Una carta assorbente per ripulire i mari: la straordinaria invenzione contro le macchie di petrolio

di Redazione 3

Francesco Stellacci è uno scienziato italiano che lavora presso uno dei più prestigiosi istituti di ricerca Usa, il Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, dove è professore nel dipartimento di ingegneria e scienza dei Materiali.
E’ sua l’idea di una carta assorbente per ripulire i mari dagli idrocarburi, un’invenzione che ha davvero dello straordinario, non c’è che dire.

Si tratta di un foglio di carta assorbente capace di “asciugare” una quantità di liquido pari a venti volte il suo peso.
La carta può essere utillizzata più volte, basta strizzarla proprio come si farebbe con il panno per lavare i pavimenti. Solo che invece di acqua sporca, ne viene fuori petrolio, ovviamente riutilizzabile.
I mari ne escono puliti e non dobbiamo trivellare altri pozzi devastando l’habitat già in pericolo dei poveri orsi. Sembra perfetto!


La carta rientra nella categoria delle nanotecnologie e assorbe solo il petrolio, come spiega lo stesso Stellacci:
Noi abbiamo scoperto che è possibile fabbricare una “carta” fatta di un intreccio di nanofibre, capace di assorbire idrocarburi liquidi in modo selettivo. La carta non assorbe neanche una goccia d’acqua, può essere lasciata mesi in acqua rimanendo totalmente asciutta.
Lo speciale foglio di carta è costituito da un tappeto di nanofibre di ossido di potassio manganese intrecciate tra loro, è impermeabile all’acqua, e assorbe solo il petrolio. Inoltre, particolare non trascurabile, è economica da produrre.
Altra caratteristica fondamentale è la resistenza alle alte temperature, che permette di recuperare il petrolio assorbito.
Come?
Semplice, è sufficiente farlo evaporare, esponendolo a forti fonti di calore e, come per incanto, il foglio ritorna pulito, pronto per essere riutilizzato.

Si tratta di un invenzione davvero utile, dal momento che la quantità di petrolio che finisce nelle acque è davvero elevata.
Lo spargimento è causato dagli scarichi delle petroliere che buttano illegalmente l’acqua oleosa, impregnata di petrolio, in mare, e da incidenti come quello della Prestige (nella foto in homepage le macchie di petrolio del disastro), che nel 2002 riversò sulle coste spagnole della Galizia 60.000 tonnellate di petrolio o ancora quello della Exxon Valdez, che nel 1989 contaminò il golfo dell’Alaska, con 30.000 tonnellate di greggio, provocando la morte di centinaia di uccelli, foche, balene.

Siamo fieri che questa invenzione sia di un italiano, tra tanta spazzatura i cervelli ecologici ce li abbiamo anche noi: speriamo soltanto che la nanotecnologia pulisci mari venga ampiamente adottata per far fronte al problema dell’inquinamento delle acque, e non passi nel dimenticatoio, come tante altre buone idee, suscettibili dell’entusiasmo della scoperta e poi abbandonate.

Commenti (3)

  1. “e non dobbiamo trivellare altri pozzi”

    …Bhe’ Adesso Non Esageriamo!! Non E’ Che Il Mare Sia Un Enorme Giacimento Di Petrolio! 😉

    “Lo spargimento è causato dagli scarichi delle petroliere che buttano illegalmente l’acqua oleosa, impregnata di petrolio”

    …Se Assorbiamo Tali Scarichi Con La Nostra Bella Carta Assorbente Dal Mare Non Penso Siano Riutilizzabili!! Altrimenti Che Senso Avrebbe Scaricae A Mare Questo Ben Di Dio? Potrebbero Benissimo Raccorglierli In Barili E Rivenderli E Guadagnarci Su Qualcosina Senza Per Forza Buttare A Mare Preziosa Energia! Evidentemente Sono Rifiuti Non Riciclabili Ma Dannosi!

    …Bella Invenzione Si Spera Sempre Di Non Doverla Usare Mai Ovviamente!

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