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Gas o nucleare? Uno dei due in Italia è di troppo

Vista l’amicizia tra Berlusconi e Putin, rimarcata in maniera molto colorita in questi giorni da Wikileaks, gli investimenti in Italia negli ultimi anni sul gas proveniente dalla Russia sono stati molti. In futuro si calcola che raddoppieranno. Ma vista anche l’insistenza di Berlusconi nella costruzione delle centrali nucleari, anche attraverso di esse l’energia italiana potrà aumentare. E’ vero che l’Italia ha un alto fabbisogno di energia elettrica, ma tra 10 o 20 anni, quando le centrali saranno completamente costruite ed il South Stream (gasdotto Italia-Russia) sarà completato, ci ritroveremo nella situazione paradossale di avere di più, molto di più, di quanto ci serve.

Ma facciamo un po’ di calcoli. Oggi in Italia si consumano, secondo i dati pubblicati questa mattina dal quotidiano Repubblica, 320-330 terawattore di elettricità. Per la gran parte sono prodotti dal gas (30-35 miliardi di metri cubi). Ma secondo i piani del Governo, tra il progetto South Stream e l’apertura dei gasdotti di Rovigo, Livorno, Porto Empedocle, Trieste e Panigaglia, si aggiungeranno altri 35 miliardi di metri cubi. In pratica si raddoppierà il gas a disposizione dell’Italia, già superando il fabbisogno attuale.

C’è da considerare che questi progetti verranno ultimati tra il 2020 ed il 2030, quando il fabbisogno energetico italiano si stima sarà più alto. Ma qui c’è la solita guerra di cifre. Secondo Terna (interessata a gonfiare i numeri perché si occuperà della costruzione delle centrali nucleari), nel 2020 l’Italia avrà bisogno di 370-410 terawattore; secondo la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile queste cifre verranno raggiunte entro il 2030, mentre per l’Enea addirittura nel 2050. Fatto sta che, chiunque avesse ragione, raddoppiare l’ingresso del gas in Italia sarebbe più che sufficiente per soddisfare i fabbisogni energetici.

Ma ancora, i progetti di South Stream non finiscono qui perché si aggiungono altri gasdotti, in collaborazione con altri Paesi come Algeria, Turchia e Grecia, che porterebbero ulteriori 20-25 miliardi di metri cubi al blocco italiano. Ma qui si inseriscono le centrali nucleari. Sono ben 8 i progetti allo studio, e se questi venissero tutti completati, si aggiungerebbero ulteriori 100 terawattora di energia elettrica al 2030. Insomma, se tutti i progetti andassero in porto, nel 2030 ci ritroveremmo con quasi 1000 terawattora a disposizione, di fronte ad un fabbisogno che, al massimo, sarebbe di 400.

In tutto questo non dimentichiamo le rinnovabili. Nonostante la politica italiana sia poco attenta a questo settore, per fortuna supplisce la comunità europea che ancora garantisce gli investimenti nel solare, eolico, e in tutte le altre forme di energia pulita. Questa di certo non avrà gli stessi numeri dei colossi del gas e del nucleare, ma visti i tassi di crescita oggi, quando la tecnologia è relativamente giovane, viene da domandarsi a che punto saremo nel 2030. Insomma, il rischio è che investimenti ingenti (50 miliardi nel nucleare, circa 20 miliardi per il South Stream) si rivelino inutili sprechi di denaro sottratto ai cittadini e alle rinnovabili, con l’obiettivo di fornire un servizio di cui l’Italia non avrà bisogno.

[Fonte: Repubblica]

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