Anche i ricchi possono essere ecologici: le 7 barche solari del futuro

Cosa c’è di più rilassante di una bella giornata di sole passata al largo in mezzo al mare? Cosa c’è di meno rilassante di un lago pieno di barche a motore rumoroso che inquina l’aria e l’acqua? A volte è proprio meglio andarci piano, e l’energia solare e le barche sono il perfetto compromesso. Chi l’ha detto che uno yacht, o anche una semplice barchetta, debbano fare il rumore di un terremoto, ed inquinare come una flotta in battaglia? Anche i miliardari della Terra possono dare una mano alla Natura, acquistando il prossimo yacht non a gasolio, ma a pannelli solari.

Vediamo alcune delle barche solari che abbiamo scoperto verranno messe in vendita entro l’anno. Le 3 barche solari (quella sopra e le due ai lati del testo) sono state fatte da SolarLab, un’azienda ecologica di cui abbiamo spesso dato notizia. Serpentine (la prima barca) è una navetta turistica solare, lanciata in via sperimentale nel 2006. E’ interamente alimentata dal sole e può trasportare fino a 42 passeggeri. E’ stata sperimentata in un lago del Regno Unito. L’Amburgo Solar Shuttle (a sinistra) è stata costruita nel 2000 e può trasportare fino a 120 passeggeri. La sua lunghezza è di 42 metri e la velocità massima è di 15 km/h. La Costance solar shuttle (a destra) opera sul lago di Costanza, vicino al confine tra Germania, Austria e Svizzera. Essa trasporta fino a 60 passeggeri ad una velocità di 15 km/h e la sua lunghezza è di 20 metri. Ma le navi ecologiche possono anche essere private.

Il nucleare tenta di diventare ecologico

Uno dei problemi principali dell’energia nucleare, oltre al costo eccessivo, all’alta pericolosità e ai tempi biblici per la sua produzione, è senza dubbio lo smaltimento delle scorie radioattive. La “spazzatura” delle centrali nucleari infatti non si può smaltire come tutte le altre in quanto altamente tossica e pericolosa, e poco biodegradabile, dato che ci mette circa un milione di anni per scomparire naturalmente.

Su questo punto però gli scienziati stanno cercando di trovare una soluzione: riciclare anche le scorie radioattive. Negli Stati Uniti è in progettazione un reattore nucleare in grado di produrre energia bruciando gli scarti delle altre centrali. Ciò rientrerebbe nel famoso processo di fusione, quello che avviene con la bomba atomica ma che ancora non è stato possibile controllare dall’uomo. In questo modo, garantiscono gli americani, nella centrale verrebbero inserite le scorie di 15 centrali nucleari classiche, in maniera tale da ridurre il quantitativo di scarto da stoccare al solo 1% rispetto all’attuale.

Progetti eolici offshore, in Europa spira un vento nuovo

Energia eolica. Energia pulita. Energia rinnovabile. Nuovi posti di lavoro. Si, è proprio un vento di cambiamento quello che spira sull’Unione Europea, che soffia per portare un’ondata di freschezza sulla monotonia di vedute e sulla fase di stallo che la rivoluzione ecologica sembra stia attraversando a causa della crisi economica.

Cinquecento milioni di euro sono stati stanziati dalla Commissione Europea per i progetti eolici offshore. E la nota positiva è che i fondi sono destinati alla ripresa economica. Non si parla più di denaro da buttare a fondo perduto nell’ambientalismo e nell’ecologia, come se si stesse facendo beneficenza. Finalmente ci sono progetti con un ritorno economico, c’è concretezza. Che finalmente economia possa far rima e soprattutto pace con ecologia?

Energie rinnovabili: nasce l’agenzia internazionale IRENA

Un’agenzia internazionale per lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabili. Questo è IRENA, acronimo di International Renewable Energy Agency, nata ufficialmente ieri in seguito alla firma dell’atto costitutivo a Bonn, in Germania, nell’ambito della Founding conference. Sono settantacinque, al momento, i Paesi firmatari tra cui Germania, Spagna e soprattutto l’Italia. Scopo principale della nuova Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili è quello di dare un forte impulso allo sviluppo, a livello globale, delle energie rinnovabili e di offrire agli Stati membri un punto di riferimento per quanto riguarda consulenze politiche, tecniche e finanziarie in ambito energetico.

PTB1: il micro-conduttore che alimenterà i futuri apparecchi elettronici

L’azienda americana Solarmer Energy Inc. sta sviluppando delle celle solari di plastica finalizzate ad alimentare apparecchi elettronici portatili che incorporano la tecnologia inventata nell’Università di Chicago qualche mese fa. La società, dichiara Dina Lozofsky, vice Presidente del gruppo di cui fa parte la Solarmer, è sulla buona strada per completare un prototipo commerciale entro quest’anno.

Si tratta di una cella che misura otto pollici quadrati (50 centimetri quadrati), capace di raggiungere l’8% di efficienza e di avere una durata di almeno tre anni. Secondo la Lozofsky, questo 8% non deve spaventare e sembrare un dato troppo basso, dato che ovunque in questo campo non si riesce a superare la soglia del 5-6% di efficienza.

Anche per i razzi il futuro è il biocarburante

Nel dibattito sull’efficienza dei biocarburante si inserisce prepotentemente l’aeronautica la quale, dopo aver testato sui primi aerei miliardi di litri di biodiesel con risultati soddisfacenti, adesso li prova anche su qualcosa di ancora più delicato: i razzi. Risultato? Ovviamente ottimo.

In un test di lancio effettuato all’inizio di questo mese in California, la Flometrics, l’azienda che ha voluto sperimentare l’idea, ha annunciato che il biocarburante prodotto commercialmente possiede quasi la stessa quantità di spinta del combustibile convenzionale usato nel lancio dei razzi. Dopotutto se funzionava perfettamente sugli aerei, quella sui rockets poteva essere soltanto la prova del nove, superata alla grande.

Il futuro dei biocarburanti sono i microbi

I microbi potrebbero essere la risposta alla crisi energetica globale. Attraverso la fermentazione della biomassa per la produzione di biocarburanti, questi offrono una possibile soluzione rispettosa del clima per la prevista carenza di approvvigionamento di combustibili fossili. Una revisione del professor Arnold Demain della Drew University del New Jersey, su come i microbi potrebbero essere utilizzati per “guarire” dalla crisi energetica è stata appena pubblicata online sullo Springer’s Journal, rivista scientifica che si occupa di Microbiologia e Biotecnologie Industriali.

Secondo il professor Demain, l’economia basata sul petrolio degli Stati Uniti si sta avvicinando alla fine del suo ciclo di vita. Le riserve di petrolio a livello mondiale e le nuove (piccole) scoperte di petrolio nuovo non saranno sufficienti a soddisfare la domanda annua di tutto il mondo, specialmente ora che molti grandi potenze ne stanno richiedendo sempre di più. È pertanto essenziale, per anticipare ed evitare le carenze di approvvigionamento in futuro, fornire l’accesso alle nuove bioenergie alternative per il mercato.

Clinica solare salva centinaia di vite in Iraq

In Iraq, dove i blackout elettrici sono all’ordine del giorno, una fonte di energia rinnovabile significa anche una fonte di speranza per una delle popolazioni più disperate al mondo. Per molti significa anche una questione di vita o di morte. Ci sono delle strutture che non possono permettersi il lusso di un blackout, e sono quelle ospedaliere, sempre al lavoro 24 ore su 24, a cui, se manca l’elettricità, non resta che affidarsi alla provvidenza.

Qualche tempo fa a qualche uomo di buon senso nell’amministrazione americana è venuto in mente di inviare, insieme ai soldati, anche un intero impianto solare. Un gruppo di tecnici iraqeni si è industriato per capirci qualcosa, ma alla fine sono riusciti ad installarlo su una delle cliniche più frequentate, la Ameriyah, nella città di Baghdad.

La svolta ecologica turca da cui tutti dovremmo imparare

La cosiddetta “Guerra del gas“, come è stata soprannominata la disputa tra Russa e Ucraina, sta facendo vittime un pò in tutta Europa. Sono decine le persone che tra Ucraina e Bulgaria hanno perso la vita per il freddo nel periodo in cui la Russia ha chiuso i rubinetti del gas, mentre molti disagi sono occorsi nel resto del Continente, e che pare non debbano finire per adesso.

In tutta Europa però, a parte questi due Paesi, ce n’è uno in particolare che dipende nella quasi totalità proprio dalla Russia, e cioè la Turchia. Il 65% del gas naturale utilizzato nello Stato a cavallo tra Europa e Asia proviene dai giacimenti russi, e la maggior parte dell’economia di quelle zone risente molto di questa “guerra”. Per tentare di avere meno problemi, al Primo Ministro turco, Tayyip Erdogan,  era stato proposto di costruire delle centrali nucleari. La sua risposta è stata: “Non se ne parla proprio. Puntiamo sulle rinnovabili”.

Eolico, in Italia il 37% in più nel 2008

Eolico alla riscossa, persino in Italia. L’energia del vento ha visto un bell’aumento – decisamente insperato – nel Bel Paese durante il 2008:  è passata da 2.726 megawatt di potenza

La Cina investe nel solare. Progettata la più grande centrale del mondo

Una centrale solare fotovoltaica destinata a diventare la più grande del mondo. E’ quanto ha annunciato di voler costruire la Cina. Il progetto, realizzato dalla società China Technology Development Group Corp, prevede la realizzazione nel bacino di Qaidam, nella regione occidentale del Qinghai, di una grande centrale solare fotovoltaica con una potenza installata di un gigawatt. I lavori di costruzione, fa sapere la società realizzatrice, prenderanno il via entro quest’anno anche se ancora non sono stati fissati termini precisi. La prima fase del progetto prevede la realizzazione di una prima parte dell’impianto per una potenza di circa 30 megaWatt ed un costo di un miliardo di yuan, pari a 150 milioni di dollari.

Energia eolica sempre più efficiente, nuove tecniche contro la variazione del vento

Un modo per rendere più agevole e più efficiente l’energia eolica prevede lo sfruttamento dell’inerzia di un rotore della turbina eolica. Espediente che potrebbe contribuire a risolvere il problema della variazione di velocità del vento, in base ad una recente ricerca pubblicata sul Journal of International Power Electronics.

L’energia eolica viene da sempre indicata come un’inesauribile fonte di energia pulita disponibile in tutto il mondo, ma il vento è intermittente e quindi la potenza dei parchi eolici può essere variabile. Le misure proposte per regolare queste fluttuazioni di potenza di solito comportano l’installazione di unità di pile o condensatori, capaci di immagazzinare l’energia elettrica prodotta nei giorni più ventosi per disporne quando il vento è scarso o ancora nei momenti in cui la velocità del vento è troppo alta per garantire la stabilità del sistema.

Più biocarburante da piante geneticamente modificate

Le piante geneticamente modificate per facilitare la ripartizione del materiale legnoso, potrebbero essere la soluzione per ottenere etanolo in maniera più ecologica e meno costosa. A dirlo sono i ricercatori della Penn State, in un recente studio pubblicato da ScienceDaily.
La lignina, componente principale del materiale vegetale del legno, protegge la cellulosa e fornisce alla pianta una sorta di impianto esterno capace di resistere a forti raffiche di vento e all’attacco dei microbi. Tuttavia, questa barriera protettiva rende difficile l’accesso alla cellulosa. Come ha spiegato lo stesso autore dello studio John Carlson, professore di genetica molecolare alla Penn State:

C’è un sacco di energia, bloccata all’interno del legno, nella cellulosa. Purtroppo separare questa energia dal legno per produrre l’etanolo è un processo costoso che richiede elevate quantità di calore e di sostanze chimiche. Inoltre, gli enzimi fungini che attaccano la lignina non sono ancora ampiamente disponibili, perchè attualmente in fase di sviluppo, e non sono molto efficienti nella scomposizione della lignina.

Medico inventa biocarburante dal grasso dei pazienti

Come tutte le storie strane, anche questa arriva dagli Stati Uniti, e più precisamente dalla patria degli effetti speciali, la California. Solo che stavolta non si tratta di effetti speciali, ma di realtà. Un medico americano, dottor Craig Alan Bittner, proprietario dello studio medico Beverly Hills Liposculture, ha risolto tre problemi contemporaneamente con una sola soluzione: l’inquinamento, l’obesità e lo smaltimento dei rifiuti pericolosi.

Il dott. Bittner infatti ha avuto l’idea di prelevare il grasso della liposuzione dei propri clienti, e anzichè smaltirlo in modo classico (ricordiamo che i rifiuti ospedalieri sono tra i più pericolosi e complicati da smaltire), ha deciso di lavorarli e inserirli nella propria auto, come carburante. Anzi come un biocarburante nel vero senso della parola.