Impronta idrica degli alimenti, lo studio tutto italiano del gruppo WaterInFood

di Matteo Carriero 1

Dell’importanza delle scelte alimentari nell’ambito della discussione ecologica si parla sempre più spesso, ma data la grandissima importanza che queste possano avere nella lotta all’inquinamento, al riscaldamento globale, allo spreco delle risorse idriche, la disinformazione a riguardo rappresenta ancora un grave peso per la maggior parte delle nazioni. Uno studio sull’impronta idrica degli alimenti tutto italiano è stato elaborato di recente dal gruppo WaterInFood del Politecnico di Torino. Ecco i dati più rilevanti emersi dalla ricerca.

Quanta acqua costa al pianeta un chilo di carne di manzo? Ben 15.400 litri. Per produrre un singolo chilo di carne di manzo sono necessari, oggi, circa 6,5 kg di granaglie nonché 36 kg di paglie e 155 litri d’acqua. Calcolando tutta l’acqua utilizzata nell’intero processo si arriva a un’impronta idrica di 15 mila e 400 litri. Queste enormi cifre non stupiranno forse animalisti ed ecologisti attenti all’incisività delle scelte alimentari sull’ambiente, colpendo maggiormente chi non è ancora a conoscenza delle possibilità ecologiche collegate a scelte alimentari ecosostenibili da parte della popolazione. I ricercatori del gruppo WaterInFood del Politecnico di Torino, primo a impegnarsi nello studio dell’impronta idrica degli alimenti nel nostro paese, presentano nuovi dati sulla quantità d’acqua virtuale contenuta in una gran varietà di alimenti. Dati a maggior ragione interessanti in quanto, non solo recentissimi, ma sempre basati su campioni alimentari del nostro paese.

Quanti litri d’acqua virtuale contiene una semplice tazzina di caffè? 140. Un singolo gianduiotto ne contiene invece 130. Bisogna tener conto che l’80% del consumo idrico a livello globale è indirizzato alla produzione di alimenti. Basterebbe questo dato a far comprendere come, nella lotta per la salvaguardia dell’acqua, occorre obbligatoriamente sensibilizzare la popolazione verso scelte alimentari più sostenibili. I professori Luca Ridolfi e Francesco Laio, parlando del parametro dell'”acqua virtuale”, hanno spiegato:

Il nome non deve trarre in inganno. In questo campo nulla è più reale del virtuale: l’acqua di cui parliamo non è presente nell’alimento, ma è stata consumata per produrlo e incide in modo concreto sull’ambiente.

Un nuovo studio, questo dei ricercatori torinesi, per cercare di mantenere sotto i riflettori l’importanza di condurre una vita ecosostenibile anche dal punto di vista dell’alimentazione. Maggiori dati e informazioni sul gruppo di ricerca e i suoi lavori possono essere reperiti sul sito di WaterInFood.

Photo Credits | julija su Flickr

Commenti (1)

  1. Sono impressionato dalla qualità delle informazioni su questo sito. Ci sono un sacco di buone risorse qui. Sono sicuro che visiterò di nuovo il vostro blog molto presto.

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