 E, Gliese B, C, G, D l’ultimo scoperto il 30 settembre 2010, ed infine Gliese 581 F, individuato nel 2010.

Questo sistema stellare è l’ottantasettesimo per vicinanza alla Terra, dista difatti circa 20,3 anni luce. La prima scoperta del Pianeta Gliese 581 C risale al 25 aprile 2007 e fece subito scalpore perché la sua velocità radiale, che ha permesso indirettamente di calcolarne la massa (tuttora sconosciuta) rendeva questo pianeta il più simile alla Terra.

Pepsi lancia le patatine nella busta biodegradabile “alle patate”

PepsiCo, proprietaria oltre che del più noto marchio Pepsi, anche della Frito-Lay e del marchio britannico Walkers, ha annunciato che potrebbe essere la prima a lanciare sul mercato gli imballaggi biodegradabili delle patatine fritte entro 18 mesi.

La notizia non farebbe tanto scalpore se non fosse che le nuove buste che la Walkers sta progettando sono formulate proprio con l’amido che si trova nelle bucce delle patate stesse che si trovano al suo interno. In pratica è come prendere un sacco di patate già fritte. Il Carbon Trust stima che la bustina media delle patatine al formaggio e cipolla di Walker genererà circa 80 grammi di biossido di carbonio, circa il 34% di esso è causato dalla produzione della confezione. Walkers spera che i nuovi sacchetti faranno risparmiare circa il 7% di CO2 rispetto a quanto non si consumerebbe di solito.

PlanIT, la città pensante

Dopo la Masdar city di Abu Dhabi e la Dongatan di Shanghai con PlanIT, città intelligente ed eco-sostenibile che già nel 2015 dovrebbe inaugurare  a Paredes, 30 km da Porto, si apre ufficialmente in Europa il revival delle greencity, che ora chiamano tutti ecocity, per evitare la facile associazione tra i termini greencity ed utopie verdi con i quali la storia ha ambivalentemente qualificato il movimento di fine ottocento per una città più salubre in risposta alla desolazione della città industriale.

Gli scettici dovranno convincersi che, essendo la città, il futuro habitat del genere umano, questa necessariamente dovrà diventare green e sostenibile, che sia di nuova fondazione o che più auspicabilmente si ristrutturi in senso sostenibile al suo interno. Poiché la città di fondazione è la via più scenica, più economica e per molti versi, più snella burocraticamente da perseguire, è ovvio che si parta da questa.

Acqua come “bene pubblico”, la proposta di legge dell’opposizione

Si torna a parlare di acqua e di privatizzazione del servizio idrico nazionale. Stamattina il Partito Democratico ha presentato alla Camera una proposta di legge in previsione del referendum abrogativo del Decreto Ronchi, per ribadire che l’acqua è un “bene comune“.

Ricordiamo che lo scorso anno oltre 1 milione di persone, per l’esattezza 1 milione e 400 mila, hanno firmato per dire No alla privatizzazione dell’acqua e per chiedere un referendum nella prossima primavera affinché sia abolito l’articolo 23bis della Costituzione che accentua i tempi per la privatizzazione dell’acqua, la modifica dell’articolo 150 del decreto legislativo 152/2006, nonché l’abrogazione dell’articolo 154 del medesimo per evitare che si speculi sull’acqua pubblica.

Nel testo Disposizioni per il governo della risorsa idrica e la gestione del servizio idrico integrato, presentato questa mattina dal democratico Pier Luigi Bersani, si legge che

Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal suolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa […] inalienabile del demanio.

Mangiare carne non fa male al pianeta, parola di un ex vegetariano

Chi l’ha detto che mangiare carne fa male al pianeta? Forse mangiarla tutti i giorni sì, ma un paio di volte a settimana fa bene sia al pianeta che alla salute. A spiegarlo sono una serie di scienziati, nutrizionisti e, ultimo solo in ordine di tempo, Simon Fairlie, uno che si definisce “più ecologista di un vegano”, e soprattutto ex vegetariano.

Ma come mai questa conversione? La spiegazione la dà alla rivista Time con un quadro che più chiaro non poteva essere:

Non ho toccato carne dai 18 ai 24 anni, poi ho cominciato ad allevare capre. Ma dei maschi non sapevo che farne: non producevano latte, non facevano figli. Così ho cominciato a mangiarli.

Da quel momento in poi Fairlie si è reso conto che siccome tutti i sistemi agricoli producono un surplus di biomassa, sarebbe stato meglio darlo a mangiare agli animali, in modo anche da far variare la dieta umana, piuttosto che lasciarlo a marcire.

Venti più lenti? Ricerca francese “accusa” gli alberi

Cambiamenti climatici, alberi e costruzione di nuovi edifici. Questi, secondo una recente ricerca dell’università di Versailles Saint Quentin, in Francia, i responsabili del rallentamento del vento registrato negli ultimi trent’anni.
Nello specifico, i ricercatori attribuiscono alla variazione delle correnti di alta quota, correlata ai mutamenti climatici, il 10-50% della diminuzione, all’aumento della vegetazione un 25-60% di responsabilità nel rallentare le correnti d’aria e ai nuovi palazzi edificati un contributo minore.

Poveri alberi, accusati di favoreggiamento della prostituzione (la notizia, diffusa dal WWF, fu poi smentita dalla Regione Abruzzo), ora di rallentare il vento e di mettere a rischio la produzione del comparto energetico dell’eolico!
I venti sarebbero, e il condizionale è d’obbligo, più lenti nell’emisfero Nord a causa degli alberi sempre più numerosi e fitti. E la deforestazione, il rischio idrogeologico? Sono dunque un lontano ricordo se gli alberi sarebbero diventati addirittura troppi, tanto da dar fastidio al vento? Come interpretare questa notizia?

Enea, oggi ripartono i reattori sperimentali

I reattori nucleari del Centro Ricerche Casaccia, il principale complesso di impianti e laboratori Enea (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’Energia e lo sviluppo economico sostenibile) in Italia, oggi sono stati riaccesi per festeggiare il 50^ anniversario della Casaccia.
Aperta nel 1960, la struttura Casaccia nei pressi di Roma, è da sempre il laboratorio di formazione dei tecnici italiani sull’energia nucleare e sui reattori e attualmente, a seguito delle normative varate in campo energetico e nucleare, l’Enea si pone come strumento di divulgazione scientifica e tecnica necessario nell’attuale situazione politica e ambientale, relativa al nucleare.

Per l’occasione sono stati riavviati, ufficialmente, i reattori nucleari Tapiro e Triga, ossia Taratura Pila Rapida a potenza 0 (Tapiro) e Training, Research, Isotopes, General Atomics-Reattore casaccia 1 T (Triga). I due reattori durante questi anni non sono stati tuttavia disattivati del tutto, ma sono stati impiegati per ricerche nel campo della medicina nucleare. Il loro utilizzo può spaziare dall’automobilistica, all’industria petrolifera, aerospaziale e persino nell’arte, per compiere analisi non distruttive dei pigmenti e dei materiali di fattura delle opere artistiche.

Dell eletto produttore IT più verde dell’anno

Newsweek ha scelto le aziende che negli Stati Uniti (ma si sa che hanno riflessi in tutto il mondo) nell’anno si sono concentrate maggiormente in investimenti ecologici, stilando così la classifica delle 100 aziende più verdi. Nel settore più delicato, quello dei produttori elettronici, il primo posto è stato assegnato a Dell, seguito da HP e IBM.

Secondo Newsweek, Dell ha guadagnato un punteggio perfetto al 100% in questo modo:

Dell ha ottenuto un punteggio elevato per le sue politiche ambientali forti, compreso il riciclaggio gratuito dei prodotti in tutto il mondo e un divieto di esportazione di rifiuti elettronici nei Paesi in via di sviluppo. Ma mentre le politiche sul benessere possono conquistare la fiducia dei potenziali clienti, offrire prodotti più efficienti aumenta le vendite. E Dell ha capito come fare entrambe le cose, con la progettazione di computer desktop e portatili che consumano il 25% in meno di energia rispetto ai sistemi di produzione del 2008. Questi sforzi fatti da Dell, insieme ad altri, hanno fatto risparmiare ai propri clienti più di 5 miliardi di dollari in costi energetici nel corso degli ultimi anni.