Il Trentino Alto Adige è la Regione più sostenibile d’Italia

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Che cosa significa Regione sostenibile? Questa parola sempre più usata ed abusata contiene in sè una serie di significati molto complessi. A tentare di porre una sorta di regola ci hanno provato i ricercatori dell’Università di Pisa, i quali hanno tentato di capire anche qual è la Regione italiana che possa fregiarsi, più di altre, di questo titolo.

Per sostenibile intendiamo la risposta a diversi aspetti tra cui quello ambientale in primis, il quale va dalla produzione d’energia pulita alla gestione dei rifiuti e del territorio; ma anche quello sociale, che riguarda l’integrazione degli stranieri e di tutta la popolazione dal punto di vista lavorativo; economico, cioè la ricchezza procapite; ed altri indicatori come i trasporti pubblici, la qualità dell’aria, i programmi per combattere i cambiamenti climatici e quant’altro. Sommando tutti questi aspetti, i ricercatori pisani hanno stabilito che la Regione italiana più sostenibile, nel complesso, è il Trentino Alto Adige.

La Prestigiacomo chiude l’accordo con 28 grandi aziende per inquinare di meno

stefania prestigiacomo sorridente

Dopo due anni di silenzio più o meno totale, la Ministra dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha deciso di darsi da fare, e prendere in mano una situazione che le stava definitivamente sfuggendo. Vedendo che in quasi tutti gli altri Paesi del mondo la politica, ed i vari suoi colleghi ministri, si stavano dando da fare per ridurre le emissioni e per raggiungere i vari obiettivi ambientali, ha tentato la via della politica, inutilmente.

I richiami al Governo non sono serviti a nulla. Si sa che Berlusconi e colleghi dall’orecchio dell’ambiente non ci sentono, e siccome sono impegnati in ben altre faccende, la Prestigiacomo si è finalmente decisa a cambiare tattica e ad impegnarsi in prima persona. Da qualche mese sta girando l’Italia per chiudere accordi con le varie imprese su una diminuzione delle emissioni. In pratica se la politica non ci dà una mano, facciamo da soli. E’ questo il pensiero che sta alla base dell’accordo. Un accordo che, al momento, ha già coinvolto 28 tra le più grandi aziende del Paese, e che ha ottenuto anche la “benedizione” del presidente della Confindustria, Emma Marcegaglia.

Angela Merkel si oppone a Usa e Cina e spinge verso un accordo sul clima

angela merkel

Sei giorni prima del 20° anniversario della caduta del muro di Berlino, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha sfidato i legislatori statunitensi per abbattere altri muri.

La generazione di oggi ha bisogno di dimostrare che è possibile affrontare le sfide del 21° secolo. In un certo senso, siamo in grado di abbattere i muri di oggi

ha detto. Questo significa, per la Merkel, avere “la libertà di creare sicurezza, benessere e giustizia. E ciò significa proteggere il nostro pianeta“. Il cancelliere tedesco, prima di affrontare una riunione congiunta del Congresso, ha sottolineato la necessità di un accordo sul riscaldamento globale, in controtendenza con quanto invece Obama e Hu Jintao hanno concordato durante il congresso dell’Apec.

E’ Newcastle la città più ecologica d’Inghilterra, un modello di “città verde”

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Avvolte dal fumo e dei cantieri navali, Newcastle una volta era un importante centro industriale. Ma la città è stata trasformata nella città più ecologica della Gran Bretagna negli ultimi anni, secondo una verifica della sostenibilità effettuata dal quotidiano The Guardian. Newcastle è stata un po’ una sorpresa, dato che ha superato le città che in genere vengono in mente quando i britannici pensano che una città sia “verde”, come Bristol e Brighton & Hove, le quali però si sono classificate seconda e terza, rispettivamente.

Ma forse gli inglesi non avrebbero dovuto essere poi così sorpresi. Newcastle si è rapidamente spostata in classifica negli anni scorsi: la città, situata nel nord dell’Inghilterra, è arrivata ottava nel 2007, e lo scorso anno è salita fino al quarto posto prima di saltare in cima nel 2009.

Le religioni concordano sulla svolta ambientalista e l’Islam dà il buon esempio

islam ecologico

La sede nel Regno Unito dell’Alleanza e la conservazione delle religioni (ARC), in collaborazione con le Nazioni Unite, ha recentemente ospitato 200 rappresentanti di nove grandi religioni del mondo che rappresentano circa 60 diverse organizzazioni religiose. Baha’i, buddisti, cristiani, indù, ebrei, musulmani, scintoisti, taoisti e sikh tutti riuniti a Londra, presso il Castello di Windsor con l’ordine del giorno “Uniti per l’ambiente”.

In un’epoca di crescente divario religioso, un po’ di tempo dedicato all’argomento ambiente è stato in grado di riunire gruppi di antica fede per discutere una soluzione moderna. E con l’Islam in primo piano, con i leader musulmani che hanno dimostrato la capacità di adattarsi e di rispondere alle nuove esigenze, contro ogni previsione.

I leader africani hanno deciso l’entità del rimborso da chiedere ai Paesi ricchi

meeting leader africani

I leader africani si sono accordati martedì scorso su quanto denaro chiederanno ai Paesi ricchi per compensare l’impatto dei cambiamenti climatici sul Continente, ma hanno mantenuto la cifra segreta in vista dei colloqui del prossimo mese di Copenaghen.

Il vertice delle Nazioni Unite in Danimarca cercherà di accordarsi sulle modalità per contrastare i cambiamenti climatici e di elaborare un accordo post-protocollo del trattato di Kyoto per ridurre le emissioni.

Abbiamo fissato un minimo oltre il quale non si andrà. Ma io non sono in grado di dirvi quello che il valore minimo sarà

ha affermato il Primo Ministro etiopico Meles Zenawi, che rappresenterà l’Africa ai colloqui.

Obama e Hu Jintao ci ripensano e trovano un piccolo accordo ecologico

obama e hu jintao

I presidenti Obama e Hu Jintao si sono già pentiti di quello che hanno fatto in questo fine settimana, quando hanno precipitato ogni speranza di un trattato vincolante per il mese prossimo in occasione del congresso di Copenaghen. Ieri, per fortuna, hanno cambiato rotta, ed hanno trovato un accordo su un nuovo partenariato tra i due Stati, i due maggiori inquinatori del pianeta, per condividere informazioni sulle tecnologie energetiche rinnovabili.

L’annuncio dice che gli Stati Uniti e la Cina si sono impegnati a lavorare insieme per la distribuzione di energie rinnovabili e di migliori pratiche in materia di ammodernamento della rete. Aggiornare la griglia nel 21° secolo è una priorità per aumentare l’efficienza energetica di entrambi i Paesi.

Documento finale dell’APEC: gli obiettivi di riduzione emissioni? “Molto discutibili”

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Con circa un mese dall’inizio dei negoziati internazionali sul clima di Copenaghen, i Paesi dell’Asia del Pacifico riuniti a Singapore riuniti in questo fine settimana si sono tirati indietro sul loro impegno a ridurre le emissioni del 50% entro il 2050. Nel documento finale dell’incontro si legge:

Noi crediamo che le emissioni globali raggiungeranno il picco nei prossimi anni, e possono essere notevolmente ridotte entro il 2050, riconoscendo che il picco sarà più lungo nelle economia in via di sviluppo.

La conferenza, conosciuta come l’Asia Pacific Economic Cooperation (o APEC), si è riunita per lavorare su questioni commerciali per cui la dichiarazione sul clima si presenta un po’ come una sorpresa. L’APEC comprende i due principali responsabili delle emissioni di gas ad effetto serra, la Cina e gli Stati Uniti, così tale arretramento è un brutto segno per i colloqui sul clima del prossimo mese.

Congresso di Copenaghen: Game Over, Obama e Hu Jintao decidono di non decidere

obama-hu jintao

Il congresso di Copenaghen rischia di diventare una creatura morta ancor prima di nascere. Un incontro che avrebbe dovuto far decidere ai politici di 192 Paesi di porre un freno alle emissioni e di invertire la tendenza del riscaldamento globale è stato definitivamente affossato questa notte a Singapore.

Nella città asiatica in questi giorni si sta tenendo un vertice Asia-Pacifico in cui si prendono importanti decisioni economiche, ma tra tutte queste se n’è presa una, proprio mentre l’Occidente dormiva, destinata a far discutere: mancano 22 giorni al vertice danese, troppo poco per decidere, dunque a Copenaghen non si deciderà nulla. A metterlo per iscritto sono stati i due veri manovratori del trattato, Barack Obama e Hu Jintao, i quali con un vero e proprio colpo di spugna hanno tagliato fuori l’Europa, che si stava impegnando a fondo per ridurre le emissioni, e hanno rimandato tutto a data da destinarsi.

Si è cominciato a sospettare qualcosa nella serata di ieri, quando il presidente danese Rasmussen, che dovrà presiedere l’incontro, è stato lettaralmente gettato giù dal letto ed è stato fatto partire col primo aereo per Singapore, convocato dalla coppia Obama-Jintao per discutere di cose importanti. Una volta arrivato, Rasmussen ha dovuto assistere ad una scena patetica, con i due capi di Stato che si stringevano la mano sorridenti e lui, a rappresentare l’Europa, ad ufficializzare la decisione che di fatto non toglie dal gioco soltanto due nazioni, ma affossa tutti gli sforzi mondiali.

10 punti da tenere a mente in vista di Copenaghen

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Con tutti i contrastanti e mutevoli impegni nazionali sul tavolo per il COP15, l’accordo che si spera di trovare a Copenaghen, è molto facile per chi non segue con attenzione questo evento perdere di vista ciò che deve realmente accadere. Per chi fosse interessato, il WWF ha proposto una rapida panoramica di 10 punti che vale la pena prendere in considerazione:

1. Il quadro è giuridicamente vincolante. Ognuno deve accettare di essere legalmente vincolato ad un trattato globale sul clima con una modifica del protocollo di Kyoto ed un nuovo protocollo di Copenaghen, che “assicuri la sopravvivenza di Paesi, culture ed ecosistemi” e aiuti a preparare il terreno per una futura economia con basse emissioni di carbonio.

2. Il picco delle emissioni di carbonio deve arrivare prima del 2017. Se siamo in grado di fare questo abbiamo una migliore possibilità di mantenere l’aumento della temperatura globale sotto i 2 °C, e di avere il tempo per prendere provvedimenti. Più avanti arriverà il picco, minori saranno le possibilità di salvezza.

L’ecologia secondo Berlusconi: centrali nucleari e termovalorizzatori

berlusconi ambiente

Recentemente il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è stato intervistato da Tessa Gelisio e Marco Gisotti nell’ambito della stesura del libro “Guida ai green jobs“, un manuale che serve a fare il punto della situazione in Italia sull’ecologia e sui lavori che in questo campo sono possibili. Visto il capitolo che riguarda Berlusconi, il punto della situazione più che verde è piuttosto nero.

Il punto centrale dell’intervista è basato sulla denigrazione dei principi ambientalistici, considerati dal Presidente del Consiglio “fondamentalisti” (manco fossero talebani), e anziché prendere in considerazione, come fanno in qualsiasi altra parte del mondo, le nuove tecnologie come quelle basate sull’eolico, solare, geotermico e quant’altro, Berlusconi lancia ancora una volta uno sguardo al passato, parlando ancora imperterrito di nucleare e termovalorizzatori.

Mettiamo subito in chiaro una cosa: i termovalorizzatori sono i vecchi bruciatori o inceneritori inquinanti. Gli hanno solo cambiato il nome. In linea di principio, un termovalorizzatore dovrebbe produrre energia elettrica dalla combustione dell’immondizia, come avviene in Germania. Il problema è che la tecnologia tedesca non esiste in Italia, e non possiamo di certo credere che un impianto che, per la sua costruzione, ha bisogno di diversi anni, possa essere tirato su e messo in funzione in pochi mesi come ha dichiarato il Premier in merito alla questione di Napoli.

Disastri ambientali: la politica italiana comincia a muoversi

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Dopo il disastro di Messina si era detto che bisognava prevedere tali catastrofi e bisognava quindi agire per evitarle. Poi è avvenuta la tragedia di Ischia, e si è ripetuto nuovamente lo stesso appello. Purtroppo gli italiani questo appello se lo sentono ripetere da decine di anni, senza che mai venga attuato. Forse però stavolta qualcosa cambierà.

Il Senatore Roberto Menia (Pdl), in qualità di sottosegretario all’Ambiente, ha proposto una serie di iniziative per mettere in pratica le belle promesse fatte dal Governo dopo i tanti disastri che ormai, con cadenza mensile, si stanno ripetendo nella nazione. Il primo passo sarà istituire un programma straordinario per evidenziare tutti i problemi del territorio. A lui si è unito anche il WWF con una sua triplice proposta.

Accordo sul clima, difficile trovarlo prima del 2010

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Un nuovo trattato internazionale per combattere il cambiamento climatico non sarà pronto quando i 40 leader del mondo si incontreranno il mese prossimo a Copenaghen, ma può essere finito l’anno prossimo. A spiegarlo è il più alto funzionario delle Nazioni Unite che si occupa di cambiamenti climatici.

Ciò di cui abbiamo bisogno dopo Copenaghen è un po’ di tempo. Non so quanto tempo a sua volta ci vorrà affinché il linguaggio operativo si traduca in un trattato, questo è ciò che i Governi dovranno decidere

ha spiegato Yvo de Boer, capo del Segretariato delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico. De Boer ha detto in una conferenza stampa che l’incontro di Copenaghen potrebbe ancora essere un “punto di svolta” nella lotta a livello mondiale per ridurre le emissioni che contribuiscono al riscaldamento globale, ma che i Governi devono prendere i loro “impegni precisi”. Ha aggiunto che non c’è tempo “per i rifiuti”. De Boer ha parlato al termine di una settimana di colloqui a livello tecnico a Barcellona con 4.000 delegati provenienti da 180 paesi.

G20: sul cambiamento climatico il piatto piange, tutte le soluzioni finanziarie rimandate a dicembre

g20 economia

Si è concluso ieri pomeriggio il G20 tra i vari ministri dell’economia dei Paesi più ricchi al mondo, senza grosse soluzioni. Bisogna premettere che la finalità dell’incontro era incentrata sulla crisi economica e sulle misure da prendere per uscire dalla recessione, ma tra tutti questi aspetti, doveva essere preso in considerazione anche quello del finanziamento per la lotta ai cambiamenti climatici.

Purtroppo, mentre su tutti gli altri aspetti i 20 ministri hanno dibattuto e si sono confrontati approfonditamente, l’aspetto ambientale è stato come al solito messo da parte, liquidato con un semplice “poi vediamo”. Nei pochi minuti dedicati alla problematica, i rappresentati delle grandi nazioni si sono detti tutti d’accordo sul fatto di discutere una serie di opzioni e di impegnarsi per un finanziamento di tali sforzi, anche in vista del meeting di Copenaghen del mese di dicembre, ma oltre questi buoni propositi non si è andato. La soluzione arriverà in Danimarca (si spera).