Mammut ritrovato in Siberia, la clonazione è possibile e sarà tentata

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La femmina di mammut ritrovata in Siberia, su di un’isola dell’arcipelago Ljachov nel mare di Laptev, ha dato adito a molte teorie su una sua possibile clonazione. In verità, stando alle dichiarazioni degli esperti, la clonazione è possibile. Ma verrà davvero realizzata?

Il cadavere di un mammut femmina di 50 o 60 anni, ritrovato non da molto in Siberia, ha un che di molto particolare: per le sue condizioni di conservazione è stato possibile estrarne delle quantità di sangue non trascurabili che ne permetterebbero la clonazione.

L’università di Yakutsk e la Sooam Biotech sud coreana hanno stretto un accordo, dopo il ritrovamento, per la clonazione dell’esemplare. Il mammut in questione (non se ne rinveniva uno da 112 anni), è morto intrappolato in una palude e la parte inferiore del corpo si è conservata straordinariamente bene, tanto che gli scienziati hanno parlato, oltre che della fuoriuscita del sangue, anche di carne ancora fresca.

Ciò ai fini della clonazione è rilevante poiché gli esperti sperano di individuare cellule intatte, fondamentali per la riuscita dell’operazione. Ma verrà davvero clonato, questo mammut? In realtà le circostanze indicano che la Sooam Biotech Research Foundation fa sul serio. La fondazione nel 2005 aveva già clonato un cane, e ora su questo tentativo c’è la massima determinazione. Il reperto, intanto, sarà analizzato da team di scienziati provenienti da varie parti del mondo, ed è talmente considerato di valore, il reperto, che il capo del Museo dei Mammut dell’Università di Yakutsk, Semyon Grigoryev, si rifiuta di indicarne la collocazione temendo un possibile furto.

La fondazione coreana sembra intenzionata a mettere in atto la clonazione di questo esemplare risalente a una data compresa tra 10 mila e 15 mila anni fa, e a detta di molti esperti che ovviamente sono stati interpellati per l’occasione, non è escluso che riesca nell’intento.

Photo credits | Plutone (NL) su Flickr

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