REDD: il programma con cui le Nazioni Unite vogliono salvare le foreste

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Evitare la deforestazione, attraverso lo schema delle Nazioni Unite che ha fatto parte dei negoziati sul clima a Copenaghen, è stato uno dei pochi settori in cui i Paesi si sono trovati sostanzialmente d’accordo. Denominato REDD (riduzione delle emissioni da deforestazione e degrado forestale nelle nazioni in via di sviluppo), il programma è una collaborazione tra ONU, FAO (Food and Agricolture Organization), UNEP (il programma ambientale dell’ONU) e UNDP (programma per lo sviluppo dell’ONU).

Yemi Katerere, capo del programma REDD, ha spiegato alla Cnn le proposte del suo programma:

In teoria REDD è un sistema per fornire incentivi per i Paesi a non tagliare le foreste. Il sistema di incentivazione è in sostanza che i tuoi alberi valgono di più in piedi che tagliati. È possibile ottenere una ricompensa per non tagliare i boschi.

L’idea è molto semplice: se la funzione delle foreste pluviali, come la cattura di carbonio, la funzione idrografica, regolazione del clima e biodiversità, viene riconosciuta, il loro valore salirà.

La distruzione delle foreste pluviali del mondo è stimata che contribuisca fino al 20% delle emissioni totali di gas ad effetto serra. Il REDD prevede una situazione in cui

i diversi servizi possono essere commercializzati e pagati, incentivando i redditi di altre comunità emarginate.

Molti progetti pilota sono già in corso. Nel 1997, quando il protocollo di Kyoto è stato adottato, il ruolo delle foreste nello stoccaggio del carbonio non era stato ancora riconosciuto. Le proposte per ridurre le emissioni della deforestazione sono state introdotte dai governi di Papua Nuova Guinea, nel dicembre 2005, durante i colloqui COP11 in Canada. Si spera ora che i colloqui di Copenaghen potranno sfruttare i progressi compiuti fino ad oggi.

Più di 30 modelli di come dovrebbe funzionare il programma sono state proposti da parte dei Paesi, gruppi di Paesi e organizzazioni non governative. I critici del programma REDD sostengono che consente ai Paesi più ricchi di evitare alcuni dei loro obblighi alle emissioni, consentendogli di non tagliarle completamente. Altri sostengono che con queste misurare ciò che viene conservato è la quantità di carbonio che viene immagazzinata, la quale si rivelerà incredibilmente difficile da quantificare.

Ma Katerere ha affermato che un programma imperfetto che può essere migliorato è meglio di niente.

Dovremmo smettere di concentrarci sui temi negativi del REDD e iniziare a guardare gli aspetti positivi. A breve termine, il REDD offre di utilizzare il maggior potenziale di attenuazione ad un prezzo accessibile ed è la soluzione più efficace.

[Fonte: Cnn]

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