Un organismo unicellulare creerà l’energia solare del futuro

Un antica forma di vita è stata sfruttata per creare una delle più recenti tecnologie per l’energia solare. I sistemi che possono essere sorprendentemente semplici da costruire, rispetto agli attuali con celle solari a base di silicio. Curiosamente, gli scienziati non sono sicuri esattamente di come funziona.

Forme di vita marina unicellulare denominate diatomee sono esistite per almeno 100 milioni di anni e sono in fondo alla catena alimentare, a sostegno della gran parte della vita negli oceani, ma hanno anche gusci rigidi che possono essere utilizzati per creare, in modo naturale, un straordinaria nanotecnologia.

Utilizzando la biologia nella produzione di semiconduttori convenzionali, i ricercatori della Oregon State University e Portland State University hanno creato una nuova colorazione in grado di sensibilizzare le celle solari, in cui i fotoni rimbalzano intorno come fossero in un flipper, colpendo questi coloranti e producendo energia elettrica. Questa tecnologia può essere leggermente più costosa rispetto ad alcuni approcci esistenti che inseriscono i coloranti nelle celle solari, ma sono potenzialmente in grado di triplicare la produzione elettrica, secondo le ultime stime.

L’auto multiproprietà, fotografia del car-sharing in Italia

Cambia la percezione dell’auto in Italia, da bene di possesso a puro servizio. Complice i prezzi astronomici della benzina, ora notevolmente più bassi, ma che quest’estate hanno depredato più di qualche tasca, le tasse, assicurazioni, bolli, eco-pass, parcheggi introvabili e con costi esorbitanti nelle grandi città, i cittadini italiani tornano a guardare alle quattro ruote come ad un mero mezzo per spostarsi. E allora volano anche le quotazioni del car-sharing, l’auto da bene singolo diventa multiproprietà, condivisa e condivisibile da aziende e privati per risparmiare sui costi ed inquinare meno.

Ma qual’è allo stato attuale delle cose la situazione del car-sharing nel nostro Paese? Se ne è parlato in occasione del IV Forum Nazionale del car-sharing organizzato a Roma da Ics (Iniziativa car-sharing), nel corso del quale è stata tracciata una vera e propria fotografia relativamente alla soddisfazione e all’utilizzo del servizio di condivisione delle auto da parte degli italiani.

Semina delle nuvole, scoperto ghiaccio pentagonale che può modificare i modelli meteorologici futuri

Gli scienziati dell’Università di Liverpool hanno scoperto un singolare tipo di ghiaccio con una struttura a catena composta da cinque lati che potrebbe essere utilizzato per modificare i modelli meteorologici futuri.
I ricercatori, in collaborazione con lo University College di Londra e il Fritz-Haber Institut di Berlino, hanno ricreato i primi stadi in cui l’acqua si condensa in materia – un processo fondamentale per la formazione delle nubi nell’atmosfera – analizzando come i due elementi, quello liquido e quello solido, interagiscano su una superficie piana in rame.

Il ghiaccio è stato raramente analizzato su scala nanometrica prima d’ora e gli scienziati hanno scoperto una catena di struttura dimensionale costituita da un pentagono a forma di anelli, piuttosto che le più comuni e diffuse formazioni di ghiaccio a strutture esagonali, come quelle che si possono osservare anche nei fiocchi di neve.
Questa scoperta potrebbe portare gli studiosi allo sviluppo di nuovi materiali per la semina delle nuvole, causando la pioggia laddove e qualora si riveli necessario per contrastare i cambiamenti climatici ed il surriscaldamento terrestre, nonchè il fenomeno conseguente della desertificazione sempre più esteso.

Penan, è di nuovo protesta

I Penan sono cacciatori-raccoglitori. Un popolo che non si arrende, e che scende per l’ennesima volta, pacificamente, per le strade. Perché devono affrontare una nuova emergenza, ed è per questo che devono lasciare i loro villaggi, nelle foreste del Sarawak, la regione malese del Borneo, e scendere in strada.

Qui la notizia. Perché le strade portano troppo spesso nella vita di questi indigeni motoseghe, bulldozer, e lo stupro della foresta che è la loro casa.

Obama all’industria automobilistica: “O ecologia o fallimento”

Ieri ha fatto il giro del mondo la notizia che Obama ha negato a Chrysler e General Motors ulteriori fondi per il salvataggio. Entrambi hanno presentato piani dettagliati indicando in che modo preferivano utilizzare il finanziamento pubblico per le loro imprese. Ed entrambi i piani sono stati considerati “non validi”.

Uno dei motivi è stato perché non erano “abbastanza ecologici”. Dopo aver respinto entrambi i piani, l’amministrazione Obama ha definito un percorso di fattibilità per entrambe le società, per poter richiedere nuovamente il finanziamento. La direttiva principale è stata sforzarsi maggiormente verso l’utilizzo di risorse e sviluppo della vendita di veicoli a basso consumo di carburante. In pratica gli ha detto che se vogliono i finanziamenti, devono costruire le fantomatiche automobili ecologiche.

Compagnie petrolifere e green new deal di Obama, l’America spaccata in due sull’energia

L’amministrazione Obama vuole ridurre il consumo di petrolio, aumentando le forniture di energia rinnovabile e riducendo le emissioni di anidride carbonica nell’ambizioso sforzo di compiere una vera e propria rivoluzione energetica nell’arco di appena una generazione. Il Green New Deal di Obama, è stato soprannominato.

Ma c’è chi non approva affatto la svolta ecologica, e non fatichiamo a credere che in prima linea sul fronte dei no ci siano proprio le lobby del petrolio, quelle rappresentate da Bush prima e dallo sconfitto McCain poi, per intenderci. Ma la perdita delle elezioni da parte dei repubblicani è equivalsa ad una rinuncia alla battaglia per il potere economico da parte dei gruppi petroliferi che ne appoggiavano e sponsorizzavano la candidatura? A quanto pare no, ne parla anche l’edizione del New York Times on-line di oggi, aprendo il dibattito su quella che è una vera  e propria faglia tra Obama e i grandi petrolieri che non vedono di buon occhio i mega-investimenti nelle rinnovabili, nè tantomeno una perdita di importanza del predominio del petrolio tra le risorse energetiche.

Banane, buone da mangiare, ma anche per riscaldare la propria casa

Le banane sono il fiore all’occhiello dell’economia del Ruanda. Il frutto è mangiato crudo, fritto e cotto, si produce anche la birra e il vino di banane. Circa 2 milioni di tonnellate ogni anno sono prodotti, ma il frutto è solo una piccola percentuale di ciò che produce la pianta. Il resto (buccia, foglie e steli) è lasciato a marcire tra i rifiuti.

Ora gli scienziati dell’Università di Nottingham stanno cercando il modo di utilizzare i rifiuti per produrre combustibile, sviluppando metodi semplici per produrre bastoncini di banane che possono essere bruciati per cucinare e riscaldarsi. Joel Chaney dottorando presso la Facoltà di Ingegneria ha messo a punto un metodo di produzione di mattonelle utilizzando il minimo di strumenti e tecnologie, che potrebbe essere utilizzato nelle comunità in tutta l’Africa.

Energy globe award all’ecoedificio della Savno di Conegliano, interamente ricavato dai rifiuti

Un premio prestigioso quello aggiudicatosi dalla Savno di Conegliano, una ditta specializzata nello smaltimento di rifiuti che ha vinto l’Energy Globe Award grazie alla costruzione di un edificio interamente ricavato grazie al riciclo dei materiali. La consegna dell’ambito riconoscimento avverrà a Praga il prossimo 13 aprile, rendendo onor di merito ad un’azienda che ha puntato sull’eco-sostenibilità, cercando di dare il buon esempio proprio in quanto opera nel campo dei rifiuti. L’eco-edificio della Savno è infatti divenuto la sede principale della stessa azienda, dimostrando che esistono molti modi per liberarsi in maniera ecologica e anche utile dell’onere della spazzatura. Tutto si crea, nulla si distrugge.

Il commento soddisfatto del presidente della ditta non si è fatto attendere e alla notizia della vittoria dell’Energy Globe Award Riccardo Szumski ha rilasciato in una dichiarazione le motivazioni alla base della costruzione dell’eco-sede che gli è valsa il premio:

Quando abbiamo costruito la nostra eco-sede con materiali provenienti da raccolta differenziata abbiamo voluto fare una scommessa: se invitiamo i cittadini a riciclare dobbiamo dimostrare che la raccolta differenziata non è una cosa vana, e dare loro il buon esempio. E con i rifiuti raccolti siamo riusciti a creare non solo un palazzo, ma anche un simbolo della sostenibilità.

Iceberg di Wilkins, secondo distacco in due anni

La situazione dello scioglimento dei ghiacciai sta peggiorando a vista d’occhio, e sono in pochi a rendersene conto. Il Polo Sud, il serbatoio del 91% del ghiaccio del pianeta, si sta lentamente (e nemmeno tanto lentamente) sciogliendo, mettendo in serio pericolo l’uomo a causa dell’innalzamento delle acque e migliaia di specie animali che vedono distruggere il proprio habitat.

Un anno fa di questi tempi, era il 28 marzo 2008, il primo distacco di un iceberg dalla Wilkins Ice Shelf, una delle più grandi montagne di ghiaccio al mondo, che dopo millenni perse un primo pezzo della grandezza di 40 km di lunghezza per 500 metri di larghezza. Oggi, ad un anno di distanza, con il nuovo innalzamento delle temperature, arriva la notizia di un nuovo distacco. Ma stavolta ben più grave. La lunghezza dell’iceberg che pian piano si allontana dal Polo Sud è quasi uguale, 41 km, ma è molto più largo, circa 2,5 km, praticamente quanto l’intera Giamaica.

Ridurre dell’80% i consumi energetici entro il prossimo secolo si può

La famosa multinazionale farmaceutica Bayer ha premiato il professor Eberhard Jochem del Fraunhofer Institute for Systems and Innovation Research (ISI) per le “tecniche d’avanguardia ed i contributi economici per l’efficienza energetica.” Il professor Jochem si è molto impegnato per le cause ambientali sin dalla sua infanzia, quando ha osservato una nuvola di inquinamento oscurare la sua casa, nella zona della Ruhr (Germania) di ritorno da un viaggio attraverso i Paesi Bassi in bicicletta.

Jochem ritiene che sia

commercialmente redditizio aumentare dell’80% in termini di efficienza energetica nei paesi industrializzati entro la fine di questo secolo.

Unendo la sua esperienza pratica e teorica, il professore ha dimostrato che è possibile migliorare l’efficienza energetica, utilizzandola come leva centrale per la riduzione delle emissioni di gas serra nei vari settori della nostra società industrializzata. Specialmente in tempi di crisi finanziaria, le opzioni più interessanti sono le più commercialmente redditizie, nonché più favorevoli per l’ambiente.

Nuovi fattori per il calcolo delle tempeste: eruzioni vulcaniche e polvere

Il riscaldamento delle acque dell’Oceano Atlantico, negli ultimi decenni, è dovuto in gran parte al calo delle polveri dai deserti africani e dalle inferiori emissioni vulcaniche. Secondo un nuovo studio americano, sarebbero queste le nuove cause del surriscaldamento globale, oltre all’inquinamento e a tutto ciò che conosciamo molto bene.

Dal 1980, il riscaldamento del Nord Atlantico tropicale è stato in media di mezzo grado Fahrenheit (un quarto di grado Celsius) per dieci anni. Mentre tale numero può sembrare piccolo, si può tradurre in grossi impatti sugli uragani, che sono alimentati dal caldo della superficie delle acque, spiega Evan Amato, membro del team di studio della University of Wisconsin-Madison. Ad esempio, la differenza di temperatura nell’oceano tra il 1994, un anno tranquillo per gli uragani, ed il 2005, in cui si è registrato il record di tempeste (compreso l’uragano Katrina), è stato di appena 1 grado Fahrenheit.

Innalzamento del livello del mare riscriverà le mappe delle zone abitate

L’innalzamento del livello del mare causato consequenzialmente dal riscaldamento climatico e dallo scioglimento dei ghiacciai porterà ad una vera e propria riscrittura della mappa delle zone abitate e ad una migrazione delle popolazioni interessate in primo luogo dal fenomeno verso territori interni. Un cambiamento che non sarà solo locale ma interesserà e sarà avvertito a livello globale, perchè andrà ad intaccare e a modificare senza vie di ritorno l’economia delle popolazioni costiere, costrette ad abbandonare le terre sommerse.

L’unica via di scampo sembra quella di affidare ai modelli matematici un calcolo approssimativo di dove, quando e come alcune aree costiere ora densamente popolate andranno a scomparire, con l’intento di arginare sin da ora i danni, essere preparati ad ogni evenienza e garantire alle popolazioni interessate un futuro.
Un primo approccio matematico al problema è stato tentato da un gruppo internazionale di scienziati: Sajjad Zahir della University of Lethbridge, Alberta, Canada, Ruhul Sarker della University of New South Wales, Canberra, Australia e Ziaul Mahmud del Lethbridge Community Network. Gli studiosi hanno elaborato un algoritmo matematico per affrontare il problema della delocalizzazione della popolazione.

Fosse comuni per i bufali improduttivi, scoperto nel Cilento un cimitero nascosto

Indagini su reati ambientali, focalizzate sull’inquinamento delle acque dei fiumi Lambro e Mingardo causato dai frantoi, hanno portato oggi gli uomini del nucleo di polizia ambientale a ben più macabra scoperta: fosse comuni in cui giacevano le carcasse in decomposizione di bufali appena nati, probabilmente condannati a morte in quanto maschi improduttivi e dunque inutili nella macchina senza sconti per nessuno dell’imprenditoria priva di ogni scrupolo della zona.

Ci troviamo nel Salernitano, a poche decine di metri dal fiume Alento, paradossalmente la stessa area da tutelare e proteggere di cui fa parte il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. E invece proprio qui si perpetrano crimini ambientali di ogni genere. Uno tra questi era quello per il quale si erano aperte le indagini che hanno poi portato al ritrovamento del cimitero nascosto: l’inquinamento illecito e contro il rispetto delle norme ambientali operato dai frantoi della zona. Nove frantoi sui dieci ispezionati scaricavano direttamente nel fiume i liquidi reflui.

Rivoluzionaria batteria: ecologica e low cost ricaricherà telefonini e I-pod con i virus

Virus, un termine che non ha mai avuto un’accezione positiva, vuoi per motivi di salute dell’uomo, vuoi per la salvezza dei computers, si tratta di cinque lettere che mandano subito in allarme sia noi che i sistemi di protezione del pc. D’ora in poi però un che di positivo questa parola l’avrà: è nata infatti una rivoluzionaria batteria che si ricarica proprio grazie ai virus.

Ecologica e low cost, due caratteristiche che di questi tempi vanno per la maggiore e sicuramente contribuiranno a far decollare le vendite qualora e quando dovesse approdare sul mercato. La virus-batteria è l’ultima invenzione del MIT, il prestigioso Massachusetts Institute of Technology, ed è costituita dal virus M13, un virus che uccide i batteri, clonato e geneticamente modificato. A brevettarla è stato un gruppo di ricerca coordinato da Angela Belcher. A diffondere la notizia della straordinaria invenzione è stata la rinomata rivista di divulgazione scientifica Science.