Climate Day: la manifestazione per il clima che ha coinvolto tutto il mondo, tranne l’Italia (fotogallery)

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Gli attivisti contro il riscaldamento globale, hanno applicato la loro fantasia nei modi più incredibili nel corso degli anni, dal posare nudi su un ghiacciaio svizzero alle scalate sulle ciminiere a carbone delle centrali elettriche. Nella giornata di ieri hanno cercato qualcosa di nuovo: con l’obiettivo sollecitare a fare sul serio i Paesi di tutto il mondo nel raggiungimento di un accordo internazionale sul clima, una raffica sincronizzata di oltre 4.300 manifestazioni, dall’Himalaya alla Grande Barriera Corallina, si sono tutte concentrate sul numero 350.

Per alcuni eminenti scienziati del clima, come anche descritto in queste pagine, si tratta del limite massimo di concentrazione di biossido di carbonio nell’atmosfera sopportabile, misurato in parti per milione. Se la concentrazione fosse superiore a lungo, avvertono, il mondo può aspettarsi decenni di clima perturbato, innalzamento del livello del mare, siccità e carestia. La concentrazione attuale è 387 parti per milione.

Gli organizzatori hanno detto che il loro obiettivo, nel preludio ai colloqui sul clima di Copenaghen nel mese di dicembre, era quello di illustrare l’urgente necessità di ridurre le emissioni, sottolineando che il mondo ha già superato quota 350 due decenni fa. Eppure, pur convenendo che le emissioni senza sosta costituiscono un grave rischio, alcuni scienziati ed economisti hanno incentrato la loro politica climatica non prendendo sul serio tale soglia, ed anzi parlando di innalzare il limite a 450 ppm: un disastro.

Navi dei veleni: “le scorie portatele in Parlamento”

striscione navi dei veleni

La Calabria è stanca di aspettare, e per questo ieri è scesa in piazza, in diverse località della regione, per protestare contro l’immobilità del Governo italiano. Le cosiddette “navi dei veleni“, conosciute anche come “navi a perdere“, affondate dolosamente dalla mafia negli anni ’80, sono state scoperte mesi fa, ma dopo averne dato notizia, la vicenda è stata immediatamente messa a tacere.

Probabilmente per una questione di costi (troppo oneroso trovare ed eliminare le navi che inquinano la costa calabrese) o solo perché le priorità al momento sono altre, fatto sta che la popolazione di una delle regioni che più di tutte vive di turismo, si ritrova con la consapevolezza che la propria acqua è inquinata da scorie radioattive e non solo, ma nessuno le viene a togliere da lì.

Per protestare contro questo scandalo ieri Legambiente e WWF hanno organizzato diverse manifestazioni contro l’immobilità del Governo, a cui hanno partecipato giovani e anziani, studenti e lavoratori, politici locali e regionali, ed anche una delegazione dell’Italia dei Valori che, al fianco di qualche esponente del Partito Democratico, ha ammesso che questo scempio non è accettabile, e denuncia, come dice lo stesso Antonio Di Pietro, una “legalità violentata”.

La Svezia introduce l’etichetta dell’inquinamento sui prodotti alimentari

etichetta inquinamento svezia

Sapete per caso quanto ha inquinato il piatto che state per gustare? Se abitate in Italia o in qualche altro Paese europeo, credo di no. D’ora in avanti gli svedesi lo sapranno. Quando il popolo scandinavo acquisterà qualche prodotto alimentare, oltre ad andare a vedere le informazioni nutrizionali, ora potrà consultare anche una “etichetta di carbonio” emesso. Sulle etichette si potrà leggere “il clima ha dichiarato: X kg di CO2 per ogni kg di prodotto”, così la gente saprà quanto gas a effetto serra il loro cibo contribuisce ad emettere, e soprattutto quanto sono responsabili del cambiamento climatico.

Secondo il New York Times, questa è parte di un esperimento che sta per essere lanciato dal Dipartimento Nutrizione del governo svedese:

Le nuove etichette che elencano le emissioni di anidride carbonica associate alla produzione di alimenti, dalla pasta di grano integrale agli hamburger del fast food, verranno visualizzate su alcuni articoli alimentari e menù dei ristoranti in tutto il Paese.

Il momento del solare è arrivato: costi diminuiti del 30% in 10 anni

pannelli solari domestici

E’ proprio vero che il mondo è ad un passo dalla svolta ecologica definitiva. Se fino a poco tempo fa molte famiglie erano scettiche sull’uso dei pannelli solari, in quanto troppo costosi e poco efficienti, ora si dovranno ricredere.

Un nuovo rapporto del Lawrence Berkeley National Lab, denominato “Il monitoraggio del Sole II: Il costo dell’energia fotovoltaica installata negli Stati Uniti dal 1998-2008”, mostra una diminuzione significativa dei costi di energia solare nel corso degli ultimi dieci anni (circa il 30%) e dimostra che ora è il momento giusto per passare al solare.

L’inquinamento da pesticidi porta ad un incremento di uropatie tra neonati

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Le donne che vivevano in villaggi irrorati con il DDT per ridurre la malaria, hanno dato vita al 33% in più di neonati con difetti urogenitali alla nascita. Questo è avvenuto tra il 2004 e il 2006, secondo una ricerca pubblicata sulla rivista Urology BJUI . Secondo tale ricerca, le donne che erano rimaste in casa nei villaggi disinfestati invece, avevano il 41% di possibilità in più di partorire figli con queste malattie, come la mancanza dei testicoli o problemi con l’uretra o il pene.

Gli autori suggeriscono che questo accade perché hanno passato la maggior parte del loro tempo nelle case in cui il DDT, ancora comunemente usato per uccidere le zanzare che causano la malaria, veniva spruzzato quotidianamente, anziché andare in luoghi non contaminati.

Non solo CO2, nei trattati internazionali si sottovalutano gli effetti di altri agenti inquinanti

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Come se ottenere un trattato globale sul clima non fosse già abbastanza difficile, Stacy Jackson, ricercatore della University of California di Berkeley, dice che dobbiamo cominciare a pianificare il futuro per un vertice che affronti specificamente a breve e medio termine le componenti del riscaldamento globale che fino ad ora sono state un po’ “tralasciate” come la fuliggine, l’ozono, e il metano.

Dal momento che queste sostanze provocano fino a metà del riscaldamento osservato nel periodo di tempo in cui permangono nell’atmosfera (dalle poche settimane della fuliggine, a qualche decennio per il metano), sarebbe prudente effettuare un’azione forte per mitigare i loro effetti, e non solo quelli della CO2 e di poche altre sostanze inquinanti prese in esame.

Parte dell’Alaska diventa area protetta per gli orsi polari

orso polare

Finalmente gli orsi polari hanno vinto la loro battaglia. Se il rischio di estinzione ancora non è stato completamente eliminato, almeno ora potranno godere di un’area molto vasta dove poter vivere e riprodursi senza che nè l’uomo nè le sue attività potranno ostacolarlo.

A deciderlo è stata l’Amministrazione del Presidente Barack Obama, la quale ha stabilito che un’area di 520 mila chilometri quadrati in Alaska (più grande dell’Italia ed un terzo della terra dello Stato che la ospita) sia destinata all’orso polare, e nessuno potrà entrarvi, se non per rilevazioni scientifiche. L’orso polare, simbolo degli animali in via d’estinzione insieme al panda, è entrato nella lista delle specie minacciate solo nel 2008, dopo che numerose polemiche e rivolte degli ambientalisti hanno costretto l’amministrazione Bush, dopo anni di sfruttamento proprio del territorio del Nord America, ad ammettere che si tratta di una specie a rischio.

Aumento del livello delle acque, secondo la Nasa arriverà a 7 metri entro il 2100

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Alcuni studiosi dicono che, alla fine del secolo, se non si farà nulla per diminuire l’inquinamento, il livello delle acque in tutto il mondo salirà di mezzo metro. Secondo altri i metri saranno 3. C’è molta confusione in questo campo, visto che fare previsioni da qui ai prossimi 90 anni non è semplice. A fare un po’ di chiarezza ci pensa James Hansen, direttore del Goddard Institute for Space Studies della Nasa, intervistato da Repubblica.

Spiega Hansen che finora questa stima “ottimista” è stata effettuata perché:

prende in considerazione solo alcuni fattori, come la dilatazione termica dell’acqua per l’aumento della temperatura. L’elemento cruciale, la deglaciazione, non viene conteggiato per una ragione molto semplice: il modello non riesce a calcolarlo in modo affidabile e, nel dubbio, il dato viene omesso.

Lui invece l’ha calcolato, seppure in modo approssimato perché alcune variabili sono imprevedibili, ed è giunto alla conclusione che, entro il 2100, il livello delle acque potrà sollevarsi di 6-7 metri. Un disastro incalcolabile.

Chipotle: la prima catena di ristoranti ad energia solare

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Saranno molti i motivi, se siete o andrete negli Stati Uniti, per visitare la catena di ristoranti Chipotle, ma oggi ce n’è uno in più. A prescindere dalla bontà dei suoi prodotti, la catena messicana con sede a Denver, ha appena annunciato che sta compiendo un grande sforzo per diventare la prima ad essere alimentata ad energia solare. Ovviamente gli sforzi non potranno essere compiuti da soli, ma Chipotle sarà affiancata dalla partnership con Standard Renewable Energy, che installerà pannelli solari in tutti i suoi 75 ristoranti entro il prossimo anno.

I primi numeri ad essere noti, come sempre, sono quelli del risparmio di emissioni che si prevede di effettuare: circa 20.500 tonnellate di CO2 evitate ogni anno. L’installazione dei pannelli solari è in corso a Denver e Austin, per il Colorado, Dallas e San Antonio, in Texas. Chipotle ammette che l’iniziativa dell’energia solare è prevista principalmente per evitare tutte queste tonnellate di emissioni per gli anni a venire, ma anche perché, una volta completato, il Chipotle potrà vantarsi di essere il più grande produttore diretto di energia solare nel settore della ristorazione.

Enea, on line gli acquisti green

buy smart enea

L’Enea, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, ha lanciato finalmente on line il suo Buy Smart. Buy Smart è lo spazio web dedicato per il Green procurement for smart purchasing. Curato dall’Enea, responsabile per l’Italia, il sito ha l’obiettivo di promuovere finalmente gli acquisti verdi.

Un luogo virtuale, insomma, per l’acquisto di prodotti e servizi con determinate caratteristiche di sostenibilità ambientale: Green Public Procurement, o anche Gpp. Prodotti e servizi che stanno prendendo sempre più spazio nelle pubbliche amministrazioni di tutti i paesi europei. Anche nel Belpaese, che anzi è in posizione di ledership nel progetto.

Negoziati di Copenaghen: l’Ue approva il testo da discutere col resto del mondo

parlamento europeo lussemburgo

Gli allarmismi di scienziati ed esperti sono stati ascoltati. Chi temeva che l’Unione Europea, divisa tra scettici e realisti, potesse prendere sottogamba il prossimo incontro di Copenaghen, promosso dall’Onu, in cui si discuterà del futuro delle politiche mondiali sull’ecologia, può tirare un sospiro di sollievo.

L’Unione Europea ha approvato il testo di partenza, che anche se non è completamente rivoluzionario, è meglio (molto meglio) di quanto ci si poteva aspettare all’inizio. Tempo fa infatti il Parlamento europeo aveva ratificato l’accordo famoso del 20-20-20, il quale prevedeva una diminuzione delle emissioni del 20% entro il 2020. A tale risoluzione si opposero numerosi Paesi, tra i quali l’Italia, che avevano chiesto una soglia più bassa, intorno al 13%. Non solo le richieste dell’Italia non sono state accolte, ma la soglia è stata alzata fino al 30%. Un buon passo in avanti, anche se alcuni Paesi non europei hanno stabilito che per il 2020 tenteranno di arrivare quanto più possibile vicino al 100%.

In arrivo dalla Cina gli autobus elettrici che si ricaricano alla fermata

bus ultracapacitor

Se c’è un mezzo di trasporto che, prima degli altri, ha intrapreso la via dell’ecologia, questo è senza dubbio l’autobus. Nelle nostre città negli ultimi anni sono apparsi i bus ad idrogeno o elettrici. Si tratta di mezzi non inquinanti, ma che per generare l’energia di cui hanno bisogno, generano ugualmente delle emissioni. Ora anche quest’altro ostacolo potrebbe essere superato.

Un progetto americano, ma testato per la prima volta nella metropoli cinese di Shangai, ha individuato negli ultracapacitor la soluzione al problema. Si tratta di batterie elettriche simili (almeno nelle dimensioni) a quelle comunemente usate negli autobus elettrici. Ma con una piccola ma sostanziale differenza. Quelle usate oggi sono agli ioni di litio, le quali, per essere caricate, hanno bisogno di rimanere agganciate alla rete elettrica per qualche ora, consumando energia proveniente da centrali che, nella maggior parte dei casi, sono inquinanti. Gli ultracapacitor invece sono molto meno potenti, ma nemmeno la loro fonte emette CO2.

Usa: il Michigan elimina il 90% del mercurio emesso, gli Stati pro-ambiente diventano così 19

impianto a carbone michigan

Dopo molti anni di speranza e di attesa di questo giorno, il governo del Michigan ha finalmente completato i regolamenti per ridurre efficacemente le emissioni di mercurio dagli impianti energetici del 90% al di sotto del livello del 1999 entro il 2015. A spiegarlo è l’Associated Press, che ha reso noto che la popolazione dei Grandi Laghi può ora tirare un sospiro di sollievo.

In totale, questo significa una riduzione di 3.600 tonnellate di emissioni di mercurio all’anno. Per uno Stato che ha inquinamenti noti di mercurio in tutti gli 11.000 laghi, il mercurio non è solo un “piccolo problema”, visto che la pesca nel Michigan contribuisce ad oltre 2 miliardi di dollari per l’economia dello Stato. Ma, se il mercurio si trasforma in metilmercurio in acqua, si sposta lungo la catena alimentare fino nei pesci, i quali a loro volta diventano una minaccia per tutti coloro che li consumano. Il mercurio è responsabile, tra le altre cose, di un abbassamento de quoziente intellettivo nei bambini, così come dei problemi di vista, memoria e abilità motorie. Bambini e neonati sono particolarmente suscettibili di avvelenamento da mercurio. In quest’ottica di Welfare si dovrebbe leggere il provvedimento che dovrebbe essere preso da esempio da tutti.

Barriere coralline, un dettaglio economico da oltre 100 miliardi di euro

barriera corallina

Le barriere coralline del mondo ci permettono di risparmiare 172 miliardi dollari (115 miliardi di euro) ogni anno, ma sono sull’orlo del collasso a causa della inerzia politica. A spiegarlo è un economista-ecologista durante la conferenza Diversitas, sulla biodiversità globale, tenutasi a Cape Town, Sud Africa, nei giorni scorsi.

L’affermazione è stata fatta da Pavan Sukhdev, un economista del United Nations Environment Programme’s World Conservation Monitoring Centre di Cambridge, Gran Bretagna. Sukhdev è a capo di uno studio della Commissione europea intitolato The Economics of Ecosystems and Biodiversity (TEEB), un progetto internazionale di sensibilizzazione sui benefici economici della biodiversità.

In precedenza, era stato stimato che le barriere coralline ci facessero “guadagnare” circa 30 miliardi dollari l’anno (20 miliardi di euro) solo per attrarre i turisti, la tutela delle specie ittiche commerciali e la protezione delle coste dalle mareggiate.