Nucleare, cinque motivi per dire no

di Paola P. 4

Ritorno al nucleare in Italia: su un totale di 3523 persone che hanno risposto al nostro sondaggio, l’81%, pari a 2869 voti, è contrario alla costruzione di centrali atomiche nel nostro Paese. Il 16%, 574 voti, si dichiara favorevole, il restante 3%, 80 voti, non ha ancora preso posizione.

Sulle cinque principali buone ragioni per dire no al nucleare italiano ci scrive Giuseppe Casillo, studente di Scienze Politiche dell’Università del Molise, elencando motivi di ordine economico, tecnico, strategico, di salute e ambientali. Li pubblichiamo volentieri e ovviamente restiamo a disposizione di chiunque voglia scriverci per esporre una posizione diversa.

  • Motivi economici. Con il nucleare non si ridurranno i costi in bolletta.

 

L’energia proveniente dal nucleare costa 0,03€/chilowattora, contro gli 0,02€/chilowattora dell’idroelettrico e del carbone, gli 0,04€/chilowattora del gas, 0,05€/chilowattora del biogas, gli 0,12€/chilowattora delle celle a combustibile. In questi calcoli però mancano i costi di costruzione degli impianti, mancano i costi di smantellamento degli impianti, mancano i costi opportunità, le esternalità ed i costi di stoccaggio delle scorie. […]  Il costo di una centrale elettronucleare moderna si aggira intorno ai 5 miliardi di Euro, prendendo come riferimento la più moderna centrale elettronucleare europea in costruzione in Finlandia. Stiamo parlando di circa 2800€/Mw, contro gli 800€/Mw di una centrale turbogas. La vita operativa di una centrale elettronucleare di terza generazione è intorno ai 50 anni: si stima che l’Italia per smaltire i 58.000m3 di rifiuti radioattivi prodotti dalle sue 4 centrali nucleari, le quali hanno lavorato per un complessivo di 75 anni, ha speso finora 2 miliardi di Euro. Lo smantellamento delle 4 centrali italiane è finora costato 2 miliardi di Euro, ma non sarà ultimato prima del 2030. […] A questi costi “reali”, vanno aggiunti i costi ambientali che comportano lo stoccaggio delle scorie radioattive ed i costi opportunità, derivanti dal fatto che lo Stato Italiano impiegherebbe ingenti capitali per lunghissimi periodi senza poterli utilizzare altrove.

  • Motivi tecnici. La scarsissima flessibilità produttiva delle centrali nucleari che

producono in maniera praticamente continuata ma non riescono a rispondere alle variazioni della domanda di elettricità. La domanda di elettricità varia molto sia nell’arco della giornata che nell’arco dell’anno, così che in alcuni momenti si hanno grandi quantità di energia inutilizzata ed in altri ci possono essere carenze. L’energia elettrica non è accumulabile, quindi grandi quantità di energia potrebbero andare perdute. Un caso emblematico è quello della Francia, che produce quasi l’80% della sua energia elettrica con il nucleare. L’Italia, come altri paesi europei, beneficia della situazione francese, potendo importare elettricità nei momenti in cui questa ha basso costo in conseguenza della sovrapproduzione. Viceversa, nei momenti in cui la richiesta francese eccede la capacità produttiva, sono gli stati esteri a vendere elettricità ad alto prezzo alla Francia. Il saldo netto fra import ed export, espresso in KWh, resta sempre a vantaggio della Francia, ma esprimendo il dato in termini economici, la differenza si riduce proprio in virtù del diverso costo dei due tipi di energia.

  • Motivi strategici. L’Italia non produce uranio:

gli “ammiratori dell’atomo” adducono come motivo principale del ritorno al nucleare il fatto che l’Italia non è produttrice di combustibili fossili e questi vengono estratti in aree politicamente insicure. Ciò che non dicono è che l’uranio, ovvero il combustibile delle centrali elettronucleari, è ad oggi prodotto in soli 9 Paesi al mondo, l’estrazione è controllata da sole 4 multinazionali e la produzione al 2010 è pari alla metà del fabbisogno mondiale. L’Italia quindi non è produttore di uranio ed il prezzo di questo ormai “prezioso” metallo è destinato a salire. Passare dai combustibili fossili all’uranio vuol dire passare da una fonte energetica insicura ad un’altra, mentre invece acqua, sole, vento e biomasse potrebbero darci energia praticamente pulita, sicura e rinnovabile!

  • Motivi di salute. Gli effetti dell’inquinamento radioattivo sull’essere umano e sugli animali

sono noti a tutti, così come sono noti a tutti i rischi che comporta un eventuale incidente nucleare come quello di Cernobyl o quello di Fukushima. Meno noti, invece, sono gli effetti che si possono avere nei pressi di una normale centrale elettronucleare in attività. Uno studio dell’Università di Mainz, in Germania, commissionato dal Governo Federale Tedesco nel 2008 ha riportato i seguenti risultati: nel raggio di 5km di distanza da una centrale c’è il 60% di possibilità in più di ammalarsi di cancro ed il 117% di possibilità in più di ammalarsi di leucemie rispetto al normale. Le percentuali si mantengono elevate fino a 50km di distanza dalle centrali nucleari. I tumori e le leucemie nei primi 5 anni di vita aumentano addirittura del 160% e del 220%. Sadao Ichikawa, direttore del laboratorio di genetica dell’Università di Saitama, ha sottoposto a radiazioni la pianta Commellina comunis, notando che cambiava colore da azzurro a rosa. Ne ha allora piantati attorno a 10 delle 55 centrali giapponesi e li ha monitorati per cinque anni: erano sempre tutti rosa. Il fiorellino era quindi mutante. Nelle vicinanze della ex centrale elettronucleare del Garigliano secondo il Wwf “sono innumerevoli i casi di malformazioni fetali di piante, animali ed esseri umani e di tumori ed altre patologie direttamente riconducibili all’inquinamento radioattivo, nella zona di Sessa Aurunca, Castelforte (Latina), Minturno (Latina) e gli altri comuni vicini”. Quello tedesco è tuttavia il primo studio che fornisce la prova che i rischi per bambini di avere il cancro è in aumento in maniera proporzionale alla distanza dalla centrale, più vicino essi vivono a un impianto nucleare più cresce il pericolo. A questo punto vale la pena chiedersi se visti i rischi di incidenti e visti i rischi per la salute valga davvero la pena installare delle centrali nucleari nei luoghi che un giorno dovranno ospitare i nostri figli.

  • Motivi ambientali. Il costo ambientale del nucleare è immane:

Bisogna pensare che una scoria di terzo livello per dimezzare la sua radioattività impiega circa 10 000 anni e resta pericolosa per almeno 1 milione di anni. Ad oggi, nonostante diverse ricerche in questo campo, non esistono processi di bonifica per i rifiuti radioattivi che possono solo essere stoccati. Fino ad ora i luoghi maggiormente impiegati per lo stoccaggio sono stati vecchie miniere abbandonate e considerate impermeabili. Purtroppo esperienze come quella di Asse in Germania hanno dimostrato che il disastro ambientale è sempre dietro l’angolo e non c’è da scherzare con le scorie radioattive.

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Commenti (4)

  1. ho capito bisogna investire sulle fonti rinnovabili mi piace anche a me questa idea e la preferirei certamente a una centrale nucleare o qualsiasi altra centrale che inquini in maniera cosi forte, ma c’è da dire che le fonti rinnovabili son sono alcora giunte a un livello tale da fornirci tutta l’energia elettrica di cui abbiamo bisogno.
    a mio parere sarebbe improponibile spegnere le centrali in una europa che dipende circa il 60% da questa fonte, sapete la risposta:
    non avremmo l’elettricità in casa.
    non è possibile ricoprire l’italia con il fotovoltaico, poi i costi sono un’altro fattore se siamo pronti a pagare le bollette in maniera ancora più cara di quelle attuali, di cui già ci lamentiamo, tutto è possibile.

    1. non è possibile ricoprire l’Italia con il fotovoltaico: ah, no? 🙂 beh anche costruire centrali nucleari in un Paese come l’Italia è un tantino complicato, no? Risparmio ed efficienza energetica devono far diminuire i consumi e a quel punto le rinnovabili potranno soddisfare la richiesta, senza contare che il costo del fotovoltaico scenderà gradualmente con lo svilupparsi di nuove tecnologie e sarà sempre più efficiente ad un costo sempre minore, è un percorso che dobbiamo intraprendere e che darà i suoi frutti… anche il per il nucleare in fondo ci vogliono anni ed anni prima di poterne usufruire…

  2. I could not refrain from commenting. Well written!

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