Risparmio idrico: recuperare l’acqua dalla nebbia

rete per cattura nebbia

Nei tentacolari insediamenti di Bellavista del Paraiso, una manciata di strade polverose sul lato sud di Lima (Perù), non c’è acqua corrente, nè un pozzo. L’acquisto dell’acqua, per il trasporto, costa nove volte rispetto alle più ricche aree urbane, proprio nei luoghi in cui nessuno può permettersela.

Bellavista ha più di 200 residenti i quali, stanchi di dover fare a meno dell’acqua, hanno avuto un’idea geniale:

Davvero, mi sembrava impossibile catturare la nebbia con rete di plastica, per trasformarla in gocce d’acqua

ha detto Noe Neira Tocto, il sindaco della baraccopoli, mostrando con orgoglio un sistema che funziona con una rete che assomiglia molto ad una da pallavolo, in grado di recuperare l’acqua in questo modo.

Abbiamo cinque pannelli di otto metri per quattro appollaiati sulla cima della montagna. Con loro siamo in grado di raccogliere fino a 60 litri per notte in inverno.

Pronti? Arriva la settimana del riciclo

settimana ricicloUn’iniziativa dalla parte dell’ambiente e della cultura sostenibile. Anche in Italia, così dura a cambiare. E’ stata presentata oggi l’iniziativa “Da cosa rinasce cosa”, la prima settimana dedicata al riciclo che si svolgerà dal 13 al 18 novembre nelle piazze di Milano, Torino, Roma e Napoli. L’evento è organizzato da Conai, Consorzio Nazionale per il recupero e il riciclo degli imballaggi.

Alla presentazione dell’iniziativa sono intervenuti, tra gli altri, l’assessore alla Mobilità, Trasporti e Ambiente di Milano Edoardo Croci, Piero Perron e Giancarlo Longhi, rispettivamente Presidente e direttore generale di Conai.

Creare energia dai movimenti della natura

team crea dispositivo energia rinnovabile

Sfruttando i capricci del mondo naturale, gli ingegneri della Duke University hanno sviluppato un nuovo approccio, che credono possa raccogliere l’elettricità in modo più efficiente dai movimenti della vita quotidiana della natura. La raccolta di energia è il processo di conversione di una forma di energia, come il movimento, in un’altra forma di energia, in questo caso l’elettricità.

Le strategie variano dallo sviluppo di parchi eolici all’utilizzo delle vibrazioni prodotte da persone che camminano su piccoli dispositivi elettronici. Anche se il movimento è una fonte abbondante di energia, solo un limitato successo è stato raggiunto, perché i dispositivi usati eseguono solo una stretta banda di frequenze. Questi cosiddetti dispositivi “lineari” possono funzionare bene, per esempio, se il carattere del moto è abbastanza costante, come ad esempio la cadenza di una persona che cammina. Tuttavia, come sottolineano i ricercatori, il ritmo del cammino, come con tutte le fonti ambientali, può cambiare nel tempo notevolmente.

Il dispositivo ideale sarebbe uno in grado di convertire una serie di vibrazioni invece di una semplice banda ristretta

ha ipotizzato Samuel Stanton, studente della Duke’s Pratt School of Engineering, lavorando nel laboratorio di Brian Mann, assistente professore di ingegneria meccanica e dei materiali scienze. Il team, ha pubblicato i risultati dei propri esperimenti sulla rivista Applied Physics Letters.

La bioplastica sostituirà il 90% della plastica proveniente dal petrolio

bicchieri in bioplastica

La bioplastica non è certo una panacea, ma se si vuole passare un giorno ad un mondo privo di combustibili fossili (per scelta o per necessità), avremo bisogno di qualcosa per sostituire la plastica. Dei ricercatori provenienti dall’Università di Utrecht hanno condotto uno studio che è stato commissionato loro dalle associazioni Bioplastics europea e la European Polysaccharide Network of Excellence (EPNOE), e le loro conclusioni sono state molto interessanti.

Nel loro studio, Martin K. Patel, Li Shen e Juliane Haufe dimostrano che fino al 90% del consumo globale corrente di polimeri provenienti da petrolio e gas può tecnicamente essere convertito da materie prime rinnovabili. Ma mentre questo è un numero abbastanza grande, questo è un limite teorico. Nel breve e medio termine, i numeri sono molto più bassi: sulla base dei recenti annunci la capacità di produzione di bio-plastica è previsto in aumento da 360.000 tonnellate nel 2007 a circa 2,3 milioni di tonnellate entro il 2013.

Il bio-design alla massima potenza: alberi al naturale in casa

casa sostenibile whole trees

Le case sostenibili non sono più una novità. Da ogni parte del mondo arrivano notizie di progetti o costruzioni dedicate all’ecologia, ed in quest’ottica con un occhio al passato ed uno al futuro, si inserisce anche la casa di Roald Gundersen, architetto americano del Wisconsin.

Nello Stato americano Gundersen dirige la Whole Trees Architecture And Costruction, un’azienda che si occupa di costruire case sostenibili al 100%. Un esempio, il più evidente, è la sua casa personale. Il materiale che ha usato per costruirla è il legno, e fino qui non c’è nulla di nuovo. Ma l’innovazione è il tipo di legno: a chilometro zero e conservato nella sua struttura naturale.

La tecnologia può modificare il comportamento umano?

icat

Se la tecnologia può salvarci dai cambiamenti climatici, ha alcune sfide difficili da affrontare: domare le onde, il vento e il sole, eliminare l’anidride carbonica dall’aria e diminuire le temperature. Ma soprattutto dominare la natura umana. Questa “tecnologia persuasiva” che invita le persone ad adottare comportamenti meno inquinanti, può presentarsi in forma di nuovi gadget e servizi on-line o nuove funzionalità per la tecnologia esistente.

Il risparmio energetico dovuto ai cambiamenti comportamentali può essere liquidato con tecniche di marketing avanzate e può sembrare banale rispetto alla scienza dei materiali esoterici che è necessaria per la produzione di energia solare in modo più efficiente. Ma c’è molto da guadagnare.

La settimana scorsa New Scientist ha riportato che le emissioni degli Stati Uniti potrebbero essere ridotte di oltre il 7% se le persone cambiassero il loro stile di vita in casa. Altri studi hanno riferito che il 26-36% del consumo energetico domestico è “comportamentale”, cioè determinato dal modo in cui usiamo gli elettrodomestici, e non dalla loro efficienza. Questo significa che “le macchine sono destinate a cambiare gli esseri umani”, come dice il gruppo Persuasive Technology dell’Università di Stanford, California, e questo potrebbe farci risparmiare enormi quantità di energia e di denaro.

La soluzione per risolvere il riscaldamento globale: piantare foreste nei deserti

Sahara

Alcuni parlano di lanciare specchi nello spazio per riflettere la luce del sole, mentre altri vogliono nubi alte nell’atmosfera con milioni di tonnellate di polvere di zolfo lucido. Ora, gli scienziati potrebbero realizzare il piano più ambizioso della geoingegneria per affrontare il cambiamento climatico: la conversione del deserto del Sahara secco in una lussureggiante foresta. Secondo gli scienziati che hanno ideato il piano, questo potrebbe significare la “fine riscaldamento globale“.

Il programma è stato ideato da Leonard Ornstein, un biologo cellulare del Mount Sinai School of Medicine di New York, insieme a Igor Aleinov e David Rind, modellisti del clima della NASA. Il trio ha illustrato il piano in un nuovo documento pubblicato sul Journal of Climatic Change. Secondo il gruppo, i campi coltivati con alberi a crescita rapida come l’eucalipto coprirebbero i deserti del Sahara ed i suoi “cugini”, innaffiati da acqua di mare trattata da una serie di impianti di desalinizzazione costieri e convogliata attraverso una vasta rete di irrigazione. Il nuovo manto di copertura degli alberi potrebbe così portare il sistema meteo a fornire delle proprie precipitazioni, mentre assorbe anidride carbonica nell’atmosfera da tutto il mondo.

Inventato giocattolo che spiega le energie rinnovabili ai bambini…alimentato a batteria

renewable-energy-kit

I giocattoli di oggi sono decisamente diversi da quelli di una volta. Dall’America arriva una nuova invenzione giusto in tempo per Natale, che unisce l’aspetto ludico alla conoscenza dell’ambiente. Si tratta di un giocattolo per l’apprendimento dei bambini, incentrato sulle energie rinnovabili.

Questo robot dall’aria dello scienziato pazzo insegna ai ragazzi i diversi tipi di fonti di energia rinnovabile disponibili in natura, l’efficacia di ognuna di esse, il risparmio in termini di emissioni, ed insegna perfino anche ai più piccoli come ridurre il consumo energetico in casa. Sembra il massimo per il figlio di un amante della natura. Tuttavia, c’è un particolare curioso che è sfuggito ai costruttori: il dispositivo è alimentato a batterie AA. Non sarebbe stato meglio farlo alimentare ad energia solare o con qualche altro metodo più ecologico?

Un modo per ridurre le emissioni? Allevare salmoni come in Norvegia

allevamento salmoni

Vi siete mai chiesti se si deve essere tentati dall’acquisto del salmone d’allevamento? Dalla prima analisi sulla gravità dell’impatto ambientale degli allevamenti di salmone è emerso che in qualche modo si danneggia meno l’ambiente, per esempio, rispetto agli allevamenti dei bovini da carne. Ma esiste anche un ampio margine di miglioramento.

Nel complesso, l’allevamento del salmone è stata una storia di “successo alimentare”: la produzione globale è passata da 500 tonnellate all’anno nel 1970 a 1,5 milioni di tonnellate di oggi. Ma si consuma anche energia, si inquinano le acque costiere e si impoveriscono le popolazioni dei pesci più piccoli in cui il salmone si alimenta.

Quanti milioni di televisori saranno gettati con il passaggio al digitale terrestre?

televisioni gettate

L’aumento dei televisori gettati nei cassonetti al momento del passaggio al digitale terrestre è molto preoccupante. Se in Italia ancora non è possibile quantificarli perché la completa conversione dell’intero territorio nazionale terminerà nel 2011, un’idea è possibile farcela guardando la situazione degli Stati Uniti, dove dal giugno scorso il 100% del territorio non prende più il segnale analogico, o quella della Gran Bretagna.

Anche il Regno Unito ha effettuato il passaggio al digitale, e i dati mostrano un aumento spaventoso dei televisori gettati, che pare siano aumentati del 70% solo nell’ultimo anno. Il primo aspetto assurdo è che oltre la metà di essi poteva essere adattato alla nuova tecnologia. Ma quando tutto il mondo Occidentale sarà passato al digitale terrestre, a quanto ammonterà la quantità di immondizia tecnologica stipata nelle nostre discariche?

La Cina invade il mondo con la tecnologia verde

tecnologia verde segreta cinese

Girovagando nella rete veniamo a sapere che è in produzione un altro parco eolico cinese da record, con 240 turbine che producono 648 megawatt. Ma questo non avviene in Mongolia, ma in Texas. Questa fattoria eolica da 1,5 miliardi dollari, una joint venture cinese/americana pagata in parte dalle banche cinesi, non sarà costruita con le turbine dei soliti americani, ma con le macchine cinesi della A-Power.

Inutile dire che, la maggior parte dei posti di lavoro verdi del progetto sarà creato in Cina. Da qui si spera di ottenere il 30% (o 450 milioni di dollari) del finanziamento dai fondi di stimolo degli Stati Uniti. Insomma, per farla breve, tecnologia cinese, lavoratori cinesi, guadagno cinese, fondi americani. Non c’è niente di strano?

Thermeleon: la tegola che cambia il colore del vostro tetto quando cambia il tempo

prototipo thermeleon

In un giorno d’estate ardente, un tetto nero diviene terribilmente caldo, mentre un tetto bianco riflette il sole e mantiene un certo grado di raffreddamento in casa. In inverno, il calore generato da una radiazione solare può essere assorbito da un tetto nero, possibilmente anche risparmiando energia.

Questi basilari concetti scolastici sono conosciuti un po’ da tutti. Purtroppo, all’atto pratico, non si può avere entrambe le cose. Oppure no?

Un gruppo di neo-laureati del MIT ha sviluppato delle tegole che cambiano colore in base alla temperatura. Le piastrelle diventano bianche in una giornata calda e nere quando fuori fa freddo. Quando esse sono bianche, spiegano i ricercatori, le tegole riescono a riflettere circa l’80% della luce solare che li colpisce. Quando sono nere, ne riflettono solo il 30%. Lo stato bianco potrebbe permettere di risparmiare fino al 20% degli attuali costi di raffreddamento, secondo altri studi recenti effettuati proprio su questa teoria. Il risparmio effettuato grazie allo stato nero in inverno deve ancora essere quantificato.

Ritiro uno contro uno per rifiuti elettrici ed elettronici

rifiuti elettronici uno contro unoRitiro uno contro uno: una scelta consapevole che aiuterà a mettere fine al disastro ambientale provocato dallo smaltimento illecito di rifiuti elettrici ed elettronici. Gli apparecchi fuoriuso o semplicemente inutilizzati, seguendo questo criterio, dovranno essere riconsegnati al negozio. Da lì si proseguirà poi alla raccolta per un eventuale riciclaggio o comunque allo smaltimento appropriato e sicuro, senza danni per l’ambiente.

In molte regioni del Nord Italia la riconsegna degli apparecchi elettronici è già una realtà da tempo e i primi bilanci parlano di risultati incoraggianti e di una diminuzione della contaminazione del territorio. Chi acquista un elettrodomestico nuovo può consegnare direttamente al distributore quello vecchio. A stabilirlo chiaramente è il Decreto Legislativo 151/05 sui Raee, al momento sospeso in attesa di formulare un’ulteriore Decreto con  semplificazioni amministrative per i soggetti interessanti.