Da decenni vari scienziati sono allarmati per il degrado dell’ambiente marino. Al centro delle loro preoccupazioni vi è l’inquinamento. Le cause sono molteplici: emissioni industriali, acque reflue non trattate, sostanze scaricate dalle navi, inquinamento portato dai fiumi, ecc. Il mare, grazie alla pesca e all’acquacoltura marina, fornisce il 40% delle proteine consumate nell’Unione europea. Il mantenimento del suo equilibrio ecologico, quindi, è vitale per l’approvvigionamento alimentare dell’Unione. Inoltre, il mare è il contesto in cui si svolgono la vita e il lavoro di 70 milioni di cittadini europei, compresi quelli che direttamente o indirettamente vivono della pesca, del turismo balneare e delle attività portuali. Ecco perché è bene non sottovalutare il degrado che colpisce questa immensa risorsa pubblica.
La Sicilia è la regione capofila, davanti alla Calabria e alla Puglia , della classifica dell’inquinamento delle acque. Sul banco degli imputati ci sono scarichi illegali e mancata depurazione delle acque fognarie delle località costiere. Cause aggiuntive sono spesso fiumi e torrenti che trasportano a mare i reflui non depurati delle città e dell’industria: lo scorso anno il 67% delle foci monitorate dai tecnici di Legambiente è risultato inquinato.