Navi dei veleni, le immagini shock di Greenpeace dalla Somalia (fotogallery)

di Redazione Commenta

Luglio 1997, Somalia. Nel corso dei lavori per la costruzione del porto Eel Ma’aan (ci teniamo a precisare, realizzato da imprenditori italiani) vengono interrati numerosi container di provenienza sconosciuta. La magistratura indaga, anche sulla base delle numerose testimonianze, e scopre che nel periodo dal 1990 al 1997 la terra somala è oggetto di un traffico illecito di rifiuti pericolosi che vengono seppelliti nel suolo africano e fatti scomparire per sempre. Compaiono ombre anche sulle indagini per il ritrovamento del relitto Cunski al largo di Cetraro:

Il Ministero britannico della Difesa ha offerto al governo italiano mezzi e personale qualificato per effettuare le ricerche sottomarine a un prezzo inferiore rispetto a quello proposto da Mare Oceano, di proprietà della famiglia Attanasio, che ha effettuato l’operazione. Perché l’offerta britannica è stata rifiutata? Quali sono i termini del contratto della Mare Oceano? Non ce lo dicono! Sappiamo, però, che Diego Attanasio è coinvolto nel caso “Mills-Berlusconi”.


Scrive Greenpeace:

Dall’epoca delle prime “navi dei veleni” (1987-1989), con nomi di navi ormai noti (dalla Lynx alla Radhost, alla Jolly Rosso, Cunski, Rigel, solo per citarne alcune) si passa a nomi di soggetti imprenditoriali come la ODM (Ocean Disposal Management), la Instrumag AG, la International Waste Group SA, la Technological Research and Development Ltd basate in Svizzera, Lichtenstein, Inghilterra ma non estranee alla creazione di imprese sussidiarie in esotici paradisi fiscali, come le British Virgin Islands o Panama.

Tra i Paesi esportatori di veleno compare l’Italia, tra i punti di snodo spicca la Romania, mentre l’approdo dei carichi illeciti tocca diverse terre, dal Libano alla Somalia, da Haiti alla Costa d’Avorio. Paesi carenti in infrastrutture e nei quali latita un controllo statale nella gestione dei rifiuti.
Greenpeace oggi pubblica sei foto che testimoniano l’insabbiamento dei carichi illeciti provenienti da navi tossiche. Sei immagini shock delle navi dei veleni e delle operazioni di smaltimento illegale ad Eel Ma’aan. Scatti che vogliamo pubblicare e che non necessitano di ulteriori spiegazioni. Per maggiori approfondimenti scaricate il pdf del briefing dell’inchiesta realizzata da Greenpeace, dal titolo Le navi tossiche: lo snodo italiano, l’area mediterranea e l’Africa.

[Fonte: Greenpeace]

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