Energie rinnovabili: l’Italia invia Piano d’Azione Nazionale a Bruxelles

Entro l’anno 2020 l’Italia dovrà raggiungere l’obiettivo di andare a coprire il 17% dei propri consumi finali di energia attraverso la produzione da fonti rinnovabili. A ricordarlo è stato il Ministero dello Sviluppo Economico in concomitanza con l’annuncio relativo all’invio a Bruxelles del “PAN”, ovverosia del Piano di Azione Nazionale per le energie rinnovabili che riguarda il nostro Paese. Il 17% di consumi finali di energia da fonti rinnovabili, tra l’altro, non è un target per la produzione con le rinnovabili che riguarda solamente gli usi elettrici dell’energia, ma anche quelli termici e quelli legati ai trasporti.

Il Piano d’Azione Nazionale è stato inviato dall’Italia verso l’UE dopo che in materia di rinnovabili, e per la messa a punto del “PAN“, ci sono state tutta una serie di consultazioni che, inoltre, continueranno anche in fase di attuazione.

Ambiente e Programma LIFE+, in arrivo 210 progetti per la Natura

La Commissione Europea ha stanziato circa 250 milioni di euro per finanziare progetti per l’ambiente e la tutela del paesaggio e della natura. In tutto sono 210 i nuovi progetti presentati per il programma LIFE (2007-2013), lo strumento finanziario dell’Unione europea per la tutela e la valorizzazione delle risorse ambientali, nato nel 1992.

Finora il programma LIFE e la Commissione europea hanno finanziato circa 3.115 progetti a tutela della natura e biodiversità, sulla politica e la governance ambientali, per l’informazione e la comunicazione sulle questioni ambientali.

Bp conferma le trivellazioni in Libia, la politica italiana insorge

I timori di qualche giorno fa si sono rivelati fondati, la BP avvierà, entro poche settimane, le prime trivellazioni al largo delle coste libiche. Una situazione che riguarda da vicino noi italiani, visto che il punto in cui si troverà il nuovo pozzo sarà distante solo 500 km dalle coste della Sicilia.

Non appena giunta la notizia in Italia, sono insorti tutti, dalle associazioni ambientaliste alla politica. Persino rappresentanti del Governo, di solito molto “sensibili” ai problemi dei petrolieri, si sono detti preoccupati, come il Presidente della Commissione Ambiente al Senato Antonio D’Alì, peraltro siciliano, il quale ha affermato:

Il problema non è la Bp o la Libia. Il fatto è che il mare non ha confini e se capitano incidenti, che siano in acque nazionali o internazionali, gli effetti si fanno sentire in tutto il Mediterraneo. Considerato che stiamo parlando già di uno dei mari più inquinati dal petrolio di tutto il mondo, le conseguenze di un disastro potrebbero essere irreversibili.

Parchi nazionali e finanziaria, di nuovo proteste

Dopo il sit-in dei presidenti e dei direttori dei Parchi nazionali, scendono in campo anche le associazioni WWF e LIPU con i loro migliaia di volontari, dipendenti, educatori ambientali, addetti alla vigilanza ed esperti, per dire no ai tagli previsti dalla finanziaria.

Io vivevo nel Parco

questo avrebbero detto, per gli attivisti del WWF, gli animali di uno dei 23 Parchi nazionali del nostro Paese, che si estendono per un’area che occupa circa il 5% del territorio italiano, e che rischiano di scomparire.

Emissioni: Francia, Germania e Gran Bretagna decidono la riduzione al 30%

emissioni

Qualche mese fa l’Europa disse di no, ma le tre superpotenze vanno contro i diktat dei Paesi emergenti: l’obiettivo al 2020 sarà ridurre le emissioni del 30%. Ad annunciarlo sono i rispettivi ministri dell’ambiente di Germania, Francia e Gran Bretagna i quali si sono incontrati ieri a Bruxelles ed hanno ratificato un accordo con il quale le tre locomotive d’Europa hanno deciso di correre da sole per dare il buon esempio nella lotta ai cambiamenti climatici.

L’accordo iniziale, accettato da tutti i Paesi dell’area Ue, era quello del famoso 20-20-20, il quale prevedeva che entro il 2020 le emissioni di gas ad effetto serra fossero il 20% in meno rispetto al 1990. Già su questo punto alcuni Paesi, come l’Italia, si opposero, ritenendolo troppo alto, ma nonostante le proteste, l’accordo fu ratificato ugualmente. Dopo la conferenza di Copenaghen però Francia e Germania proposero, per dare il buon esempio al mondo, ed in particolare a Cina e Stati Uniti, di aumentare questa riduzione al 30%. Ma l’Europa si oppose.

Rinnovabili, Germania punta al 100% entro il 2050

centrale solare germania

La Germania è già leader mondiale nel settore dell’energia solare, ma questo è solo l’inizio, almeno stando agli annunci di questi giorni. Mentre l’Italia cerca sempre di sottrarsi agli obiettivi sull’energia rinnovabile, puntando molto più sul nucleare che sulle energie pulite, alcuni scienziati hanno già dimostrato che il Paese di Angela Merkel potrebbe produrre il 100% della sua elettricità da fonti rinnovabili entro il 2050.

Dopo l’annuncio, l’Agenzia per l’ambiente del Paese tedesco ha colto la palla al balzo e ha deciso che sarà questo l’obiettivo da raggiungere entro quella data. L’idea nasce prima di tutto come uno stimolo per gli altri Paesi i quali, vedendo gli obiettivi sull’energia pulita della Germania, potrebbero seguire lo stesso esempio.

Antartide, stanziati 18 milioni di euro per ricerche italiane

Baya Terra Nova Base italiana

L’annuncio è arrivato nel pomeriggio di ieri direttamente dal Ministro per l’Istruzione, l’Università e la ricerca Mariastella Gelmini: l’Italia finanzierà 18 milioni di euro per le missioni in Antartide per il periodo 2010-2011. Un finanziamento sostanzioso che stride con i tagli all’istruzione in casa nostra, oltre che in tutti gli altri aspetti della vita civile italiana.

Ma come mai il Ministero, che sta togliendo i fondi alla ricerca, alle Università e alle scuole, sborsa ben 18 milioni di euro per una missione al di fuori dei confini nazionali? Chiariamo subito che qualsiasi finanziamento destinato alla ricerca è il benvenuto, specialmente quando ha finalità di studio ambientale come questo, ma quello che risulta poco chiaro è come mai vengano finanziate solo questo genere di imprese.

Vittorio Sgarbi, nuova crociata contro il fotovoltaico

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Non bastava che se la fosse presa con le pale eoliche, ora Vittorio Sgarbi insorge anche contro il pannelli fotovoltaici. Il critico d’arte, il cui vero lavoro è avviare una polemica dopo l’altra, è sindaco di Salemi, un paesino in provincia di Trapani. Lì, grazie all’invidiabile posizione della Sicilia, ci sarebbe il sole tutto l’anno e l’opportunità di produrre energia solare in grandi quantità.

Tutto molto bello, se non fosse che il sindaco si oppone alla costruzione delle centrali: si distruggono dei muretti secolari e ci sono infiltrazioni mafiose nei lavori. A dir la verità Sgarbi non si è mai opposto alle energie rinnovabili, ma solo alla loro realizzazione, anche se le due cose sembrano andare a braccetto.

Più condoni edilizi per tutti

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Fino ad oggi l’Italia ha conosciuto in media un condono edilizio ogni 4-5 anni. Se dovesse passare una proposta di legge presentata ieri alla Camera, i condoni diventeranno giornalieri. E’ quanto denuncia Ermete Realacci, responsabile della green economy del PD, il quale ha spiegato che, mentre l’attenzione dei cittadini è concentrata sul ddl intercettazioni, la maggioranza vuol far passare sotto silenzio una nuova legge che consentirà una cementificazione a tappeto legalizzata.

La nuova norma, a firma degli onorevoli Stasi, Cesaro e Petrenga, prevede che i comuni non potranno più opporsi ai nuovi condoni (se ne prevedono almeno 1,5 milioni per il 2010), riapre i termini scaduti per la presentazione delle domande sull’ultimo condono, stravolge le procedure amministrative, ma soprattutto introduce il sistema del silenzio assenso anche in questo campo. In breve, dopo un certo periodo di tempo (che dovrebbero essere 6 mesi) se nessuno denuncia un ecomostro e non si provvede ad abbatterlo, questo verrà condonato, anche se palesemente illegale. L’alternativa, considerata “federalista”, è di far diventare l’immobile di proprietà del Comune, il quale lo può mettere all’asta e guadagnarci su. Ovviamente l’acquirente sarà la stessa persona a cui l’immobile è stato sequestrato (che avrà anche il diritto di prelazione, come se non bastasse), con l’effetto di aver in pratica pagato una sorta di “pizzo” allo Stato per veder riconosciuta un’opera illegale.

Comune di Acquapendente: no al nucleare, sì al fotovoltaico

fotovoltaico-nucleare-comune-acquapendenteIl Comune di Acquapendente non vuole esporre ai rischi del nucleare le generazioni future, ed è per questo che è stata rinnovata da parte dell’Amministrazione la propria volontà a rimanere un “territorio comunale denuclearizzato” dopo che al riguardo, il 18 giugno scorso, è stato approvato uno specifico ordine del giorno.

Di contro, il Comune di Acquapendente dice sì allo sviluppo della produzione di energia pulita da fonti rinnovabili, in particolare con la tecnologia del fotovoltaico che non produce gas serra, ha dei tempi di realizzazione molto brevi, incomparabili con quelli relativi alla costruzione ed alla messa in funzione di un impianto nucleare, ed ha dei costi decisamente più bassi a fronte di materiali che rispetto ai componenti per la realizzazione di una centrale non solo sono di gran lunga di più facile reperimento, ma si possono altresì riciclare senza generazione di scorie da stoccare e da monitorare per decenni con tutti i rischi che ne conseguono quando si parla di energia prodotta dall’atomo.

Nucleare, flash mob di Greenpeace a Roma contro decisione Corte Costituzionale (video)

Nella giornata di ieri la Corte Costituzionale, come facilmente prevedibile con largo anticipo, ha rigettato i ricorsi presentati da 10 Regioni (in precedenza erano 11), le quali si erano opposte al ritorno al nucleare, almeno sul loro territorio. Per protestare contro questa decisione e contro tante altre del Governo che vuole a tutti i costi tornare indietro di 30 anni, quasi un centinaio di persone hanno dato vita ad un flash mob a Roma, in via del Corso, accasciandosi a terra per un minuto.

La decisione della consulta rileva infondatezze ed inammissibilità nei ricorsi di Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise, mentre il Piemonte, che con l’amministrazione Bresso aveva intrapreso lo stesso iter, l’ha ritirato quando Presidente di Regione è diventato il leghista Roberto Cota.

Nuove automobili: acquisti in calo senza politiche ambientali

ecoincentivi-auto-ambiente-immatricolazioniIn Italia lo scorso anno grazie agli ecoincentivi il mercato dell’auto è riuscito a far fronte alla crisi chiudendo il 2009 con un livello delle immatricolazioni che nei dodici mesi è stato in linea con il 2008. Ma terminato con il mese di marzo 2010 l’effetto dei bonus statali, il mercato dell’auto ha inesorabilmente segnato il passo confermando una tendenza che era ampiamente attesa dagli operatori. D’altronde l’acquisto di una nuova auto ecologica, o quantomeno a basse emissioni, sfruttando gli ecoincentivi, rappresenta in tutto e per tutto un acquisto che magari per molti sarebbe stato fatto solo quest’anno, ragion per cui ora sul mercato c’è un vero e proprio buco di domanda.

La scelta del Governo italiano di non rinnovare gli ecoincentivi anche nel 2010 non è stata di certo accolta con un plauso dai concessionari che ora si trovano a far fronte ad una domanda che comunque non è in flessione solo in Italia, ma anche in Paesi come la Germania e addirittura la Francia dove gli ecoincentivi, seppur in misura ridotta, sono stati prorogati.