Solarexpo: l’Italia c’è, il Governo no

di Paola P. Commenta

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Ancora una volta il Governo dimostra la sua completa mancanza di sensibilità verso la politica delle energie rinnovabili, il vero motore per uscire dalla crisi. Si è appena conclusa Solarexpo, la fiera dell’energia solare che come ogni anno si è tenuta a Verona dal 7 al 9 maggio. Una fiera che, di anno in anno, va ad incrementarsi, con nuovi padiglioni (quest’anno erano 9, tre in più rispetto alla scorsa edizione), 64 mila visitatori (record) e tante, tantissime aziende, non solo italiane, decise ad investire in questo campo.

Insomma, c’erano tutti, tranne i rappresentanti di Governo. Si attendevano il Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, l’uomo che ha a cuore il nucleare, e la Ministra dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. Si attendevano, appunto. Perché si sono fatti attendere talmente tanto che si è capito che alla fine non sarebbero più venuti. Lo sconcerto non viene tanto nel sapere che i ministri del nostro Governo non si siano informati sulle nuove tecnologie rinnovabili. Il problema è che siccome con loro si muove anche una grande macchina mediatica, mancando la loro presenza, le uniche telecamere che si sono viste a Verona sono state quelle di qualche network locale, finendo con lo scomparire della notizia a carattere nazionale.

Peccato perché l’Italia sta viaggiando abbastanza speditamente nel campo delle rinnovabili. Secondo i dati forniti questa mattina da Repubblica, il numero di installazione di impianti fotovoltaici nell’ultimo anno è talmente aumentato nel nostro Paese da farci superare anche la concorrenza di Stati Uniti e Giappone, e farci essere al terzo posto a livello mondiale, dietro soltanto a Germania e Spagna.

I dati sono più che incoraggianti, dato che si prevedono incrementi di installazioni tra quest’anno e il prossimo di oltre 1000 megawatt di solare, che potrebbero portare l’Italia ad essere il leader mondiale nella produzione di questo genere di energia entro il 2011. Sempre che, come al solito, il Governo non tenti di ostacolare quest’industria, una delle poche che continuano a crescere nonostante la crisi, e a passare la mano agli stranieri, che potrebbero approfittare della conoscenza italiana per arricchirsi, lasciando noi sempre indietro, alle prese con i cavilli burocratici che ci ostacolano.

Fonte: [Repubblica]

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