Nestlé si impegna a non distruggere più la foresta pluviale

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La battaglia contro la distruzione delle foreste per l’olio di palma di Greenpeace si può dire ufficialmente vinta. Uno dei più grandi produttori di cibo e bevande del mondo, la Nestlé, ha promesso di smettere di usare l’olio di palma legato alla distruzione della foresta pluviale. Il monitoraggio dell’impegno è stato affidato a The Forest Trust (TFT) che farà in modo che nessun prodotto provenga da imprese che possiedono o gestiscono “piantagioni ad alto rischio o aziende legate alla deforestazione”.

Nestlé e TFT hanno lavorato insieme sui criteri che garantiscano sugli acquisti riguardanti l’olio di palma. Essi infatti devono:

  • Essere derivati da piantagioni e aziende che operano nel rispetto delle leggi e dei regolamenti locali;
  • Proteggere l’alto valore di conservazione delle zone forestali;
  • Ottenere il libero consenso preventivo e informato delle comunità indigene e locali per le attività sulle loro terre;
  • Proteggere le torbiere;
  • Proteggere le foreste dall’alto “valore di carbonio”.

Picco di ipertensione per chi vive in ambienti inquinati

inquinamento cittadino

Le persone che vivono in aree urbane dove l’inquinamento da particolato nell’aria è elevato tendono ad avere la pressione arteriosa superiore a quelli che vivono nelle aree meno inquinate, secondo i ricercatori dell’Università di Dusiburg-Essen in Germania. I ricercatori hanno usato i dati provenienti dall’Heinz Nixdorf Recall Study, uno studio effettuato su una popolazione di quasi 5.000 persone che si concentra sullo sviluppo di malattie cardiache. Essi hanno analizzato gli effetti dell’esposizione all’inquinamento atmosferico sulla pressione arteriosa tra il 2000 e il 2003.

Mentre alcuni studi precedenti hanno dimostrato che un aumento acuto del particolato atmosferico, come le fluttuazioni giorno per giorno, può aumentare la pressione sanguigna, poco era noto nell’esposizione a medio e lungo termine.

I nostri risultati mostrano che chi vive in aree con livelli più elevati di inquinamento dell’aria hanno associata una più alta pressione sanguigna

ha spiegato Barbara Hoffman, capo dell’Unità di Epidemiologia Ambientale e Clinica dell’Università di Duisburg-Essen, e autore senior dello studio. I risultati sono stati presentati alla Conferenza Internazionale 2010 ATS a New Orleans.

Marea nera: la soluzione potrebbe essere una siringa

incendio petrolio

Ancora è presto per cantar vittoria, ma qualcosa sta cambiando. La BP potrebbe aver trovato almeno il bandolo della matassa, e per sbrogliarla è solo questione di tempo. Nei giorni scorsi un megasiringone da 1.500 metri è stato infilato nella falla ed è riuscito a convogliare, almeno per qualche ora, una parte del petrolio che fuoriusciva nella stiva della petroliera Discoverer Entreprise. La sua funzione è di recuperare un po’ del greggio che andrebbe perduto e di tentare di rallentare l’inquinamento delle acque fino a che non verrà trovata una soluzione per fermare definitivamente le perdite.

Ma la soluzione definitiva potrebbe essere la siringa stessa. Infatti gli ingegneri hanno ipotizzato di utilizzare lo stesso tubo per sparare dei fanghi pesanti all’interno del buco in modo da tappare la falla. Siamo ancora a livello progettuale, ma vista la gravità della situazione, il tempo stimato per portare a termine quest’operazione è di 7-10 giorni.

Entro il 2300 metà della Terra sarà inabitabile

metà terra inabitabile

Trecento anni fa, l’Età dell’Illuminismo diffuse le nozioni della ragione, la democrazia e il progresso scientifico in gran parte del mondo. Da quel momento, la nostra civiltà globale ha percorso una lunga strada, attraverso molte rivoluzioni fino alle sfide di oggi. Delle sfide che, stando allo studio effettuato dalle Università di New South Wales e Purdue, abbiamo perso, visto che secondo le loro previsioni, nell’arco di tre secoli l’immagine  della Terra sarà piuttosto desolante.

Stando ai risultati della loro ricerca, pare che in 300 anni la metà del nostro pianeta diventerà “semplicemente troppo calda” per l’uomo, se è l’eredità che gli lasceremo sarà quella che già viviamo oggi. Secondo il Telegraph, i ricercatori dell’Università americana e australiana hanno basato il loro studio su una serie di scenari tra i peggiori prodotti a partire dai modelli climatici, e le loro conclusioni sono state abbastanza inquietanti: se l’umanità non riesce a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra, le temperature globali potrebbero aumentare del 10-12% entro l’anno 2300, facendo diventare gran parte del mondo inabitabile.

Eco-ospedali, il futuro delle cure è green

eco-ospedaleRisparmio energetico, gestione ottimizzata del personale, strutture costruite con materiali rigorosamente ecologici. Sono solo alcuni dei concetti-chiave legati agli eco-ospedali del futuro. Se ne è parlato nei giorni scorsi a Roma nel corso della V Conferenza Europea dell’Ospedale promossa dal Centro Nazionale per l’Edilizia e la Tecnica Ospedaliera (CNETO) e dall’Università Cattolica di Roma. Ai lavori è intervenuto, tra gli altri, l’architetto americano Roger Hay, che si è espresso a favore di una riorganizzazione in veste green delle strutture sanitarie:

progettare in modo ecosostenibile i luoghi di cura permetterà di ridurre l’impronta ecologica di un ospedale di circa il 45%.

Bandiere blu, Legambiente: la mappa non è credibile

bandiere blu 2010Legambiente insorge: la mappa delle bandiere blu per il 2010 non è credibile. Le obiezioni della nota associazione ambientalista arrivano a pochi giorni dalla pubblicazione della lista delle località balneari meritevoli, tra le polemiche sollevate dalle spiagge escluse e la soddisfazione delle new entries, in particolare della Liguria, che si è vista assegnare ben 17 bandierine. Stando a Legambiente i criteri di selezione sono abbastanza arbitrari per poter ritenere la mappa poco attendibile. Lo ha spiegato a CNRmedia, Sebastiano Venneri, vice presidente nazionale di Legambiente:

”Ci sono secondo me due pietre di inciampo sulla vicenda delle Bandiere Blu: una é rappresentata dal fatto che si tratta di autocandidature: quindi non viene passato in rassegna l’intero territorio nazionale, ma solo le località che rispondono al questionario mandato dalla Fee”.

Le 5 specie a cui “conviene” la guerra

tigre

Quando si dice che non tutti i mali vengono per nuocere. Il primo impatto su qualsiasi specie che vive in una zona di guerra è terribile. Insieme alle persone ferite o uccise anche gli animali subiscono un destino simile. Mentre per alcune specie una zona di conflitto non è un posto per vivere, per altre, grazie all’assenza improvvisa in vaste aree dell’uomo, l’esistenza comincia a diventare un tantino più semplice. Quella che viene prima alla mente è la tigre, che trova cadaveri di cui nutrirsi per il più facile dei pasti, ma non è solo questo a fare la differenza.

Queste 5 specie, nei decenni scorsi, hanno prosperato mentre gli esseri umani erano impegnati a lottare tra di loro. E chissà che non sperino che le battaglie durino ancora per molto.

1. Tigri. Un caso storico ci riporta alla guerra del Vietnam. Mentre le forze statunitensi distruggevano vaste aree di foreste per stanare i guerriglieri, studi post-guerra mostrano che le zone che non sono state toccate hanno permesso il prosperare di diverse specie animali, tra cui la tigre:

Le tigri (Pantheris tigris), a quanto risulta, hanno imparato che lasciar combattere (gli uomini) avrebbe prodotto cadaveri con cui alimentarsi. Dopo la guerra, i biologi sul campo tornati nelle foreste del Vietnam hanno trovato un numero incredibile di specie che era sopravvissuto alle turbolenze, compreso l’appena scoperto muntjac gigante (Muntiacus vuquangenesis, una specie di cervo) ed il bue Vu Qang (Pseudoryx nghetinhensis).

Ecosostenibilità, metodi antenati evergreen tornano alla ribalta

auto dei flinstonesAvi evergreen, dallo sguardo lungimirante, saggezza popolare, ed il caro vecchio principio del non si butta via niente. Benvenuti nel futuro. Un futuro che coniuga i più sofisticati ritrovati tecnologici alle tecniche più semplici per tutelare l’ambiente e risparmiare risorse tramandateci dai nostri antenati. Tutte rigorosamente green.

Insomma, dopo aver aspramente etichettato come obsoleti i rimedi della nonna ed i metodi contadini spiccioli, ed esserci avvicinati alle tecnologie più complesse persino per eseguire le operazioni più semplici, urge una sintesi per l’uomo moderno. Per ammettere che non tutto quello che viene del passato è primitivo e che non tutto ciò che è primitivo è da buttare. Tutt’altro. Dopo il salto vedremo le tecniche ecosostenibili, ampiamente usate dai nostri avi, oggi tornate alla ribaltà in virtù di una maggiore attenzione al rispetto dell’ambiente ed all’economizzazione delle risorse.

Ecologia, Cameron manterrà le sue promesse?

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Alla fine dell’anno scorso, il Partito conservatore britannico era impegnato in diverse iniziative per ridurre le emissioni di CO2 dello Stato di ben il 10% in un solo anno, ed hanno promesso che avrebbero raggiunto questo obiettivo se fossero saliti al potere. Ora vedremo come pensano di farlo.

Questo sviluppo è la vittoria più significativa per la Campagna del 10:10 (-10% nel 2010) finora, un movimento che ha visto le imprese private, amministrazioni locali, i club calcistici, i servizi e i privati impegnati nel tagliare le loro emissioni di CO2 del 10% in un anno. La campagna è stata sostenuta da oltre 65.000 persone, 2.610 imprese e 3.100 organizzazioni e istituzioni educative.

Reggio Emilia: fotovoltaico su dieci edifici comunali

fotovoltaico-pannelli-reggio-emiliaIn linea con quanto già annunciato nello scorso mese di aprile, nel Comune di Reggio Emilia, entro l’anno 2010, saranno installati pannelli fotovoltaici in ben dieci edifici comunali; il mese scorso, nell’ambito del Progetto Fotovoltaico sul territorio, a rendere nota l’iniziativa erano stati infati Graziano Grasselli, assessore all’Innovazione ed allo Sviluppo economico del Comune di Reggio Emilia, ed il Sindaco della città, Graziano Delrio.

A tal fine l’Amministrazione del Comune di Reggio Emilia ha annunciato la pubblicazione del relativo Bando di gara con il quale si cercano imprese con l’obiettivo di portare avanti il piano comunale che prevede la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. La presentazione delle offerte potrà avvenire entro le ore 13 del 9 giugno prossimo da parte di imprese che si presenteranno in forma singola, consorziate o riunite a fronte di un investimento da finanziare che, in via presuntiva, è pari a poco più di 3,1 milioni di euro.

Polo Sud: registrato caldo record nel 2009

postazione amundsen-scott

Il Polo Sud ha conosciuto il suo anno più caldo della storia nel 2009, secondo i dati appena rilasciati dalla Amundsen-Scott South Pole Station. La temperatura media al Polo Sud l’anno scorso era un agghiacciante meno 47,9 gradi Celsius, ma nonostante la temperatura così rigida, il 2009 passerà alla storia come l’anno più caldo mai registrato dal 1957, da quando cioè vengono annotate le temperature del Polo Sud, come è stato riportato da Peter Rejcek, redattore dell’Antarctic Sun, il mezzo di cominicazione del programma antartico statunitense finanziato dalla National Science Foundation.

Il record precedente è stato pari di meno 48° C, registrato nel 2002, secondo Tim Markle, meteorologo senior alla stazione in Antartide. L’anno scorso è stato anche il secondo anno più caldo mai registrato per il pianeta, secondo le misurazioni della NASA, considerando la temperatura della superficie terrestre come pubblicato qualche settimana fa.

L’anno di caldo record mondiale, nel periodo delle misurazioni strumentali quasi-globali che cominciano nel 1800, era il 2005. Fino al 2010, il Polo Sud è effettivamente andato incontro a due inverni relativamente caldi, senza cioè scendere sotto i meno 73° C. Si tratta di una barriera particolarmente preoccupante per coloro che desiderano entrare nel Club 300 del Polo Sud (per ottenere l’ammissione, la temperatura media dev’essere di -93° C. Questo consiste nello sbalzo termico provato da coloro che fanno una sauna a +200°F, o 93° C, e poi corrono fuori a -100°F o -37°C).

Cicche di sigaretta, ora possono essere riciclate

mozziconi di sigaretta

Ormai si ricicla quasi tutto, anche i materiali più duri e difficili da lavorare. C’era però, almeno fino ad oggi, qualcosa che non veniva mai riciclato, ma che era presente in ogni angolo del mondo, ed in quantità enormi: le cicche di sigaretta. Per fortuna sembra che anche questo problema sia stato risolto.

Un nuovo studio suggerisce che l’espansione dei programmi di riciclaggio, al di là dei giornali, dei contenitori di bevande e di altri rifiuti tradizionali, possa includere quell’improbabile nuovo tesoro potenziale che sono i mozziconi di sigarette. Questa piccola discarica mondiale è stata definita “una delle forme più onnipresenti di spazzatura al mondo”, ma lo studio cinese descrive la scoperta di un modo innovativo per riutilizzare i resti di sigarette per prevenire la corrosione dell’acciaio e ridurre i costi dei produttori di petrolio di milioni di dollari all’anno.

BP: “La marea nera sarà fermata, ma non sappiamo quando” (video)

Per quanto terribile possa sembrare la situazione della marea nera, il presidente di BP, Tony Hayward, ha dichiarato al The Guardian che

la risolvero. Vi dò la garanzia. L’unico problema è che non sappiamo quando.

A questo punto non sappiamo più se ridere o piangere. Questa dichiarazione accompagna il video che mostra la falla nella piattaforma petrolifera del Golfo del Messico, la quale sta facendo fuoriuscire l’equivalente di circa 5000 barili di petrolio al giorno, tutti dispersi in mare. Un video agghiacciante che fa rimanere ancor più di sasso leggendo la superficialità delle misure intraprese dalla BP prima e dopo il disastro. Ma non finisce qui, perché Hayward ha rincarato la dose.

Tesla domina il mercato delle auto elettriche, ma spunta anche la sconosciuto Wheego

wheego auto elettrica

Tesla ha battuto tutti i più importanti produttori d’automobili ed è pronta per sbarcare sul mercato mondiale dell’auto elettrica con il primo veicolo elettrico del 2010. Ben oltre 1000 Tesla Roadster sono state costruite e comprate negli anni scorsi, e mentre vi è una certa incertezza sulla prossima auto, il modello S, sempre di Tesla, è diventato sinonimo di veicoli elettrici. Così ora, la corsa per essere il numero due sul mercato è partita. Sarà la volta della Nissan Leaf? La Chevy Volt? Il Ford Transit Connect elettrico? Di certo, dopo il disastro delle migliaia di auto ritirate dal mercato per difetti tecnici, l’ex leader Toyota si è tolta dal mercato.

Ma potrebbe anche non essere nessuna delle precedenti. La società Wheego prevede di costruire la sua prima partita dell’auto elettrica “Whip Life” per questa estate, se tutto andasse per il verso giusto. Ma da dove spunta quest’auto che mai nessuno aveva sentito nominare?