Anche la birra diventa biocarburante

Una società produttrice di birra di Chico, California, ha inventato un nuovo sistema di adeguamento della propria fabbrica, che renderà la sua bevanda un combustibile a base di etanolo di alta qualità. Tutto senza che gli appassionati di quella birra ne risentano. Il biocarburante verrà ricavato dallo scarto del lievito di birra.

La fabbrica in questione si chiama Sierra Nevada Brewing Co., la quale, in collaborazione con la E-Fuel Corporation, inizierà il sistema di test nel secondo trimestre di questo anno, con la speranze di passare alla produzione su più ampia scala di etanolo nel terzo trimestre.

Il Green Market per uscire dalla crisi

Secondo una recente ricerca pubblicata da Green Seal, un organizzazione no-profit di certificazione dei prodotti, marketing sociale ed EnviroMedia, quattro persone su cinque hanno ammesso di acquistare prodotti e servizi verdi oggi, anche nel bel mezzo di uno dei periodi di recessione peggiori della storia.

Anche se questi prodotti, che affermano di essere rispettosi dell’ambiente, sono a volte più costosi, la metà delle 1000 persone intervistate ha ammesso di averli acquistati come se la crisi economica fosse un problema che non li riguarda. Inoltre, il 19% dice di acquistare i prodotti più ecologici possibile, mentre solo il 14% li acquista di meno rispetto a prima. Questi dati ci fanno capire che forse il mezzo per uscire dalla crisi è l’ecologia: cibo biologico, prodotti a basso consumo energetico e quant’altro. Su questi pare che la gente non voglia risparmiare.

Svolta scandinava: la Svezia dice no al nucleare

Solo un anno fa si è raggiunto il termine ultimo per la chiusura delle centrali nucleari (stabilito nel 2010) in Svezia. Questo provvedimento ha invertito decenni di vecchia politica nucleare, decidendo lo smantellamento dei 10 reattori nucleari attualmente in funzione. Non solo. Questo infatti sarà soltanto il primo passo verso l’eliminazione totale del nucleare dall’intero Paese, in quanto nel provvedimento si legge il chiaro no anche ai prossimi impianti di nuova generazione, del cosiddetto nucleare pulito.

La Svezia ha preso subito anche altre iniziative in favore dell’ambiente, dato che da Paese civile quale è si sente in dovere di dare l’esempio. Avrebbe infatti promesso contemporaneamente di aumentare le tasse sulle emissioni di carbonio, con l’intento di ridurre le emissioni del 40% rispetto ai livelli del 1990, entro il 2020, anche in settori non coperti dal sistema UE dello scambio delle emissioni. L’obiettivo finale sarà la totale indipendenza dal petrolio entro il 2050, ed un contemporaneo traguardo al 50% della dipendenza dalle rinnovabili già entro il 2020, anno in cui l’Italia, la nazione con più sole, più vento e più acqua di tutte ha già annunciato che sarà impossibile arriva nemmeno al 20%.

Energia eolica, nuove prospettive negli Stati Uniti per sopperire alla mancanza di vento

Energia eolica. Dopo il solare è il settore su cui più punta Obama per il suo Green new deal. Ma se il vento cala e viene a mancare? Come sopperire all’improvviso deficit di rifornimento energetico pulito? Una inaspettata mancanza di vento negli Stati Uniti può infatti tutt’oggi causare black-out, malgrado gli scienziati delle rinnovabili stiano mettendo a punto turbine sempre più sofisticate, in grado di immagazzinare l’energia in eccesso quando il vento è intenso per poi riutilizzarlo al momento opportuno, quando c’è calma piatta nell’aria.

Questo è un problema che molte regioni degli Stati Uniti d’America possono affrontare a breve e medio termine, come conseguenza della crescente dipendenza del paese dalle energie rinnovabili, in particolare l’energia eolica.
Anche se la posizione di Stati Uniti d’America in un contesto internazionale in materia di energie rinnovabili è ancora incipiente, lo sviluppo dell’energia eolica in questo paese è il più alto del mondo. A causa di tale circostanza, l’Argonne National Laboratory (ANL) della rete dei laboratori del Dipartimento di Energia degli Stati Uniti ha chiesto all’INESC Porto di sviluppare una piattaforma per la previsione di energia eolica negli Stati Uniti.

Anche la Cina adotta il Green New Deal

Da quando Obama ha lanciato l’idea del Green New Deal tutto il mondo si è mobilitato per attuarlo. Compresi quei Paesi proprio non “amici” degli Stati Uniti come la Cina. Il mega-Stato asiatico, leader nell’inquinamento globale avendo il 100% delle proprie industrie alimentate a carbone, ha deciso di dare uno strattone definitivo a quest’andazzo, rivoluzionando tutto ed istituendo il nuovo programma ambientalista cinese.

A darne notizia è stato il direttore generale del Ministero dell’Energia Zhang Guobao, che ha annunciato una manovra del valore di circa 65 miliardi di euro, da investire nell’ambientalismo. Niente aiuti alle aziende o alle auto; Guobao punta dritto al cuore del problema, l’energia. Questa enorme quantità di denaro verrà investita in nuove forme di sviluppo energetico, che vanno dalle rinnovabili al carbone pulito, fino a nucleare.

Obama, dopo la Silicon Valley la Sun Valley: parla Chris Anderson

Non delude le aspettative il neoeletto presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Milioni di occhi sono puntati su di lui, soprattutto per le sue promesse verdi. E i primi cambiamenti non tardano ad arrivare, convincendo anche i più scettici che si può fare. Si può fare una rivoluzione ecologica, che garantisca anche nuovi posti di lavoro oltre che un mondo più pulito.

Intervistato da Antonio Caprarica, direttore di radiouno e dei giornali radiorai, Chris Anderson, direttore della rivista Wired, svela alcuni dei progetti in cantiere della presidenza americana. Nell’ambito dell’incontro organizzato dall’Enel svoltosi oggi a Roma, dal titolo L’energia e la futura Silicon Valley, Anderson spiega quali saranno gli importanti risvolti della gestione Obama per quanto riguarda le misure contro i cambiamenti climatici e l’inquinamento atmosferico:

Dalla Silicon Valley stiamo passando alla Sun Valley: la rivoluzione energetica verde di Barack Obama va in questa direzione.

Cgil si allea con Legambiente: “subito 350 mila posti verdi”

Il “Green New Deal” di Obama arriva anche in Italia. Ma non dalla parte politica (sarebbe troppo bello), ma da quella sindacale, oltre che nell’ambito delle associazioni ambientaliste, che questo new deal lo hanno ispirato. A recepire per prima l’importanza delle iniziative messe in atto dal neopresidente americano nel nostro Paese è stata la Cgil, sempre combattiva quando si tratta di posti di lavoro, che insorge contro le iniziative (o meglio le non-iniziative) del Governo in materia ambientale.

In una recente manifestazione che ha visto coinvolti, come in un’alleanza, il sindacato dei lavoratori e Legambiente, la contestazione mossa al Governo è stata che mentre in tutto il mondo, addirittura in Cina, la politica prende provvedimenti per investire sull’ambiente e di conseguenza creare migliaia di posti di lavoro, l’Italia come al solito recepisce tardi e male queste direttive, in molti casi senza un vero risultato.

Acidificazione degli oceani, nuovo appello di 150 scienziati

Più di 150 scienziati di 26 Paesi di tutto il mondo si sono uniti per chiedere un’azione immediata da parte dei governi per ridurre drasticamente le emissioni di CO2 in modo da evitare danni gravi e diffusi per gli ecosistemi marini derivanti dall’acidificazione degli oceani.

Gli scienziati hanno rilasciato questo avvertimento lo scorso 30 gennaio a Monaco, sulla base della relazione stilata ad ottobre 2008 nel corso del secondo simposio internazionale sul tema The Ocean in a High-CO2 World.
Il professor Andrew Dickson, un chimico marino dello Scripps Institution of Oceanography, UC San Diego e la professoressa Victoria Fabry sono stati tra i primi firmatari della dichiarazione.

Colombia: scoperte 10 nuove specie di anfibi

Gli animalisti esulteranno a questa notizia. Come da titolo, oltre al fatto che nello Stato sudamericano sono state trovate 10 specie di anfibi mai viste prima, le buone notizie non finiscono qui. Infatti nelle foreste colombiane sono stati ritrovati 20 rettili e 120 specie di uccelli che qui non c’erano mai state. O almeno così credevano gli scienziati. Ciò significa che anziché estinguersi, questi animali hanno trovato il modo di salvarsi, almeno per adesso, andando a nidificare lì dove, per adesso, le foreste reggono e nessuno li può cacciar via.

Ma tornando agli anfibi, la scoperta è di importanza storica. Lo è per la scienza, che così può schedare nuove specie animali come le tre rane velenose della famiglia delle Dendrobatidae, tre dalla pelle trasparente dei generi Nymphargus, Cochranella e Centrolene; una rana arlecchino del genere Atelopus, due appartenenti al genere delle Pristimantis e una salamandra Bolitoglossa. Lo è per le popolazioni locali che, grazie al fatto che queste si cibano di insetti, tengono a bada questa enorme comunità di portatori di malaria e di febbre dengue. Ma lo è anche e soprattutto per scienziati e ambientalisti, i quali possono valutare lo stato di salute dell’ecosistema in cui esse vivono attraverso l’analisi della salute delle rane.

Le staminali no, le torture alle scimmie si, gli orrori della scienza

Questo è davvero troppo. Conferenze stampa, comunicati, discussioni, querele. Per difendere embrioni che verranno buttati via, la vita. Che potrebbero invece essere utili per salvarne milioni di vite. Per la Chiesa, per i moralisti (falsi, tra l’altro) tutto è peccato. Persino la masturbazione, perchè spreca gli spermatozoi, la vita. Ebbene, ma Dio non ha creato certo le scimmie perchè venissero torturate dagli uomini per curare le malattie che l’uomo stesso ha creato con la sua forza distruttrice. Non è vita, non sono esseri viventi anche questi? Più di una cellula o dello sperma?

Quello che avviene nei laboratori sperimentali è vergognoso. Sono crimini orrendi contro creature indifese. E la maggior parte delle volte si tratta di esperimenti inutili, perchè l’uomo non ha le stesse reazioni dei primati ai farmaci e alle terapie, e quindi una sperimentazione sull’uomo è comunque necessaria prima di accertare la validità del farmaco. A che serve allora torturare prima le scimmie? Giudicate voi da queste immagini, registrare a Covance, negli Stati Uniti, da un infiltrato della Peta Tv, che si è fatto assumere come tecnico dalla società per poi registrare dall’interno questi orrori e documentare quello che accade alle cavie.

Mega investimento ecologico in Gran Bretagna: la metà delle abitazioni saranno a biogas

Secondo la nuova ricerca condotta da Ernst & Young, e commissionato dalla National Grid, se i vari flussi dei rifiuti dell’intero Regno Unito fossero sfruttati per la produzione di biogas, la metà delle abitazioni dell’intera nazione potrebbe essere riscaldata in questo modo.

A questo appello pare che la politica britannica non sia rimasta indifferente, in quanto, come tutto il mondo anglosassone, è da sempre sensibile alle tematiche ambientali. Soprattutto da quando il destino del petrolio è segnato. Per questo il Governo ha deciso di intraprendere uno studio sui costi per capire quanto effettivamente conviene investire in questa tecnologia, ed il risultato è stato sorprendente: “solo” 10 miliardi di sterline (poco più di 11 miliardi di euro). Molto meno di qualsiasi altra forma di produzione energetica con un raggio d’azione così ampio.

Scienziati italiani simulano il primo “motore a batteri”

Sentir parlare di batteri nella produzione di energia non appare più tanto strano: celle combustibili alimentate da batteri e biocombustibili ottenuti da svariati microrganismi non sono più una novità. Oggi parliamo di un’altra applicazione dei batteri in campo energetico: il motore batterico. Si tratta di un motore, a cui vengono applicate le nanotecnologie più avanzate, in grado di produrre energia attraverso l’attività di piccoli batteri. L’idea non è nuova e la sua fattibilità era stata già dimostrata da alcuni ricercatori giapponesi nel 2006, ma a sperimentare e simulare il funzionamento del motore a batteri sono stati alcuni scienziati italiani. Luca Angelani, Roberto di Leonardo e Giancarlo Ruocco, ricercatori dell’Istituto nazionale per la fisica della materia (Infm) del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), sono riusciti ad individuare un metodo per sfruttare il movimento dei batteri.