Quanto inquiniamo dormendo?

L’idea che dormire contribuisce ad inquinare sembra un po’ strana, ma è così. Il sonno può sembrare l’attività più ecologica che ci sia perché in quel momento non stiamo consumando, non siamo alla guida, non teniamo le luci accese (almeno la maggior parte di noi), e se siamo bravi ecologisti teniamo spento il termostato e gli elettrodomestici. Insomma come facciamo ad inquinare?

Secondo il periodico dell’Observer, il 5% dei britannici che regolarmente dorme meno di cinque ore a notte utilizza il 16% in più di energia elettrica, il 9% di gas in più e consuma e brucia più di 1,5 grammi in più di grasso corporeo ogni 24 ore rispetto a al 6% dei britannici che dorme più di nove ore al giorno.

Nucleare di terza generazione

Nucleare di terza generazione

Le tecniche di progettazione delle centrali nucleari possono essere divise in generazioni. La prima generazione è stata sviluppata nel secolo scorso, più precisamente tra gli anni ’50 e ’60 e questo tipo di centrali elettriche non è più in uso. Le centrali nucleari di seconda generazione hanno iniziato la loro “vita” negli anni ’70 e la grande maggioranza delle centrali nucleari oggi funzionanti sono state costruite su questi principi, con gli opportuni aggiustamenti.

La terza generazione dei reattori nucleari nasce invece sul finire degli anni ’90. Il primo reattore di questo tipo è stato costruito in Giappone nel 1996 ed il suo design è stato approvato anche per l’Europa. La tecnologia è migliorata rispetto alla seconda generazione, e più precisamente i miglioramenti riguardano il carburante, la superiore efficienza termica, i sistemi di sicurezza passiva, la progettazione standardizzata per la manutenzione ridotta e minori costi. Inoltre i miglioramenti nella tecnologia dei reattori hanno portato ad una durata più lunga di funzionamento (60 anni di attività, estensibili fino ad oltre 120 anni di funzionamento prima di rendere la sostituzione un processo necessario). Molto più dei reattori di seconda generazione che duravano 40 anni estendibili ad 80. La sicurezza di questi reattori è molto maggiore rispetto ai loro predecessori tanto che si calcola una riduzione di circa 20 volte del rischio di incidenti gravi.

Venti più lenti? Ricerca francese “accusa” gli alberi

Cambiamenti climatici, alberi e costruzione di nuovi edifici. Questi, secondo una recente ricerca dell’università di Versailles Saint Quentin, in Francia, i responsabili del rallentamento del vento registrato negli ultimi trent’anni.
Nello specifico, i ricercatori attribuiscono alla variazione delle correnti di alta quota, correlata ai mutamenti climatici, il 10-50% della diminuzione, all’aumento della vegetazione un 25-60% di responsabilità nel rallentare le correnti d’aria e ai nuovi palazzi edificati un contributo minore.

Poveri alberi, accusati di favoreggiamento della prostituzione (la notizia, diffusa dal WWF, fu poi smentita dalla Regione Abruzzo), ora di rallentare il vento e di mettere a rischio la produzione del comparto energetico dell’eolico!
I venti sarebbero, e il condizionale è d’obbligo, più lenti nell’emisfero Nord a causa degli alberi sempre più numerosi e fitti. E la deforestazione, il rischio idrogeologico? Sono dunque un lontano ricordo se gli alberi sarebbero diventati addirittura troppi, tanto da dar fastidio al vento? Come interpretare questa notizia?

Enea, oggi ripartono i reattori sperimentali

I reattori nucleari del Centro Ricerche Casaccia, il principale complesso di impianti e laboratori Enea (Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’Energia e lo sviluppo economico sostenibile) in Italia, oggi sono stati riaccesi per festeggiare il 50^ anniversario della Casaccia.
Aperta nel 1960, la struttura Casaccia nei pressi di Roma, è da sempre il laboratorio di formazione dei tecnici italiani sull’energia nucleare e sui reattori e attualmente, a seguito delle normative varate in campo energetico e nucleare, l’Enea si pone come strumento di divulgazione scientifica e tecnica necessario nell’attuale situazione politica e ambientale, relativa al nucleare.

Per l’occasione sono stati riavviati, ufficialmente, i reattori nucleari Tapiro e Triga, ossia Taratura Pila Rapida a potenza 0 (Tapiro) e Training, Research, Isotopes, General Atomics-Reattore casaccia 1 T (Triga). I due reattori durante questi anni non sono stati tuttavia disattivati del tutto, ma sono stati impiegati per ricerche nel campo della medicina nucleare. Il loro utilizzo può spaziare dall’automobilistica, all’industria petrolifera, aerospaziale e persino nell’arte, per compiere analisi non distruttive dei pigmenti e dei materiali di fattura delle opere artistiche.

Rifiuti: Lombardia, Giornata del riuso a Brescia

Sabato prossimo, 23 ottobre 2010, nel Comune di Brescia c’è la “Giornata del riuso“, un importante appuntamento per permettere di recuperare e riutilizzare i rifiuti nell’ambito delle azioni previste dal Piano regionale. Per l’occasione ci sono quattro oratori convenzionati dove, tra l’altro, sarà possibile lasciare un annuncio nelle cosiddette “bacheche del riuso” nel caso in cui il cittadino bresciano fosse impossibilitato al trasporto dei rifiuti in quanto pesanti e/o troppo ingombranti.

Via libera quindi, per venerdì prossimo, alla consegna di rifiuti quali i complementi d’arredo, i mobili, anche se sono smontati, gli accessori per bambini, i giocattoli vecchi ed elettrodomestici al fine di andarli a destinare a chiunque volesse poi riutilizzarli. Al termine della “Giornata del riuso“, e dopo che i rifiuti consegnati saranno stati oggetto di scambio, la Onlus Cauto si occuperà di riciclare tutti i rifiuti rimasti e di stimare il quantitativo stesso di rifiuti che grazie all’iniziativa non sarà prodotto.

Smog

Smog

Lo smog, dall’unione dei termini inglesi smoke (fumo) e fog (nebbia) indica una forma di inquinamento atmosferico. La parola viene coniata nei primi anni del secolo scorso, in occasione di un convegno sulla salute dei cittadini (1905). Stava ad indicare un particolare fenomeno atmosferico, oggi invece lo smog è una forma di inquinamento che si manifesta con nebbia e foschia negli strati più bassi dell’atmosfera, e con specifiche condizioni atmosferiche, quali l’assenza di vento e le inversioni termiche nelle basse quote.

Lo smog di cui si parlava nel secolo scorso, lo smog di tipo tradizionale, rappresentava invece la coltre di nebbia che si diffondeva nelle città industriali, a cominciare da Londra, dove i fumi emessi dalla combustione del carbone, ricchi di zolfo, si combinavano con l’acqua atmosferica formando uno strato di nebbia composta da acido solforoso e acido solforico, irritante per gli occhi e per le vie respiratorie, ma anche dannoso per gli ecosistemi acquatici e per le piante. Inoltre la forte acidità dello smog di Londra, anche detto smog invernale perché si manifesta in uno specifico periodo dell’anno, corrodeva edifici e monumenti.

Costa Rica, primo Paese emissioni zero entro 2012

Entro il 2012 il Costa Rica diventerà il primo Paese del pianeta carbonio neutrale, ovvero a emissioni zero. Lo annunciava, già tempo fa con orgoglio e convinzione, Ana Lorena Guevara, viceministro per l’Ambiente e per l’Energia, e lo ricorda a Cuneo in occasione dell’ VIII Forum internazionale sul vivere sostenibile organizzato dall’associazione Greenaccord svoltosi dal 13 al16 ottobre 2010.

Lorena Guevara sceglie di dare una spinta d’accelerazione alla linea politica portata avanti dal Presidente  Laura Chinchilla. Linea politica peraltro già virtuosa e “avanti anni luce” rispetto a quella dei Paesi del Sud America come  di molti Paesi europei. Il Paese vanta una tradizione politica virtuosa già dal 1948 anno in cui si abolì l’esercito dirottandone i fondi su educazione e cultura, fondi che oggi vengono investiti anche per l’ambiente.

Il segreto del nostro stato- spiega il vice-ministro- risiede nel sistema decisionale democratico, in un forte investimento sull’educazione e sulla salute, resi possibili dai fondi risparmiati grazie all’assenza di forze armate e in un diffuso sistema di tutela della nostra biodiversità e delle risorse naturali che ci spingono a rifiutare investimenti industriali ed economici che potrebbero mettere a repentaglio questi elementi essenziali.

Campagna del 10:10, aderiscono 4 Capitali

Città del Messico e Parigi si sono ieri aggiunte alle altre capitali del mondo che hanno sottoscritto la campagna del 10:10 in favore del clima. I sindaci di Amsterdam, Zagabria, Parigi e Città del Messico hanno annunciato questa settimana l’intenzione di tagliare le emissioni di carbonio delle loro città del 10% nel prossimo anno.

La campagna 10:10, sostenuta dal Guardian, è già partita in 40 Paesi con 3.000 aziende e 100.000  firme di celebrità e normali cittadini che vogliono vedere il proprio Governo impegnarsi di più per difendere l’ambiente. Questa è la prima volta che le capitali hanno sottoscritto l’accordo, hanno affermato gli attivisti.

Dell eletto produttore IT più verde dell’anno

Newsweek ha scelto le aziende che negli Stati Uniti (ma si sa che hanno riflessi in tutto il mondo) nell’anno si sono concentrate maggiormente in investimenti ecologici, stilando così la classifica delle 100 aziende più verdi. Nel settore più delicato, quello dei produttori elettronici, il primo posto è stato assegnato a Dell, seguito da HP e IBM.

Secondo Newsweek, Dell ha guadagnato un punteggio perfetto al 100% in questo modo:

Dell ha ottenuto un punteggio elevato per le sue politiche ambientali forti, compreso il riciclaggio gratuito dei prodotti in tutto il mondo e un divieto di esportazione di rifiuti elettronici nei Paesi in via di sviluppo. Ma mentre le politiche sul benessere possono conquistare la fiducia dei potenziali clienti, offrire prodotti più efficienti aumenta le vendite. E Dell ha capito come fare entrambe le cose, con la progettazione di computer desktop e portatili che consumano il 25% in meno di energia rispetto ai sistemi di produzione del 2008. Questi sforzi fatti da Dell, insieme ad altri, hanno fatto risparmiare ai propri clienti più di 5 miliardi di dollari in costi energetici nel corso degli ultimi anni.

Ecosistema urbano 2010: Belluno, Verbania e Parma città più sostenibili d’Italia

L’ecosistema urbano è difettoso e la sua efficienza diminuisce esponenzialmente all’aumentare delle dimensioni della città. Roma, con la sua mobilità pubblica menomata e in continua corsa con le auto private onnipresenti anche in centro, Napoli e Palermo, sommerse dai rifiuti ed incapaci di una raccolta differenziata efficiente, sono in emergenza ambientale e sprofondano giù in classifica insieme a tutte le città con più di mezzo milione d’abitanti.

L’unica grande città che galleggia ostinatamente a metà classifica è Torino.  Milano, in attesa dei raggi verdi, peggiora in tutti gli indici di qualità dell’aria: per due mesi in tutto si è respirato ozono più che ossigeno, con tutto ciò che ne consegue (l’anno scorso i giorni di esposizione erano stati una quarantina).
Il fallimento delle grandi città è dovuto principalmente alla qualità dell’aria: Palermo, Napoli e Roma restano stabilmente avvolti nelle nebbie chimiche. Questo dato allarmante è correlato al malfunzionamento dei trasporti pubblici o ad una loro insufficienza o, peggio, alla mancanza di una politica necessaria quanto impopolare di divieti e ztl che induca all’uso dei mezzi collettivi. Palermo passa da 110 viaggi per abitante all’anno a 44 appena, e anche Napoli e Genova peggiorano.

Summit sulla biodiversità di Nagoya, il discorso di apertura di Djoghlaf Ahmed

Si sono aperti ieri a Nagoya, in Giappone, i lavori di COP10, il summit dedicato alla biodiversità che si protrarrà fino al 29 ottobre prossimo e che vede partecipi 193 Paesi uniti per studiare strategie comuni volte a tutelare la diversità biologica. Programmi condivisi nell’ottica del rispetto degli obiettivi firmati dagli Stati membri della Convenzione (Cbd) siglata diciassette anni fa, ed incentrati su tre punti cardine della conservazione della biodiversità, dell’uso sostenibile delle risorse e della divisione equa dei benefici derivanti dalle risorse genetiche.

Djoghlaf Ahmed, segretario esecutivo della convenzione sulla diversità biologica, nel corso della sessione di apertura della decima Conferenza delle Parti ha spiegato che le nazioni riunite a Nagoya rappresentano la famiglia dei popoli del mondo e che quella in corso è la più grande conferenza sulla biodiversità della storia della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica.

Emissioni CO2 per bottiglia di vino, il calcolo della Salcheto

L’idea di calcolare le emissioni di anidride carbonica per ogni bottiglia di vino prodotta, è venuta ad una azienda vitivinicola della provincia di Siena, la Salcheto di Montepulciano.

Il calcolo dell’inquinamento, il primo in tutta Europa, è basato sui valori della Carbon Footprint, ossia l’impronta di carbonio che misura l’impatto delle attività umane sull’ambiente, in termini di gas serra e di diossido di carbonio prodotti. Il risultato? La produzione di una bottiglia di vino costa all’ambiente 1,83 Kg di CO2.