
40 anni fa 20 milioni di americani risposero all’appello del senatore democratico Gaylord Nelson e manifestarono, tutti nello stesso giorno, in favore della Terra. Si era agli albori dell’ambientalismo, e da allora non ci si è fermati più. Giovedì prossimo abbiamo la possibilità di far rivivere quella giornata con le migliaia di iniziative, personali o collettive, in occasione della quarantesima edizione dell’Earth Day.
Il Giorno della Terra non si è, per fortuna, fermato a quella manifestazione, ma si è ripetuto di anno in anno fino al prossimo 22 aprile, quando coinvolgerà 175 nazioni in tutto il mondo, compresa l’Italia. Ad organizzare le manifestazioni a livello globale è l’Earth Day Network, la rete di persone che si incontrano su internet, ma che agiscono sul terreno reale delle manifestazioni, e che organizzeranno il mega-concerto di Washington in favore dell’ambiente, dove prenderanno parte James Cameron, fresco di Oscar grazie al suo film Avatar, che ha proprio l’ambientalismo come sua bandiera; ma anche diversi cantanti di fama mondiale come Sting, John Legend, Joss Stone e tanti altri.
Se la vostra regione di residenza ha un clima caldo e umido e diversi tipi di uccelli e mammiferi che vi vivono, c’è una probabilità molto alta che la zona conterrà anche numerose specie di agenti patogeni che causano le più svariate patologie.
Etichettati spesso come i primi veri ecologisti, attenti alla difesa degli equilibri della Madre Terra, rispettata e onorata, i Nativi Americani sono ora sotto accusa a causa di una stalagmite (nella foto a destra). Un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Ohio University suggerisce infatti, sulla base del ritrovamento di un reperto, che i primi Nativi Americani hanno lasciato un’impronta di carbonio più grande di quanto si pensasse, fornendo prove che l’uomo è stato colpito dal riscaldamento globale già molto tempo prima dell’era industriale moderna.
Gli scienziati dell’Università di Warwick e del National Oceanography Centre di Southampton hanno aperto la “scatola nera” del fitoplancton eucariotico e hanno scoperto che esso è responsabile della fissazione del 50% del carbonio degli oceani immagazzinato dal fitoplancton.