Una politica economica contro la deforestazione: il disegno di legge Lieberman-Warner

di Redazione 3

Nei Paesi poveri e sottosviluppati si fa del denaro, abbattendo le foreste. Questi Paesi potrebbero essere pagati per non tagliare i loro alberi? Sembrerebbe di si, a quanto emerge dalla nuova politica economica americana volta a bloccare i cambiamenti climatici, guadagnandoci. Per la serie agire eco è giusto, ma se ci si guadagna pure è anche meglio, ecco emergere nuove prospettive economiche salva foreste.

E’ risaputo che le piante funzionano come dei veri e propri pozzi di assorbimento del carbonio, che altrimenti si libererebbe tutto nell’atmosfera.
Nel 1997, i firmatari del protocollo di Kyoto, aggiunsero una piccola clausola: gli “inquinanti” avrebbero potuto controbilanciare la produzione di gas serra, piantando nuove foreste. Questo includeva anche la possibilità per alcune grandi corporazioni di compensare le emissioni prodotte in un Paese, piantando alberi in un altro.
E se creare nuove foreste è un beneficio, non lo sarebbe ancora di più preservare quelle esistenti?


Negli Stati Uniti hanno dunque pensato bene di creare dei crediti contro la deforestazione che verranno distribuiti ai Paesi in via di sviluppo e pagati dalle industrie e multinazionali che hanno bisogno di diminuire le loro emissioni e di controbilanciare il danno all’ambiente.
Il disegno di legge è stato proposto dai senatori Joe Lieberman e John Warner. I crediti sono limitati e questo per scoraggiare le industrie ad aumentare le emissioni pur di non pagare un conto salato.
Ma se proprio decidessero di acquistarli, i fondi andrebbero tutti ai Paesi in cui è in corso la deforestazione, come l’Indonesia e l’Amazzonia.

Non più piantare nuovi alberi il conto da pagare per le emissioni eccessive, ma tutelare i polmoni verdi del Paese già esistenti. Questa in sostanza l’idea, considerata però non fattibile da molti, perchè se un governo non controlla direttamente una foresta è impossibile che riesca a preservarla.
Vedremo come andrà a finire… certo è che iniziative del genere sono apprezzabili, dal momento che coinvolgono direttamente i governi dei Paesi industrializzati in problemi a loro apparentemente lontani, come la deforestazione nei Paesi in via di sviluppo.

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