Ancora sul ritorno al nucleare italiano, il dibattito è acceso da tempo ed è destinato a farsi sempre più infuocato. Allontaniamoci per un attimo da spot e controspot, sicurezza e scorie, comuni favorevoli a patto che e regioni contrarie, e parliamo di occupazione. Appena martedì discutevamo del potenziale delle rinnovabili nel creare nuovi posti di lavoro riferendo l’opinione di Epifani sui green jobs come trampolino di lancio per risollevare l’economia. Oggi parliamo dei nuclear jobs, in riferimento ai dati presentati da un recente studio commissionato dall’Enea e realizzato dagli scienziati dell’agenzia Giuliano Bucei e Stefano Monti.
Se n’è discusso ieri a Roma, a margine di un convegno, promosso dall’Agenzia,sulla formazione e le risorse umane, delle stime occupazionali nel settore atomico da qui a dieci anni. Le cifre parlano di almeno 10 mila esperti da impiegare nel prossimo decennio, volendo dare per assodata la realizzazione del programma nucleare italiano nella sua interezza, ovvero la costruzione e la messa in funzione di otto reattori di terza generazione.
L’Abruzzo punta alla riduzione delle emissioni di CO2 pari al 20% entro il 2020. E lo fa grazie al sostegno dell’Unione Europea che ha stanziato per le politiche di sviluppo delle rinnovabili ed il risparmio energetico una somma pari a 35 milioni di euro, frutto di una rimodulazione concordata dell’asse II energia del Por Fers 2007-2011.