Nucleare, gli smartphone giapponesi rilevano le radiazioni

di Redazione Commenta

E’ stata talmente tanta la paura scaturita dai fatti di Fukushima (e fa paura anche adesso), che le aziende tecnologiche si sono adattate ed hanno deciso di sfruttare anche questo aspetto sociale. Per questo in Giappone se acquistate oggi uno smartphone potreste trovare una funzione che non esiste in nessun’altra parte del mondo: il rilevatore di radiazioni. Lo ha inventato la Softbank Corp, una società telefonica che ha una buona fetta di mercato in quel Paese.

Secondo quanto dichiarato alla Reuters in fase di presentazione, la paura per la contaminazione da radiazioni di cibo, acqua e terreno è diventata una fobia in Giappone, e non c’è un giapponese che non ci pensi ogni giorno dal marzo del 2011. Ormai la preoccupazione non riguarda più soltanto la costa vicina a Fukushima in quanto i prodotti di quella terra potrebbero essere arrivati ovunque.

Per questo motivo i cellulari che sono entrati sul mercato in questi giorni hanno un chip IC che misura i livelli di radiazione nell’aria in microsievert all’ora. Semplicemente attivando il sensore, un utente può verificare la presenza di radiazioni nell’aria in quel determinato posto e segnalarla tramite un’applicazione ad un database a cui tutti possono accedere. Si tratta anche di dare una mano al Governo e alle istituzioni che devono tenere sotto controllo l’attività radioattiva, visto che in questo modo dei semplici cittadini possono segnalare dove le radiazioni sono troppo alte.

La minaccia dopo l’incidente nucleare non può essere vista dall’occhio umano e continua ad essere una preoccupazione per molte persone, soprattutto per le madri con bambini piccoli

ha dichiarato il presidente della Softbank Corp, affermando che ha prodotto questo aggeggio pensando a loro, anche se è evidente che si vuol sfruttare la fobia per arricchirsi. Il pensiero però, a livello commerciale, è ottimo visto che la paura è tanta e visto che i giapponesi sono così amanti della tecnologia, siamo sicuri che il telefonino andrà a ruba.

[Fonte: Treehugger]

Photo Credits | Thinkstock

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