Emissioni aerei, l’India invita a boicottare l’UE

di Marco Mancini Commenta

 Come abbiamo dimostrato più volte anche su queste pagine, la nuova tassa introdotta dall’Unione Europea che costringe le compagnie aeree a pagare in base alle emissioni prodotte non piace alle compagnie extraeuropee. Mentre ogni Paese ha deciso per sé se aderire o meno all’iniziativa (al costo di pagare multe salate o essere persino esclusi dal traffico europeo), oggi l’India fa di più e per bocca del Ministro dell’Ambiente, Jayanthi Natarajan, ha chiesto chiaramente a tutte le compagnie di “boicottare” questa legge.

La decisione arriva inaspettatamente dopo che, in seguito ad un tira e molla durato mesi, gli Stati Uniti avevano deciso di adeguarsi e proprio l’India sembrava avere accettato. Ma evidentemente le pressioni fatte dalla Cina che proprio non ne vuole sapere di far pagare di più i suoi biglietti, hanno convinto l’India a fare un passo indietro. Secondo Natarajan si tratta di pratiche commerciali scorrette per fare avere un vantaggio alle compagnie europee, mascherato da pratica ambientale.

Credo fermamente che per quanto riguarda le discussioni sul cambiamento climatico ci interessino, questo è inaccettabile

ha dichiarato il Ministro. Questa pratica inoltre rientrerebbe in un disegno europeo più ampio che mira a ridurre le emissioni più in fretta rispetto alla Cina o proprio all’India, e per questo il Ministro indiano non ha intenzione di aiutarlo. Secondo il suo modo di pensare, è una cosa positiva che l’UE voglia essere la prima a raggiungere gli obiettivi climatici, ma per quanto possa essere d’accordo con quest’impegno, per dirla in parole povere, non vede perché i Paesi extraeuropei debbano aiutarla in questo intento.

La presa di posizione è comunque evidentemente pretestuosa perché attualmente il costo è di appena 2 euro a passeggero in più da pagare, mentre le multe possono essere anche cinquanta volte tanto. Per evitare tutto questo India, Russia e Cina si vedranno in Arabia Saudita per decidere una politica comune e per unirsi contro la “dittatura” europea e per fare “muro” contro le richieste avanzate. E perché no, far scattare una vera e propria guerra commerciale.

[Fonte: The Guardian]

Photo Credits | Thinkstock

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