Qualche cyber-regalo ecologico per Natale

dispositivo di risparmio energetico

Natale è ormai alle porte, e già comincia a salire la febbre dei regali. Cosa donare, specialmente a genitori e parenti di una certa età? Anziché la solita cravatta, sciarpa o ciabatte di cui, vi possiamo assicurare, hanno già gli armadi pieni, possiamo fare dei regali ecologici, che sicuramente sarebbero graditi perché raramente sono presenti nelle nostre case. Unico problema, vanno acquistati on-line perché in Italia difficilmente si trovano.

Molti dei prodotti disponibili oggi hanno gli stessi difetti: non duranto tanto, sono ad alta intensità di energia per la loro fabbricazione e nel loro utilizzo. E allora perché non cercare dei prodotti che durano a lungo e fanno anche risparmiare energia? Dopo il salto alcune idee regalo per gli amanti della tecnologia.

Riduzione emissioni: la soluzione è fare edifici più efficienti

edificio ecologico

Alle Nazioni Unite si spinge in questi giorni per l’azione sul cambiamento climatico generale, mentre i politici discutono su chi sosterrà i costi. Ma, invece di litigare, mentre il pianeta si riscalda, i politici dovrebbero abbracciare uno dei modi più economici per ridurre l’inquinamento atmosferico: rendere gli edifici più efficienti.

Sorprendentemente, gli edifici rappresentano circa un terzo del consumo globale di energia. I mezzi di trasporto, per lo più le automobili, pesano per circa un altro terzo. Fabbriche e miniere fanno il resto. Molta attenzione è diretta verso la resa delle automobili e delle fabbriche più efficiente. Eppure la maggior parte degli edifici sono i maggiori consumatori di energia, ancora di più della più grande flotta di SUV. Vista l’evoluzione delle tecnologie in tutti i campi, il cambiamento può venire senza costi netti.

Il World Business Council for Sustainable Development, che ha prodotto uno studio come punto di riferimento sul tema, sostiene che gli edifici devono immettere nel sistema almeno tanta energia quanta ne sprecano. La società di consulenza McKinsey & Company rileva che una serie di tecnologie chiave sull’efficienza energetica per gli edifici offre periodi di ammortamento di meno di un anno e potrebbe avere un impatto molto imporante sulle emissioni di gas serra.

Congresso di Copenaghen: pronta la bozza per l’Europa

parlamento europeo bruxelles

L’Europa, attraverso il Governo danese che ospiterà il prossimo congresso che deciderà le sorti del clima mondiale, ha proposto una prima bozza da presentare durante il meeting che inizierà il 7 dicembre prossimo. Il nuovo obiettivo parla del taglio del 50% delle emissioni rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050. Un obiettivo positivo, ma di cui non c’è tantissimo da andar fieri.

Per fortuna l’Europa aggiusta un po’ il tiro, migliorando la richiesta con i restanti punti presentati oggi, i quali parlano dell’80% del taglio delle emissioni che dovrà provenire dai Paesi industrializzati ed uno stanziamento di un fondo di almeno 30 miliardi di euro da erogare ai Paesi poveri entro il 2020, mentre fino al 2050 i miliardi per l’adeguamento dovranno essere 100.

Incredible Edible, come fare per rendere la propria città ecosostenibile

incredible edible

Mentre i cittadini del mondo puntano gli occhi verso Copenhagen, in attesa che la leadership mondiale decida cosa ne sarà del nostro futuro, una città ha preso la situazione e l’ha posta nelle mani del popolo. Un’idea che è iniziata attorno ad un tavolo da cucina è diventata una reale prova di saggezza. A partire da soli pochi giardini di erbe, il progetto “Commestibili Incredibili” (che in inglese rende meglio il gioco di parole Incredibile Edible) è cresciuto organicamente, con l’energia delle popolazioni locali che non hanno cercato fondi pubblici, perché volevano fare a modo loro.

A Todmorden, nel West Yorkshire, Gran Bretagna, uno sforzo che si basa su un principio molto semplice: è il cibo che unisce tutti i popoli a prescindere dal ceto sociale o dai mezzi, perché tutti siamo in grado di comunicare nella lingua del cibo. E così, guidati da fosche previsioni di disordine economico mondiale, sulla scia del picco del petrolio, cambiamenti climatici, il terrorismo e altre minacce terribili, in questa cittadina si è deciso di vivere in un modo più semplice, con un’autoproduzione di alimenti biologici, piuttosto che usare i prodotti come pesticidi o additivi come gli allevamenti industriali.

Un iceberg di mezzo chilometro ha quasi raggiunto la Nuova Zelanda

enorme iceberg

L’idea che tutti abbiamo della Nuova Zelanda è di un posto solare, “estivo”, con palme e spiagge che lo fanno sembrare alla stregua delle Maldive o degli altri Paesi tropicali. Ed invece il Paese oceanico si sta preparando per accogliere alcuni rari visitatori che lo stanno raggiungendo.

Più di 100 iceberg sono stati individuati al largo della costa dell’Isola Macquarie, territorio australiano a circa 900 miglia a sud-est della Tasmania, i quali si calcola possano essere a soli 200 chilometri dalla costa meridionale della Nuova Zelanda.

Questa è solo la seconda volta in 78 anni che dei grandi iceberg antartici sono avvistati così vicini. L’unico precedente è stato alla fine del 2006, quando un iceberg è stato avvistato nella costa orientale della Nuova Zelanda. Secondo il National Institute of Water and Atmospheric Research (Niwa), il monitoraggio effettuato via satellite ha mostrato che l’iceberg più grande misuri circa 500 metri di larghezza, 50 metri di altezza ed abbia uno spessore totale di 350 metri.

La distruzione delle torbiere in Indonesia potrebbe affossare definitivamente tutti gli sforzi per ridurre le emissioni

torbiera indonesiana

Le torbiere, specialmente quelle nelle regioni tropicali, recuperano enormi quantità di carbonio organico. Le attività umane stanno avendo un notevole impatto su queste zone umide. Per esempio, i progetti di risanamento, in combinazione con gli effetti della siccità periodica, possono portare ad incendi su vasta scala, che liberano enormi quantità di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera, contribuendo così al riscaldamento globale.

Utilizzando misurazioni laser, il professor Florian Siegert e il suo gruppo di ricerca presso la Ludwig-Maximilians-Universität (LMU) di Monaco di Baviera hanno valutato la quantità di torba bruciata in tali incendi con una precisione senza precedenti. I nuovi dati indicano che, nel 2006, gli incendi delle torbiere in Indonesia hanno rilasciato fino a circa 900 milioni di tonnellate di CO2. Questo è più che la quantità totale di CO2 emessa in tutta la Germania nello stesso anno, e rappresenta circa il 16% delle emissioni in tutto il mondo associate alla deforestazione.

Recupero CO2 possibile grazie all’agricoltura biologica

agricoltura biologica

Si può anche non essere dei fan del biologico, ma certo è che l’agricoltura può dare una grossa mano per combattere i cambiamenti climatici. I britannici della Soil Association sono stati un sostenitori instancabili dell’energia sostenibile, e così ora, per cercare di tirare l’acqua al proprio mulino, stanno sostenendo che la conversione del Regno Unito all’agricoltura biologica potrebbe comportare tagli massicci del carbonio atmosferico.

Appena prima del summmit di Copenaghen, l’organizzazione ha pubblicato una nuova relazione che descrive come l’agricoltura biologica sia “l’anello mancante” al COP15. La relazione sostiene che fino all’86% del potenziale agricolo possa mitigare il cambiamento climatico grazie al recupero del carbonio nel suolo. Le fattorie biologiche possono recuperare dal 20 al 28% in più di carbonio nel suolo, rispetto a quelle non-biologiche, e una conversione globale all’agricoltura biologica potrebbe erecuperare fino all’11% delle emissioni globali di gas a effetto serra.

Eco&Equo: Ancona diventa la capitale italiana dell’ecologia

eco&equo

In questo fine settimana Ancora è la capitale italiana dell’ecologia. A donarle questo titolo è la fiera denominata Eco&Equo, una manifestazione poco pubblicizzata ma molto importante, specialmente in questo periodo in cui tanto si parla di ecologia e di commercio sostenibile. La fiera si basa sul concetto di commercio equo e solidale, cioè l’attività diretta produttore-consumatore senza intermediari, associata al rispetto per l’ambiente e a momenti di aggregazione e conoscenza della situazione ecologica italiana e mondiale.

Le tematiche trattate sono la salvaguardia del pianeta, lo sviluppo economico di quei Paesi (specialmente africani) spesso troppo sfruttati da uomini senza scrupoli, e che invece hanno un potenziale di crescita enorme; ma anche turismo sostenibile, consumo responsabile, cooperazione sociale e acquisto solidale.

Nucleare: uranio ce n’è in abbondanza, ma i dati sono contrastanti e la realtà non la conosce nessuno

Uranium

Mentre l’Italia si prepara per il più grande investimento nell’energia nucleare della sua storia, i proprietari delle miniere di uranio, la scorsa settimana hanno aumentato il rischio di penuria di carburante. A peggiorare le cose, l’affidabilità delle stime della quantità di uranio che può essere economicamente estratto è stata anche messa in discussione.

I prezzi troppo volatili del petrolio e del gas, con la minaccia del riscaldamento globale, hanno spinto i governi di tutto il mondo a riconsiderare l’energia nucleare, in parte perché si tratta di una tecnologia a bassa emissione di carbonio e in parte perché le forniture di uranio sembrano abbondanti. L’uranio estratto approvvigiona per circa il 60% della domanda mondiale di combustibile nucleare. Il resto proviene da fonti secondarie, comprese le scorte lasciate dagli anni 1970 e 1980, rielaborate e convertite delle vecchie testate nucleari russe durante il cosiddetto programma “da Megatons a Megawatt”.

Ma l’offerta non può essere sicura come prima si pensava. Il prezzo dell’uranio è precipitato da un picco di circa 130 dollari per libbra di ossido di uranio (286 dollari per chilogrammo) del 2007 a 45 dollari di oggi. Alcuni di questo cali sono dovuti al forte calo dei prezzi dei combustibili fossili e dall’incertezza che circonda l’industria.

350.org organizza fiaccolate durante la conferenza di Copenaghen. Siete tutti invitati

manifestazione 350.org

Mancano poche settimane al congresso di Copenaghen, ed è ormai chiaro che tutti noi abbiamo la necessità di mantenerci uniti e far sentire la nostra voce ai leaders che si inconteranno, per fargli capire che ora è il momento di agire realmente sui cambiamenti climatici.

350.org sta organizzando veglie a lume di candela da effettuare durante i negoziati sul clima, a partire dal giorno prima in cui i capi di Stato e di Governo si riuniranno nella Conference Hall. 350.org chiede alla gente di scegliere un luogo simbolo nella loro città, e raccogliere famiglia, amici e vicini di casa per inviare un messaggio.

Tetto d’oro, la rivoluzione di Beghelli per l’Italia

beghelli_tetto_oro

Dopo aver ammirato la tecnologia straniera sui pannelli solari, finalmente l’energia più pulita che esiste potrebbe diventare realtà comune in Italia. Fino ad oggi infatti ogni tanto qui e là si vedeva qualche “intrepido” installare pannelli solari e fotovoltaici sul proprio tetto per poter auto-prodursi energia pulita. Con il progetto “Tetto d’oro“, la Beghelli spera che questa realtà si diffonda sempre più velocemente in tutto il Paese.

Si chiama tetto d’oro perché l’impianto installato sul tetto dell’abitazione può valere oro, in quanto si ripaga da solo e porta anche un certo guadagno al proprietario della casa. Il costo iniziale, che può essere pagato in contanti o con finanziamento agevolato, è di 13 mila euro, e garantisce una potenza di 2,97 Kwp, che garantiscono sia sufficiente per dare energia ad un’intera abitazione. Il primo guadagno si ottiene non pagando più la bolletta elettrica. Inoltre ogni anno viene erogato il contributo dal Conto Energia, che dovrebbe aggirarsi intorno ai 2.200 euro, il quale va tutto nelle tasche del proprietario. Risultato: nell’arco di 6 anni l’intero impianto, compresi i costi di manutenzione, verrà ripagato, e tutto quello che si ottiene dopo è tutto un surplus di guadagno.

Le politiche ambientali di Norvegia, Costa Rica e Maldive, le tre nazioni che puntano alle emissioni zero

nazioni a zero emissioni

Norvegia, Costa Rica e le Maldive sono alle prese con alti costi e ostacoli tecnologici per cercare di combattere il cambiamento climatico, tentando di ridurre le emissioni di gas ad effetto serra fino allo zero. Le Nazioni Unite stanno lodando il loro obiettivo di “neutralità carbonica“, ma il modello è difficile da imitare, con la sua richiesta di un drastico passaggio all’energia pulita.

Quello che stiamo cercando di fare è di cambiare radicalmente la direzione della loro crescita economica

ha detto Yvo de Boer, capo del segretariato delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Eppure, tutte e tre le piccole nazioni affrontano grossi problemi. Le emissioni di gas serra in Norvegia sono del 7% sotto del valore del 2012 nel quadro del protocollo di Kyoto, mentre le emissioni sono in aumento in Costa Rica, in particolare nel settore dei trasporti.

E le Maldive hanno intenzione di essere una vetrina tropicale per l’energia solare ed eolica nell’Oceano Indiano, staccandosi dalla dipendenza costosa del diesel . Avranno bisogno di una cifra stimata di 1,1 miliardi di investimenti per oltre un decennio per raggiungere tale obiettivo. Le Maldive puntano alle zero emissioni entro il 2020, la Costa Rica al 2021 e la Norvegia nel 2030.

Svolta ecologica anche per l’India: il taglio delle emissioni avverrà grazie al solare

solare india

Le notizie ufficiose sul progetto sono circolate fin dall’inizio dell’estate, ma la verità sul programma dell’India’s National Solar Mission è stato finalmente annunciato in via ufficiale. Il piano è stato approvato appena in tempo per l’incontro del Primo Ministro Manmohan Singh con il Presidente Obama, anche per poterlo utilizzare come punto di partenza per convincerlo a far di più durante il congresso di Copenaghen. Il piano mira a produrre 20 gigawatt di capacità di energia solare entro il 2022.

Greenpeace ha già fatto alcuni rapidi calcoli e stime sulla NSM, missione per redigere il piano d’azione nazionale sui cambiamenti climatici, dicono che esso potrebbe ridurre le emissioni di gas serra del 12-18%, con una riduzione annua di 434 milioni di tonnellate di CO2 evitate fino al 2050, a condizione che l’energia solare non si vada ad aggiungere a quella già prodotta, ma vada a sostituire gradualmente le centrali elettriche alimentate dai combustibili fossili.

Inondazioni e uragani: ecco cosa accadrà al mondo senza l’intervento per ridurre le emissioni

uragano

L’Onu ha da qualche anno avviato un progetto, denominato Ipcc Project, per rilevare la situazione dei cambiamenti climatici, monitorarla in tempo reale, e predire cosa potrebbe accadere in caso di disastro naturale. La task force, dopo diversi anni di studi, ha concluso che la situazione è molto preoccupante, ma siamo ancora in grado di arginarla. Anche l’Ipcc è d’accordo sulla soglia dei due gradi di riscaldamento delle temperature medie globali, il che significa che il mondo deve assolutamente frenare o, meglio ancora, diminuire le sue emissioni.

Se queste continueranno ad aumentare, non si potrà tornare indietro, e la Terra rischierebbe una vera e propria rivoluzione. La prima e più diretta conseguenza sarà il famoso scioglimento dei ghiacciai, il quale porterebbe, entro il 2050, ad un innalzamento di mezzo metro delle acque. Cosa significa? Può sembrar poco, ma città intere come New York, Miami, Shangai o Calcutta verrebbero letteralmente spazzate via.