Vai al contenuto
Home » Nel Mondo » Europa » Cosa sono i termovalorizzatori?

Cosa sono i termovalorizzatori?

termovalorizzatore.jpg

Da quando è scoppiato il caso rifiuti a Napoli abbiamo cominciato a sentir nominare tante parole nuove, o poco conosciute ai più. Una di queste è “termovalorizzatore“. Questa che sembra una parola buona, che scomposta sembra significare “valorizzazione del calore”, quindi una cosa positiva, la vediamo però associata a proteste e a significati negativi.

Cerchiamo di capirne di più. I termovalorizzatori hanno acquisito questo nome, a mio avviso, per indorare la pillola ai cittadini. Infatti prima questi enormi macchinari erano chiamati inceneritori, e siccome il nome non è che fosse molto incoraggiante, si è pensato, per calmare gli animi, di battezzarlo con qualcosa di più positivo.


Ma in realtà ciò che questi macchinari fanno è quello per cui erano nominati prima: inceneriscono i rifiuti. Il suffisso “-valorizzatore” è stato aggiunto quando si è trovato il modo per ricavare energia elettrica dal processo di incenerimento. Infatti, una volta bruciati i rifiuti, essi producono del vapore, che va a produrre elettricità (un pò come il principio delle vecchie locomotive a vapore, in cui era il carbone ad essere bruciato).
Questi macchinari hanno una doppia valenza. Oltre a produrre energia elettrica, il loro utilizzo viene preceduto dalla separazione del materiale combustibile da quello che combustibile non è (ad esempio il vetro, o i metalli), dando vita ad una sorta di “raccolta differenziata”, e dando la possibilità del riutilizzo dei materiali riciclabili. Peccato che però molto spesso non sia così.

Il vero problema di questi termovalorizzatori è l’inquinamento che producono. Infatti essi sono nati principalmente per ovviare alle discariche al cielo aperto, che oltre ad essere dannose per l’ambiente e per l’uomo, potevano portare anche malattie in caso di infiltrazioni di animali. I termovalorizzatori dovrebbero essere coperti, e invece molto spesso sono all’aria aperta, permettendo di rilasciare nell’atmosfera nanoparticelle di prodotti altamente tossici come la diossina, che finendo nei polmoni attraverso l’aria che respiriamo, potrebbero portare, nel lungo termine, a malattie dell’apparato respiratorio, o addirittura tumori.
Per questo motivo tutti ne esaltano l’utilità, ma vige la sindorme del “Not in my Courtyard”, cioè non nel mio cortile.
Purtroppo i danni alla salute non sono effettivamente quantificabili, in quanto non sono mai stati fatti degli studi approfonditi, e coloro che si dichiarano esperti nel campo sostengono che i danni, con le nuove tecnologie, sono dimezzati o addirittura assenti, mentre altri luminari sostengono il contrario.

Altro aspetto che fa arrabbiare quei (pochi) cittadini informati è che gli inceneritori sono pagati con i soldi pubblici. Nel 1992 il Comitato Interministeriale Prezzi (CIP) emise una delibera (la numero 6), con la quale stabili’ una maggiorazione del 6% del prezzo dell’elettricità pagato dai consumatori finali. Il ricavato avrebbe dovuto essere utilizzato per promuovere le energie rinnovabili, acquistandole dai produttori ad un prezzo superiore a quello di mercato. L’obiettivo era spingere le aziende energetiche a riorientare la loro produzione verso le energie rinnovabili.
Nella formulazione della norma però, accanto all’espressione “energie rinnovabili” fu aggiunta l’estensione “o assimilate“, e così sono nati i cosiddetti Cip6, cioè i termovalorizzatori.
La cosa che quindi fa rabbia è che prima di tutto quel denaro poteva essere usato per le fonti “solo” rinnovabili, quali solare, eolico, ecc.,finanziate per ora solo con il 24% di quei soldi; e poi che quello stesso denaro, anzichè finanziare degli inceneritori, sarebbe potuto essere investito per promuovere il riciclaggio, molto più utile e soprattutto meno dannoso per la salute.

La termovalorizzazione però non è vista così male fuori dall’Italia. In tutta Europa infatti ci sono oltre 350 impianti funzionanti, e solo in Francia ce ne sono 123, mentre a Vienna ce ne sono 3 addirittura dentro la città. In Italia sono presenti 48 termovalorizzatori, tra cui quello di Brescia, considerato il migliore al mondo. In alcuni paesi come quelli Scandinavi o in Germania i rifiuti arrivano ad essere smaltiti per oltre il 50% in questi macchinari, a differenza dell’Italia in cui viene bruciata solo il 10% dell’immondizia, e anzi, la Germania continua ad acquisire quella italiana.
A questo punto un dubbio viene. Se in Italia questi termovalorizzatori sono visti così male, è perchè non sono efficienti, cioè negli altri Paesi le emissioni sono limitate, mentre qui sono di più, o è solo una questione di cattiva informazione?
Panoramica sulla privacy

Questo sito Web utilizza i cookie per consentirci di offrire la migliore esperienza utente possibile. Le informazioni sui cookie sono memorizzate nel tuo browser ed eseguono funzioni come riconoscerti quando ritorni sul nostro sito web e aiutando il nostro team a capire quali sezioni del sito web trovi più interessanti e utili.

Puoi regolare tutto le impostazioni dei cookie navigando le schede sul lato sinistro.