Fukushima, morto di cancro Yoshida, l’uomo che aveva limitato la catastrofe

di Redazione Commenta

È morto Masao Yoshida, l’uomo che all’epoca dell’incidente di Fukushima era in capo e assunse autonomamente decisioni differenti da quelle, sbagliate, impartite dalla Tepco, riuscendo a limitare i danni della catastrofe. Il cancro che ne ha causato la morte, secondo la Tepco, non è legato all’incidente.

Il nome di Masao Yoshida a tanti italiani non dirà molto, ma in Giappone è ben conosciuto. Il capo Yoshida durante l’emergenza dell’incidente di Fukushima, dopo il sisma e lo tsunami che colpirono il Giappone nel 2011, è diventato famoso per aver scelto di disobbedire alle sciagurate imposizioni della Tepco, che aveva ordinato l’iniezione di sola acqua dolce.

Yoshida decise di ignorare gli ordini del potente quartier generale e agire in propria coscienza, facendo uso di acqua salata e riuscendo a limitare le seppur gravissime conseguenze dell’incidente nella centrale nucleare.

Yoshida è morto a 58 anni per un tumore all’esofago e la Tepco ha dichiarato che ciò non ha nulla a che fare con l’esposizione alle radiazioni sfidata coraggiosamente da Yoshida. Il Fatto Quotidiano definisce “incredibile” questa asserzione, e in molti, seppur più cautamente, sollevano dubbi in merito all’influenza delle radiazioni sul tumore che ha portato l’eroe Yoshida alla morte. Dubbi che si aggiungono a quelli relativi alla leucemia diagnosticata di recente al presentatore televisivo Otzuka Norizaku, che dopo l’incidente di Fukushima mangiò in diretta Tv verdure provenienti dalle vicinanze di Fukushima.

E mentre il Giappone piange la scomparsa del coraggioso Masao Yoshida, i livelli di radioattività nel pozzo di osservazione presso Fukushima si sono di recente impennati, con i valori del Cesio 134 e 137 e del trizio schizzato alle stelle nelle rilevazioni (come ammesso dalla stessa Tepco). La nuova perdita di acqua radioattiva ancora non si sa bene dove sia arrivata. Ma la Tepco, tuttavia, non vuole alimentare preoccupazioni inutili. Come al solito, insomma.

Photo credits | Thinkstock

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