Tutti in sella: ripartono gli ecoincentivi per biciclette e moto ibride

anziani in bicicletta

Il Ministero dell’Ambiente, che da quando si è insediato è stato in silenzio per quasi tutto il mandato, ha fatto sentire la sua voce per la prima volta nell’aprile scorso, con gli ecoincentivi per acquistare biciclette e altri mezzi ecologici. Visto il grande successo (dopo 10 giorni il server del Ministero è andato in tilt per le troppe richieste), la Prestigiacomo ci riprova, e stanzia altri 14 milioni di euro per “ripulire” le strade.

Più della metà di questo incentivo sarà destinato all’acquisto delle biciclette (7,7 milioni per quelle nuove e 1,7 per sanare quelle acquistate ad aprile che avevano diritto all’incentivo ma che, per problemi logistici, non hanno ottenuto i fondi). I restanti milioni andranno a finanziare gli acquisti per ciclomotori 50cc ibridi o elettrici. Ecco come fare per ottenere il finanziamento.

La devastazione delle zone umide farà sparire molte città nell’arco di tre secoli

new-orleans-zone umide

Nel corso degli ultimi quattro anni, 340 miglia quadrate (pari a 547 km quadrati) di zone umide nei dintorni di New Orleans sono scomparsi, causando quello che i biologi affermano sia la più veloce perdita di terra intorno alle città della storia. 350 di questi chilometri quadrati sono stati persi a causa degli uragani Rita e Katrina. Il resto è stato a causa dell’erosione causata dall’uomo.

Ora si è finalmente realizzato che, se le zone umide fossero state protette meglio prima di Katrina, il danno non sarebbe stato altrettanto grave, e che tali zone umide potrebbero impedire la scomparsa definitiva della città di New Orleans. Ecco perché.

Presentato in Kenya il primo cellulare solare africano

cellulare solare

Delle volte vien da chiedersi se effettivamente è l’Occidente ad essere più avanti rispetto ai Paesi del Terzo Mondo o il contrario. No perché se così fosse, non si spiega come mai nei Paesi in cui la tecnologia va avanti di giorno in giorno, i cellulari vengono ricaricati tramite presa elettrica, collegata ad una centrale che nella maggior parte dei casi è inquinante, mentre in Africa i cellulari si ricaricano con la luce solare.

La più grande società di telefonia mobile del Kenya, la Safaricom Ltd., ha appena lanciato il primo telefono ad energia solare del Paese. Il cellulare è dotato di un regolare caricatore e di un pannello solare che ricarica il telefono usando i raggi del sole. La vendita al dettaglio ha un prezzo di circa 35 dollari (circa 24 euro), e la produzione la si deve all’azienda cinese ZTE Corp. Safaricom prevede di effettuare una vendita iniziale di 100.000 telefoni.

Tre studenti risalgono l’Hudson a bordo di una nave ad idrogeno, un futuro senza inquinamento è possibile anche nel trasporto marino

nave ad idrogeno

Un gruppo di studenti ambiziosi del Rensselaer presto risalirà il fiume Hudson, con un motore non inquinante con celle a combustibile a idrogeno. Sicuramente la più chiara visione per un mondo più pulito. La loro barca, la 6 metri New Clermont, è in grado con un paio di celle di carburante da 2,2 kilowatt di trasportare l’equipaggio di tre persone, risalendo l’intero fiume Hudson, il fiume più famoso di New York, in 4 giorni.

Il gruppo sta progettando di fare più fermate lungo il percorso, in modo da mettere in mostra la loro nave, parlare con la gente interessata, ed illustrare i molti potenziali benefici ambientali ed economici della costruzione di un’economia basata sull’idrogeno.

E-bike: la bicicletta richiudibile che si carica sull’autobus

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Un nuovo progetto si inserisce nell’ambito del tanto vituperato trasporto urbano, in particolare tra l’utilizzo del bike-sharing e quello dei mezzi pubblici. Sembra una di quelle idee che, a vederla applicata vien da dire “come mai nessuno ci aveva mai pensato?”

Si tratta di un progetto che riguarda un hub per il noleggio di biciclette pieghevoli combinato direttamente con le fermate del trasporto pubblico. Il sistema dovrebbe consentire agli utenti di noleggiare le biciclette pieghevoli, o caricare le bici private, come accade oggi nelle varie stazioni del bike-sharing, utilizzarle in città e ripiegarle quando si entra in autobus.

Ecco come organizzare un eco-matrimonio gratis

eco-matrimonio

L’ecologico ormai va di moda in tutti i campi. E perché allora non esportarlo anche in quello dei matrimoni? Se volete un matrimonio eco-friendly, ma non sapete proprio da dove cominciare (siamo sicuri che nessuna nonna conosce una tradizione in questo senso), non c’è nessun problema. Basta infatti dare un’occhiata ai Green Wedding Planner, oppure essere uno dei 20 fortunati vincitori del Sun Crystals Sweet & Solar Wedding. Si tratta di un gioco internazionale, i cui vincitori hanno diritto ad un matrimonio ecologico organizzato nei minimi dettagli.

Ecco come giocare: le coppie possono registrarsi da ora fino al 16 ottobre 2009. 20 coppie saranno scelte in corso durante la registrazione e, una volta estratte, la registrazione si chiude. In circa 50 parole si deve spiegare perché si desidera un matrimonio ecologico e quanto la propria coppia è “super-naturale”, nel senso di spiegare quanto è vicino alla natura il vostro stile di vita.

E-waste: quando il riciclo vuol dire salvare il mondo

bambina tra rifiuti elettronici

Nel solo anno 2006 sono stati venduti 230 milioni di computer, un miliardo di telefoni cellulari, 45,5 milioni di televisori. Molti di questi prodotti sono oggi destinati allo smaltimento incontrollato, senza cambiamenti nelle politiche e nelle pratiche di consumo. I processi e le politiche che disciplinano il riutilizzo e il riciclaggio dei prodotti elettronici devono essere standardizzati in tutto il mondo per fermare e invertire il crescente problema dei rifiuti illegali e nocivi e le pratiche di trattamento degli stessi nei Paesi in via di sviluppo.

Rendendo le tecnologie di riciclaggio disponibili a livello mondiale, affiancate da una politica standard sugli approcci per il reimpiego ed il riciclaggio, potremmo estendere la vita di molti computer, telefoni cellulari, televisori e prodotti simili e consentire una più completa raccolta, a fine vita, dei metalli altamente preziosi (ed inquinanti) e gli altri componenti che essi contengono.

Le innovazioni di prodotto e la rapida sostituzione, come il passaggio dall’analogico alle nuove tecnologie digitali, stanno spingendo tutti i Paesi a trovare modi più efficaci per far fronte al loro “e-waste”

spiega Ruediger Kuehr dell’Università delle Nazioni Unite e segretario esecutivo dell’iniziativa privata denominata Risolvere il Problema dell’E-Waste (STEP). Con sede a Bonn, in Germania, lo STEP lavora con i responsabili politici, l’industria, le università e le altre parti interessate.

Scoperto rarissimo corallo nero a rischio estinzione nello Stretto di Messina

scilla

Un’importantissima scoperta è stata effettuata al largo delle coste italiane. Peccato però che per venirlo a sapere bisogna consultare una fonte internazionale, visto che stranamente dalle nostre parti non se ne sente minimamente parlare.

Alcuni ricercatori hanno reso noto ieri di aver trovato una delle più grandi foreste di raro corallo nero nelle acque dell’Italia meridionale, nonché una specie di corallo mai studiata prima nel suo habitat naturale. Gli scienziati hanno detto di utilizzare un sommergibile telecomandato per filmare la foresta di coralli il cui nome scientifico è Antipathes subpinnata, in un’area delle dimensioni di due campi da calcio, sommersi a una profondità di 50-100 metri tra la Calabria e la Sicilia.

I funzionari del Ministero dell’Ambiente hanno dichiarato di non voler rivelare il luogo esatto della scoperta, per paura che cacciatori di tesori potessero saccheggiare il raro corallo, utilizzato per fare gioielli. Spiega Silvestro Greco, capo dell’Agenzia per l’ambiente in Calabria:

Il corallo che abbiamo trovato ha un grande valore, soprattutto a causa della sua rarità. Se qualcuno senza scrupoli venisse a sapere esattamente dove si trova, credo che ci sarebbero dei rischi. Ecco perché non abbiamo rivelato dove sono.

I Duran Duran e altre 55 star presentano la nuova canzone anti-riscaldamento globale

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Una delle rock band più famose al mondo, quella britannica dei Duran Duran, è tornata. In collaborazione con gli Scorpions, una band heavy metal, sono tra le 55 celebrità di tutto il mondo che hanno aderito all’iniziativa per la registrazione di una canzone per richiamare l’attenzione sul problema del riscaldamento globale. L’iniziativa, che ricorda vagamente quella di We Are The World degli anni ’80, o delle canzoni con temi sociali degli U2, è stata annunciata direttamente dagli organizzatori lunedì scorso.

La canzone fa parte di una campagna mediatica di massa sulle minacce del cambiamento climatico organizzato dalla sede di Ginevra del Global Humanitarian Forum, guidato dal segretario delle Nazioni Unite l’ex generale Kofi Annan. La canzone, intitolata “Beds’r Burning” (I letti stanno bruciando) non è del tutto nuova. La priva versione fu originariamente registrata dal gruppo australiano Midnight Oil nel 1980, i quali forse sono stati i primi cantanti a denunciare il problema del riscaldamento globale. La versione moderna però avrà sicuramente molto più successo, non ci sono dubbi.

Greenpeace: 8 milioni di posti di lavoro grazie alle energie rinnovabili

installatore pannelli solari

450 mila sono gli attuali impiegati nel settore delle rinnovabili in tutta Europa. 8 milioni potrebbero esserlo tra 20 anni. E’ questa l’estrema sintesi del nuovo rapporto sullo stato delle rinnovabili stilato da Greenpeace, il quale dimostra come sia possibile sfruttare questo campo in continua espansione e soprattutto sempre più redditizio.

Infatti, nonostante nel Vecchio Continente siamo solo all’inizio nell’applicazione delle energie rinnovabili, il fatturato complessivo è già di 40 miliardi di euro. Immaginate quanto potrà essere nel momento in cui l’energia pulita diventerà la più usata. Uno degli aspetti principali dell’idea di Greenpeace è che tale risultato, insieme a quello del taglio netto delle emissioni di CO2, potrà essere raggiunto anche senza ricorrere al nucleare.

California: un terzo dell’energia totale proverrà da fonti rinnovabili entro il 2030

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Circa una settimana fa, il Senato della California ha approvato un ambizioso progetto di legge sull’energia, tra i più ambiziosi al mondo: ottenere il 33% della sua energia elettrica da fonti rinnovabili entro il 2020. Peccato che il governatore Schwarzenegger ha dichiarato che avrebbe posto il veto. Ora, il governatore ha firmato un mandato esecutivo che ancora una volta, impegna la California a raggiungere un livello di energia rinnovabile di un terzo da fonti rinnovabili entro il 2030. E speriamo che questa volta l’obiettivo sia stabilito una volta per tutte.

Il Governatore non ha mai avuto problemi con un tale ambizioso obiettivo di energia rinnovabile. Un disegno di legge che, insieme con un certo numero di piccole imprese energetiche pulite, ha ritenuto che avrebbe minacciato i progetti più piccoli, e che le regole complesse potessero ostacolare la loro crescita. Egli ha inoltre ritenuto che una clausola che limita la quantità di energia rinnovabile che potrebbe essere acquistata fuori dello Stato è una norma protezionistica. Così, ha aggirato il problema con la firma di un ordine altrettanto ambizioso.

Il riscaldamento globale potrebbe costare 2-3 volte in più del previsto

riscaldamento globale

Scienziati britannici hanno avvertito le Nazioni Unite a non sottovalutare i possibili impatti climatici del riscaldamento globale futuro. I costi reali dell’adattamento ai cambiamenti possono essere di due o tre volte superiori alle stime effettuate dalla Convenzione quadro dell’ONU sui mutamenti climatici (UNFCCC).

In uno studio pubblicato dall’Istituto internazionale per l’ambiente e lo sviluppo e l’Istituto Grantham per i cambiamenti climatici, si aggiunge che i costi saranno ancora maggiori quando l’intera gamma di impatti climatici sulle attività umane sarà considerata. La UNFCCC annualmente stima i costi globali di adattamento ai cambiamenti climatici, che quest’anno si prevedono da 40 a 170 miliardi di dollari, come il costo di circa tre Olimpiadi all’anno.

Ma gli autori del rapporto, tra cui il dottor Pam Berry dalla Environmental Change Institute della Oxford University, dicono che queste stime sono state prodotte troppo velocemente e non comprendono settori chiave come l’energia, la fabbricazione, il commercio al dettaglio, il settore minerario, del turismo e degli ecosistemi.

Il salone dell’auto di Francoforte si tinge di verde

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Il salone dell’auto di Francoforte, uno degli eventi principali per gli amanti dei motori, sta per aprirsi, ma già molte novità si conoscono. La mostra comincerà domani, giovedì 17 settembre, ma dalle prime informazioni si sa che sarà una passerella ecologica.

Se nelle passate edizioni, tra auto nuove e superlusso facevano timidamente capolino le prime auto ibride, quest’anno queste, insieme a quelle elettriche, potrebbero essere la maggior parte delle vetture in esposizione. Mentre le stelle del cinema e non solo si fanno fotografare in sella alle loro Prius e altri modelli ecologici, farebbero bene a fare un salto in Germania per capire chi vincerà la sfida dell’auto più pulita del 2009. La maggior parte della sfida sarà tra le auto tedesche e le giapponesi, che sono peraltro le più avanti con la ricerca, avendo cominciato prima di tutti a costruire auto ibride.

Compostaggio e biodegradabile, quando le parole ci fanno sentire un falso senso della responsabilità

compostaggio

Stanno diventando sempre più diffuse, e se passate da un ristorante all’altro ve ne accorgereste. Si tratta dei contenitori con la scritta “biodegradabile”, bicchieri di plastica e di cibo usa e getta. Ma quanto c’è di veramente ecologico in loro? Perché dovremmo essere contro lo spreco di plastica usa e getta un po’ più verde? Perché se queste materie plastiche biodegradabili non sono accompagnate dalla possibilità di recuperarle, stiamo rafforzando un falso senso di responsabilità, facendoci credere che stiamo facendo del bene all’ambiente mentre in realtà non è così.

Se l’infrastruttura di compostaggio non è nel posto dove si recuperano i bio-materiali, in pratica non si ha alcuna differenza con la plastica classica onnipresente e non biodegradabile. Ad esempio, la maggior parte dei bicchieri biodegradabili sono fatti di PLA (acido polilattico) in plastica. PLA è un polimero a base di alti livelli di molecole di acido polilattico. Per decomporsi, è necessario spezzare il polimero con l’aggiunta di acqua (un processo noto come idrolizzazione). Il calore e l’umidità sono necessari perché l’idrolizzazione si verifichi. Quindi, se si butta un bicchiere PLA o una forchetta nella spazzatura, dove non sarà esposto al calore e all’umidità necessaria per la biodegradazione, esso potrebbe rimanere lì per decenni o secoli, proprio come una normale tazza di plastica o una forchetta.