Riscaldamento globale, NASA riconsidera il ruolo delle piante nel raffreddamento

di Paola P. 1

Mentre a Cancun la conferenza ONU è ormai agli sgoccioli e si attendono risultati, se non perfetti, almeno incoraggianti per quanto riguarda la riduzione delle emissioni globali e gli altri temi in gioco, la NASA spiega che, in un mondo con livelli atmosferici di CO2 raddoppiati, si potrebbe ottenere un effetto di raffreddamento incrementando considerevolmente il numero di piante ed alberi. Una misura concreta per porre un freno e limitare i danni del riscaldamento globale.

Secondo il modello climatico elaborato dall’Agenzia spaziale USA l‘effetto di raffreddamento sarebbe pari a -0,3 gradi centigradi (C) (-0,5 Fahrenheit (F) a livello globale e -0,6° C (-1,1 F) nelle aree interessate dall’incremento di vegetazione.
Lahouari Bounoua, del Goddard Space Flight Center di Greenbelt, è l’autore principale dello studio pubblicato il 7 dicembre scorso sulla rivista di divulgazione scientifica Geophysical Research Letters.

Senza l’incremento della vegetazione, il modello ha evidenziato un riscaldamento di 1,94° C a livello mondiale, nel caso in cui i livelli di CO2 raddoppiassero. Tuttavia, non è così semplice come potrebbe sembrare, altrimenti sarebbe sufficiente piantare alberi e continuare ad inquinare senza problemi. C’è da sottolineare, spiega Bounoua, un altro fattore di fondamentale importanza, ovvero l’adattamento delle piante a livelli cosi altì di CO2 nell’atmosfera, all’incremento delle temperature ed all’aumento delle precipitazioni.

Una variabile alla quale spesso non viene dato rilievo nei modelli di previsione della mitigazione del riscaldamento globale attraverso l‘incremento della vegetazione, e alla quale è invece stata data molta importanza in questo modello NASA. Quando c’è più anidride carbonica disponibile, le piante sono in grado di utilizzare meno acqua pur mantenendo i precedenti livelli di fotosintesi. Il processo è chiamato down-regulation. Questo uso più efficiente dell’acqua e delle sostanze nutritive è stato già osservato in studi sperimentali e in ultima analisi può portare ad un aumento della crescita delle foglie. Pertanto, anche la capacità di aumentare la crescita delle foglie a causa dei cambiamenti nell’attività fotosintetica causata da alti livelli di CO2 è stata inserita come variabile nel modello. Gli autori ipotizzano che la crescita maggiore delle foglie aumenterebbe l’evapotraspirazione su scala globale e creerebbe un ulteriore effetto di raffreddamento.

Gli scienziati sottolineano come molti dei modelli di previsione climatici esistenti si limitino a considerare l’aumento delle temperature correlato all’incremento di CO2, senza valutare come tutte le componenti del sistema Terra, incluse le piante, reagiranno ai cambiamenti climatici e ne modificheranno l’impatto e gli esiti più o meno catasfrofici. Per ottenere previsioni che si avvicino maggiormente a quanto accadrà in futuro non si può tralasciare un elemento così cruciale come lo è la relazione tra il processo di fotosintesi della vegetazione ed il bilancio energetico della Terra.

[Fonti: Greener climate prediction shows plants slow warming. ScienceDaily; L. Bounoua, F. G. Hall, P. J. Sellers, A. Kumar, G. J. Collatz, C. J. Tucker, and M. L. Imhoff. Quantifying the negative feedback of vegetation to greenhouse warming: A modeling approach. Geophysical Research Letters]

Commenti (1)

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