
Con la crisi del petrolio libico e quella del nucleare del Giappone, sono in molti a chiedere di affidarsi alle energie rinnovabili. Chi non lo fa spesso chiede di fare addidamento sul gas naturale, le cui stime sulle riserve sono più abbondanti del petrolio, ed è distribuito in modo più “democratico” in tutto il mondo. Ma tutte queste persone si sono mai chieste quanto inquina il gas naturale?
Il suo consumo, a livello mondiale, è enorme. Nel 2007 si è registrato il picco storico, il quale è stato di 108 mila miliardi di metri cubi, secondo l’USEIA (l’agenzia energetica americana). Bruciarlo nelle centrali elettriche e nei sistemi di riscaldamento è già abbastanza inquinante perché rilascia CO2 nell’atmosfera (anche se meno rispetto al carbone), ma un sacco di gas naturale è anche volutamente bruciato senza dare alcun beneficio. E’ il fenomeno del “flaring“, il quale significa che il gas è semplicemente bruciato in loco piuttosto che essere trasportato altrove per essere usato per qualcosa di produttivo.
Quando si ha a che fare con un’emergenza nucleare come quella che sta interessando la centrale di Fukushima in Giappone, la crisi travalica i confini nazionali ed interessa i Paesi limitrofi ed aree anche molto lontane dal luogo dell’incidente. Seppur marginalmente e pare senza rischi per la salute, la nube radioattiva ha sostato persino sui nostri cieli nei giorni scorsi.