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Altro incidente nucleare, stavolta in Gran Bretagna

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Gli incidenti nucleari, nonostante i tanti proclami di sicurezza fatti dai Governi di tutto il mondo, continuano a susseguirsi nel silenzio più assoluto. Solo oggi, a distanza di due anni, si viene a sapere che nel 2007 si è sventato per miracolo un disastro nucleare non un lontano Paese ex sovietico, ma nella vicinissima Gran Bretagna, a Suffolk, vicino Ipswich.

A raccontarlo è John Large, ex dipendente della centrale, il quale un giorno aveva deciso di fare il bucato durante il turno di lavoro (era a disposizione dei dipendenti una lavanderia automatica), e scendendo nella stanza adibita a questo servizio, ha notato che qualcosa non andava: c’era una perdita di materiale radioattivo.

I sensori di sicurezza rilevavano che tutto era normale e non c’erano problemi, ma l’occhio umano si è rivelato molto più affidabile dei sofisticati mezzi tecnologici della centrale. L’allarme è stato dato in tempo per evitare il disastro, ma nel frattempo migliaia di litri di liquido radioattivo erano fuoriusciti dall’impianto, finendo per inquinare le acque del Mare del Nord. Se quel dipendente non fosse andato a fare il bucato, oppure se non si fosse accorto ad occhio nudo di quello che stava accadendo, la centrale sarebbe potuta esplodere.

Era previsto infatti un controllo di sicurezza manuale, ma l’addetto a questo compito non sarebbe passato di lì per le successive 10 ore. Secondo gli esperti, in questo lasso di tempo l’impianto avrebbe potuto surriscaldarsi, e probabilmente prendere fuoco. Le conseguenze le lasciamo alla vostra immaginazione.

Dopo aver salvato chissà quante vite, Large si è dimesso, ed oggi si batte per la chiusura di tutte le centrali nucleari dell’area. E pare che stia riuscendo nel suo intento. L’impianto in cui si è verificato l’incidente, quello di Sizewell A, oggi è chiuso, e c’è un piano di chiusura di tutti gli altri impianti del Suffolk, meno uno, entro il 2023. Nonostante all’epoca si sia tentato di insabbiare tutto, i documenti sono stati messi a disposizione del pubblico per la libertà d’informazione. Una cosa che in Italia, in cui questo genere di problematiche (ed anche quelle meno gravi) vengono secretate, non se ne sarebbe mai saputo nulla.

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