Legge di Wilson:”salvare l’ambiente per salvare l’uomo, non il contrario”

e. o. wilson

Cosa fare per salvare il mondo dalla distruzione? Secondo E. O. Wilson, docente dell’Università di Harvard e uno dei primi ambientalisti della storia, il primo ingrediente della ricetta della salvezza è proteggere la biodiversità. Intervistato dalla rivista New Scientist, l’autore dell’Enciclopedia della Vita, spiega la cosiddetta “legge di Wilson“.

Si dice che se si salva l’ambiente, si salva automaticamente l’uomo. Ma se si tenta solo di salvare l’uomo, si perderanno entrambi. Quando si parla di ecologia, i media e il pubblico pensano subito all’inquinamento o alla carenza di acqua dolce. Loro capiscono e vogliono fare qualcosa. Ma questo è il mondo fisico, quello dell’uomo; la preoccupazione per l’ambiente è stata lenta a decollare, ma ora che abbiamo fatto abbastanza progressi, dovremmo prevenire la distruzione di ecosistemi e specie.

La maggior parte degli americani ha solo la vaga nozione di cosa si parla, quando si tratta di cambiamento climatico. Eppure, quando si tratta di ambiente in pericolo, hanno subito paura di perdere qualcosa che a malapena capiscono.

Meno parole, più fatti: ecco le idee dei giovani sul futuro dell’ecologia

TUNZA-Youth-Conference

Alcuni mesi fa Gus Speth, capo uscente della Yale University School of Forestry sugli Studi Ambientali ed ex capo del UNDP, spiegò in molti modi che ci vuole un cambio generazionale per fare in modo davvero che la sostenibilità ambientale rientri nella società.

Ed ecco alcuni rappresentanti di questa nuova generazione riuniti per il Tunza Children & Youth Conference in Corea del Sud: 700 giovani da ogni nazione di quelle che fanno parte delle Nazioni Unite, nell’ambito della campagna sul clima denominata “Seal the Deal!” (chiudi l’accordo). Il messaggio al mondo della politica è stato chiaro: “Abbiamo bisogno ora di più azioni e meno parole” sui cambiamenti climatici e sulla sostenibilità:

E’ della nostra vita che stiamo parlando!

L’Earth Day diventa un film

Earth-Days-Robert-Stone

Tra case che sprecavano energia, auto inquinanti, industrie che ammorbavano l’aria e tantissime altre azioni umane tossiche, abbiamo visto la nascita del movimento ecologico circa 40 anni fa. Anche se molti conoscono la trama di base, il documentario di Robert Stone, Earth Days, esplora le radici della prima Giornata della Terra, segue la sua ascesa attraverso le conquiste legislative nel 1970, fino al crollo dell’amministrazione Reagan, con alcune interessanti sorprese.

Una serie di eco-dichiarazioni dei presidenti degli Stati Uniti stabilisce la cronologia di questo racconto, formato da interviste con i principali dati dai primi giorni, intervallati da filmati storici interessanti. Denis Hayes co-fondatore dell’Earth Day nel 1970, Dennis Meadows, autore dei limiti alla crescita, il biologo Paul Erlich e Stewart Brand, editore del Whole Earth Catalog, che descrive le foto della Terra prese dallo spazio spiegano la situazione com’era e com’è oggi. Mentre si osserva la risposta entusiasta di 20 milioni di americani nelle strade il 22 aprile 1970, Robert Stone spiega che è importante capire in che modo il movimento sia deragliato, al fine di evitare che le insidie tornino nuovamente. E’ questo lo spirito del nuovo film per il cinema Earth Days.

Gli psicologi ci salveranno dal riscaldamento globale

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Non sono convinto che la situazione sia così brutta come gli esperti dicono…E’ colpa di tutti gli altri…Anche se faccio qualcosa, non farà alcuna differenza.

Questo è solo un estratto del lungo elenco dei motivi per cui la gente non fa nulla per combattere il riscaldamento globale. Questo mese, l’American Psychological Association (APA) Task Force ha pubblicato un rapporto che evidenzia queste e altre barriere psicologiche, ma spiega anche il modo di convincere ad agire per il bene del nostro Pianeta.

Esistono infatti dei “trucchi” che possono essere introdotti dalle aziende o associazioni per favorire un comportamento eco-friendly. Lo psicologo Mark Van Vugt della Libera Università di Amsterdam, nei Paesi Bassi, descrive gli elementi della natura umana che ci spingono ad agire altruisticamente. Tra i diversi gruppi di persone che possono avere interessi e motivazioni ben distinti, alcuni messaggi cercano di modificarne i comportamenti, i quali però devono essere adattati agli interessi dei singoli gruppi.

Italia in ritardo con il protocollo di Kyoto? A pagare sono sempre i cittadini

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Italiani, preparatevi ad aprire ancor di più il portafoglio e a sborsare una quantità aggiuntiva e non ancora precisata di euro nelle bollette del prossimo anno. A stabilirlo è il Governo italiano, che per la solita immobilità verso le problematiche ambientali, ora sarà costretta a pagare l’acquisto di nuovi crediti di inquinamento, oppure in alternativa pagare una multa di 10 volte maggiore. E indovinate da dove prenderà questi soldi?

Ovviamente dalle tasche dei cittadini. Per farlo, non verrà introdotta una nuova tassa, la quale potrebbe affossare un Governo che ha già degli evidenti problemi, ma verranno aumentate le imposte sulle bollette elettriche. L’obiettivo è di incassare entro il prossimo anno 555 milioni di euro, che diventeranno 840 milioni entro il 2012. Questi soldi serviranno per acquistare i famosi “carbon credits“. Ma di cosa si tratta, e soprattutto come mai l’Italia si ritrova a pagare tutti questi soldi? La spiegazione dopo il salto.

Lavorare con le energie rinnovabili fa bene alla salute

installatori pannelli solari

L’espansione delle energie rinnovabili dovrebbe migliorare sensibilmente lo stato di salute degli attuali 700.000 lavoratori occupati nel settore energetico negli Stati Uniti. A stabilirlo è uno studio del Medical College of Wisconsin, a Milwaukee. La loro ricerca, pubblicata sul Journal of American Medical Association da Steven Sumner e Pietro Layde, ha esaminato i rischi per la salute dei lavoratori nelle industrie con fonti energetiche rinnovabili rispetto a quelle con combustibili fossili.

Il rischio di lesioni e la morte sul lavoro tra i lavoratori è un costo nascosto, noto come “esternalità“. Essa porta ad una serie di problemi dovuti a danni all’ambiente ed effetti negativi sulla salute umana causati da inquinamento, lesioni e morte tra i lavoratori nel settore energetico.

Il Dr. Sumner ha esaminato i rischi per la salute umana associati con i tradizionali combustibili fossili, quali carbone, petrolio e gas naturale, rispetto alle fonti di energia rinnovabili come l’energia eolica, solare e biomassa. L’energia eolica e solare sembrano offrire minor rischio di lesioni e di morte sul lavoro rispetto ai tradizionali combustibili fossili nella fase di estrazione dell’energia, dove per quanto riguarda il vento e il sole è minimizzato o eliminato. La biomassa, composto di biocarburanti, rifiuti organici, legno e combustibili derivati, che attualmente rappresenta più della metà del consumo di energia rinnovabile negli Stati Uniti, non sembra offrire un significativo vantaggio per la sicurezza dei lavoratori rispetto ai combustibili fossili.

Sbarcano in Italia le Transition Town. La prima a Monteveglio (Bo)

monteveglio

Tra i tanti movimenti ambientalisti esistenti al mondo ce n’è uno molto particolare, che non professa soltanto l’arte dell’ecologia, e non fa delle sporadiche azioni dimostrative, ma che vive secondo natura a 360 gradi. Il movimento è quello delle Transition Towns, e prevede che un’intera cittadina viva senza emettere nemmeno un grammo di CO2. La prima nata in Italia si trova a Monteveglio, in provincia di Bologna, ed è già diventata un mito.

I montevegliesi, che da oggi si dovranno chiamare transition townies, hanno detto no al petrolio, e l’energia di cui hanno bisogno se la procurano con le fonti rinnovabili, solare su tutte. Ma non solo. Per poter abbattere le emissioni, sono letteralmente bandite frutta e verdura provenienti da regioni lontane. Tutti i vegetali sono coltivati negli orti del paese o di quelli vicini. Ma non finisce qui.

La buona notizia: i provvedimenti sul clima in Europa funzionano

parlamento europeo

In Europa le emissioni sono in calo di 50-100 milioni di tonnellate l’anno, o in termini percentuali del 2,5-5% all’anno, mentre il mercato del carbonio ha ora un valore di oltre 56 miliardi di dollari. Si tratta di un grande risultato per l’Europa, ma che ha anche importanti conseguenze per il resto del mondo, soprattutto per gli Stati Uniti. L’accidentata strada del sistema di scambio di emissioni (ETS) è diventata efficace, proprio come vogliono fare i politici americani tramite il cap and trade.

Ma se il nostro Continente ha così tanti problemi (ad esempio l’Europa dell’Est continua ad inquinare senza limiti), cosa fa dell’Europa l’esempio da seguire per il resto del mondo? Uno degli aspetti potrebbe essere l’introduzione dello scambio di quote di emissione, ancora non attuato in tutti i Paesi, ma che secondo i primi dati sembra funzionare. Gli altri aspetti dopo il salto.

I 10 più grandi visionari dell’ecologia: ecco le loro teorie (seconda parte)

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Siamo giunti alla seconda e ultima parte dedicata ai grandi visionari dell’ecologia; quelle persone che ci permettono oggi di conoscere di più sul mondo ambientalista e sui problemi che attanagliano la Terra, perché li hanno segnalati per primi.

Riprendiamo la nostra lista quindi con David Suzuki, il primo a denunciare e combattere il fenomeno del cosiddetto “Greenwashing“. Si tratta di una pratica piuttosto comune soprattutto tra i politici, e cioè professarsi ecologisti o attuare pratiche con finalità (almeno apparenti) ambientaliste, per poi fare i propri interessi, magari a discapito proprio dell’ambiente. Suzuki, zoologo e biologo di fama mondiale, porta avanti la sua lotta dagli anni ’70 in oltre 40 nazioni attraverso i suoi 43 libri in cui si incoraggia la popolazione a vivere secondo natura, utilizzando le energie rinnovabili e cibandosi di alimenti provenienti da colture/caccia/pesca sostenibili. Oggi gestisce una radio a Vancouver da cui continua a professare il suo pensiero.

I 10 più grandi visionari dell’ecologia: ecco le loro teorie (prima parte)

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L’era di Woodstock, oltre a contribuire enormemente alla cultura musicale, ha fatto anche nascere il movimento ambientalista, facendolo diventare una vera e propria lotta-verde fino ai giorni nostri. In questo periodo sono nati (scientificamente parlando) dei visionari-verdi che con il loro ingegno già 40 anni fa avevano cominciato a mettere in guardia il mondo dal riscaldamento globale, dalla crescita della popolazione, sulle energie rinnovabili e sulla conservazione della natura. Il nostro intento di oggi è di far conoscere tali geni alle nuove generazioni e di capire le loro teorie spiegate in poche parole, e renderci conto di quanto vicini fossero andati alla problematica attuale, nonché le loro posizioni odierne. Lo faremo in due puntate. Oggi conosceremo i primi 5 “eroi”, domani altri 5.

1. James Lovelock: inventore della teoria su “Gaia”. La sua teoria che ha affascinato diverse generazioni è che esiste una “Gaia”, cioè un sistema più grande che comprende tutti i sistemi complessi della Terra, i quali interagiscono per creare le condizioni per la vita sul nostro pianeta. Lovelock ha lavorato sui clorofluorocarburi atmosferici ed è un sostenitore del nucleare. Oggi vive in Cornovaglia, Inghilterra, in un fienile trasformato in laboratorio, fa esperimenti sull’energia nucleare perché crede che sia il solo modo per fermare il riscaldamento globale. Egli ritiene che la situazione è disperata, e che il 90% della popolazione umana sarà uccisa entro il 2100 dall’effetto serra.

La Francia inaugura la tassa sull’inquinamento

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La lotta all’inquinamento si combatte anche con ciò che sta più caro ai cittadini, e cioè il denaro. Il principio della nuova tassa sull’inquinamento è stata ispirata dal giornalista e ambientalista francese Nicolas Hulot. Soprannominata carbon tax, come quella che anche Obama vuole introdurre in America, essa dovrebbe rendere più costoso il consumo di energia inquinante in Francia, per favorire le famiglie e le imprese che cambiano le loro abitudini. Essa impone un costo aggiuntivo per ogni tonnellata di CO2 emessa.

Inoltre, per quanto riguarda le imprese, più l’industria inquina, più il prezzo sarà alto. Gli ideatori del sistema stimano che nel 2010, nel migliore dei casi, i francesi cercheranno di risparmiare riducendo i viaggi in auto, migliorando l’isolamento delle loro case o abbassando il termostato per il riscaldamento. Ma andiamo a capire come funziona la legge e se è effettivamente conveniente.

Perché il comportamento comune non è ecologico? Ecco i motivi degli psicologi

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Alcuni studi effettuati negli Stati Uniti hanno rivelato il perché è così difficile per il cervello umano comportarsi adeguatamente per migliorare il pianeta. La domanda che si pongono in molti è: se tutti conoscono le buone norme per mantenere pulito il mondo, perché sono in pochi ad adottarle? A risponderci ci ha pensato l’American Psychological Association (APA) che ha appena completato uno studio sul perché le persone sono così lente quando si tratta di lotta al cambiamento climatico. La loro conclusione? Semplice. E’ psicologica.

La relazione afferma che vi sono una serie di barriere mentali che impediscono alle persone di agire, anche se sono convinte che il cambiamento climatico sia una grave minaccia. Ma risalendo nell’elenco delle priorità personali, nella maggior parte dei casi il cambiamento climatico non è considerato un pericolo immediato e, quindi, la necessità di agire è meno urgente.

Eco-festival: la musica inaugura il filone ecologico

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Dopo il cinema, anche la musica vuol dare la sua mano all’ambiente, e lo fa con il suo mezzo migliore l’aggregazione tramite concerti. Da oggi fino al 21 agosto in Salento, e dal 2 al 5 settembre all’Idroscalo di Milano ci saranno una serie di eventi che inaugureranno la nuova stagione degli eco-entertainment, cioè degli spettacoli ecologici.

In attesa che anche i grandi cantanti aderiscano all’iniziativa (nell’ultimo tour Ligabue ci ha provato, alimentando parte del suo palco con delle turbine eoliche), alcuni cantanti di un certo livello si esibiranno su palchi di mezza Puglia in un contesto tutto ecologico. Non poteva di certo mancare l’approvigionamento dell’energia elettrica tramite pannelli fotovoltaici. Il sistema di audio e video sarà a basso consumo, probabilmente con luci LED o comunque lampadine a basso consumo, in maniera tale che la sola energia solare accumulata potrà essere sufficiente per dare luce all’evento.

310 mila euro di multa: la Red Bull non ha più le ali quando si tratta di ambiente

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L’Agenzia per l’ambiente del Regno Unito ha appena condannato la Red Bull a pagare una multa record all’inizio di questa settimana. La società è stata accusato di aver un po’ “scordato” (per un periodo di circa 8 anni) alcune norme ambientali, che la costringeranno ora al pagamento di tasca propria per le correzioni da apportare.

La società, con sede a Londra, avrebbe dovuto riferire all’Agenzia ambientale una relazione sugli imballaggi utilizzati per i propri prodotti, e sui rifiuti connessi, compreso un sistema adottato per riciclarli. Questa è parte di un regolamento più ampio che obbliga le grandi imprese che producono grandi quantità di confezioni a sottoscrivere alcuni piani di riciclaggio, tra cui l’assistenza al recupero e al riciclaggio dei rifiuti da imballaggio. Tuttavia, dal 1999 al 2006, la Red Bull non lo ha fatto.