Ciclo di coltivazione delle piante e cambiamenti climatici: l’apoteosi del disastro

di Paola P. 8

Il terzo millennio è iniziato all’insegna dei cambiamenti globali del pianeta, provocati dall’uomo, nello sfruttamento sconsiderato delle risorse, nell’ignoranza completa di qualsiasi norma di rispetto della natura e dell’ambiente.
Conseguenza più evidente delle innaturali modifiche apportate dalla civiltà umana, il fenomeno dell’effetto serra, e i conseguenti mutamenti climatici che ne sono l’effetto immediato.

L’uso dei combustibili fossili ha alterato la composizione dell’atmosfera ed il ciclo naturale del carbonio. Attraverso il meccanismo della fotosintesi, l’anidride carbonica viene fissata dalle piante e ritorna in circolazione tramite processi di decomposizione; la combustione di petrolio, carbone e gas immette nell’atmosfera una quantità eccessiva di anidride carbonica accumulata in tempi geologici nel sottosuolo in miliardi di anni.


All’anidride carbonica si aggiungono gli ossidi di azoto impiegati dall’agricoltura intensiva come fertilizzanti, e il metano prodotto da attività umane come le risaie, l’allevamento bovino o le perdite dall’estrazione del medesimo dal sottosuolo.
Altri fenomeni legati al modello industriale causano seri problemi all’ambiente: la produzione di rifiuti che non tornano nel ciclo biogeochimico ma che si accumulano sulla superficie terrestre, l’immissione nell’ambiente di molecole di sintesi di cui è noto l’effetto immediato ma non altrettanto noto è l’effetto a lungo termine quando si combinino con altre molecole con effetti potenzialmente dannosi all’uomo, alle piante ed agli animali.

I cambiamenti climatici in corso, causati dall’effetto serra, consistono principalmente nell’innalzamento delle temperature e dunque nel surriscaldamento terrestre. Gli effetti per gli ecosistemi terrestri sono devastanti, e spesso ne abbiamo parlato: squali che ritornano in Antartide, piante tropicali che per effetto dell’azoto si moltiplicano sconsiderevolmente, intensificazione dell’attività degli uragani, per non contare le innumerevoli specie animali e le piante a rischio estinzione.
Oggi prenderemo in considerazione gli effetti dei cambiamenti climatici in atto sui cicli di coltivazione delle piante.

A causa dell’effetto serra, i periodi di siccità, che già in questi anni si sono estesi dalle latitudini equatoriali a molte regioni temperate in Europa e negli Stati Uniti, si moltiplicherebbero, e vaste aree intensamente coltivate che oggi forniscono grano e cibo a tutto il mondo, come le grandi pianure nordamericane ma anche in parte la Pianura Padana, potrebbero diventare zone aride non adatte all’agricoltura. Gli effetti sarebbero devastanti.

L’aumento della temperatura produrrebbe inoltre un’intensificazione e una maggiore estensione di eventi meteorologici estremi come alluvioni, inondazioni, cicloni tropicali, e anche questo andrebbe a minare le coltivazioni, stravolgendo il loro naturale corso.
Si assisterebbe alla crescente tropicalizzazione di mari temperati come il Mediterraneo, dove la fauna e la flora autoctone verrebbero progressivamente soppiantate da specie provenienti dai mari del sud.

Il fenomeno della deforestazione e quello della desertificazione darebbero il colpo finale al ciclo vitale delle piante, stravolgendo gli equilibri di tutto il mondo.
La gravità della situazione non è da sottovalutare, dipendiamo dalla natura, dai suoi cicli e dalle sue regole. Non rispettarle provoca degli scompensi che diventerà sempre più difficile colmare.

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