
Chi è fermo sulle proprie convinzioni verdi potrebbe perdere la bussola d’ora in avanti. Ci sono una serie di miti che vengono portati come bandiere delle proteste degli ambientalisti da diversi anni, che in realtà sono appunto leggende, ma non hanno nulla a che vedere con la realtà.
La notizia la dà la rivista americana Wired, ispirata al pensiero del sociologo Marshall Mc Luhan e al guru dell’informatica Nicholas Negroponte, che vogliono sfatare quei modi di pensare ormai obsoleti che molti ambientalisti ritengono ancora oggi attuali, ma che in realtà in molti casi sono superati, o addirittura a volte dannosi. Non per altro l’articolo si intitola «Verità scomode: preparatevi a ripensare cosa vuol dire essere Verdi». E voi siete pronti a ripensarci?
Il primo mito da sfatare è che la vita in campagna sia più ecologica di quella cittadina. I motivi potrebbero essere molteplici, dalla benzina (e i gas di scarico) sprigionati per raggiungere i centri abitati, alle emissioni del terreno durante la lavorazione, o degli animali durante l’allevamento, fino anche alla concentrazione dei consumi raggruppati in comunità, che potrebbero diventare più dannosi se utilizzati singolarmente nelle case isolate.
L’aria condizionata non è poi così tremenda. Infatti è preferibile usarla d’inverno, nonostante lo spreco di energia elettrica, e le conseguenti emissioni, perchè l’alternativa (oltre che morire dal freddo) sarebbero i termosifoni, che inquinano molto più dei condizionatori stessi. Neanche il biologico è poi tutta questa riserva da salvare. Infatti gli Ogm, su cui anche il vertice Fao puntava, potrebbero risolvere il problema della fame nei paesi poveri, fornendo artificialmente cibo, in quantità anche maggiori e a costo inferiore rispetto alle colture organiche. Inoltre i cosiddetti “Ogm superefficienti” potrebbero diminuire le emissioni di gas serra.
Gli attivisti di Greenpeace potrebbero spaventarsi per questa affermazione: “Le foreste vergini contribuiscono al riscaldamento del pianeta, meglio costruire aziende agricole al loro interno”, mentre la seguente affermazione farà spaventare tutti gli altri: “La Cina sarà la soluzione a tutti i nostri problemi“. Infatti è vero chei cinesi ci copiano tutti i prodotti, e contribuiscono all’inquinamento globale e all’aumento del costo del cibo per una maggiore richiesta. Ma è altrettanto vero che i cinesi, insieme agli indiani, stanno producendo uno sforzo per sviluppare le energie rinnovabili su scala industriale, molto di più di quello che avviene ad esempio in America e in Europa.
Il commercio del “credito del carbonio“, cioè l’accordo tra paesi industrializzati e paesi poveri per acquistare quote di “inquinabilità” non va bene, perchè l’inquinamento concentrato in determinate zone non è lo stesso di una produzione più estesa ma meno fitta; mentre può sembrar strano ma è meglio acquistare un’auto usata che una nuova ibrida. Infatti la diminuzione di produzione automobilistica inquinerà molto meno di una vecchia carretta a Euro zero.
Un’occhiata anche al nucleare, dove si smentisce che l’energia prodotta in quel modo sia la meno inquinante a livello industriale (le scorie radioattive sono molto peggio dei gas serra), e infine, la dichiarazione più sorprendente: è inutile ostinarsi a combattere i cambiamenti climatici, bisogna abituarci ad essi, ed agire di conseguenza, preparandosi magari al peggio. Secondo la rivista Wired ormai siamo in ritardo per rimediare, e l’unica cosa da fare è utilizzare la scienza e le conoscenze tecniche umane per cercare di limitare i danni derivanti dal calore che nei prossimi decenni ci arrostirà.