Ilva di Taranto, tra Arpa e Peacelink nuovo scontro su valori e rilevazioni

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Sull’Ilva di Taranto e l’inquinamento correlato non calano mai i riflettori: tra dissequestri, scandali, proteste e battaglie di ogni stampo, continua a imperversare anche quella sulle rilevazioni. Dopo l’allarme sugli idrocarburi policiclici aromatici di Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink Taranto, arriva la risposta dell’Arpa.

Giorgio Assennato, il direttore di Arpa Puglia, ha risposto negli scorsi giorni all’allarme lanciato dal presidente di Peacelink Taranto Marescotti, in merito ai valori rilevati per gli idrocarburi policiclici aromatici nel famoso (o per meglio dire famigerato) quartiere Tamburi. Peacelink parla di una media di 36 nanogrammi per metro cubo secondo le rilevazioni di fine 2013, dati pericolosamente superiori a quelli registrati nel 2010 (19,2 nanogrammi per metro cubo).

La risposta di Giorgio Assennato è tesa a invalidare l’allarmismo insito nelle rilevazioni diffuse ma (sebbene quest’aspetto sia stato sottolineato di meno dalla stampa), anche a indicare problemi oggettivi nelle misurazioni di cui è responsabile l’Ilva. Ovvero, Assennato dichiara: “Quei dati relativi ai valori Ipa negli ultimi mesi del 2013 per noi non rappresentano alcun pericolo”. E quindi spiega:

Quell’indicatore è utilizzato solo a scopi descrittivi. Noi sfruttiamo questi dati come modello concettuale per verificare la dispersione degli Ipa dalla cokerie verso il quartiere Tamburi. Ci interessano gli scarti e non i valori assoluti.

Perché quei valori assoluti non sono “interessanti”, tuttavia? Secondo Assennato il valore assoluto non ha significato “perché non è normato” e perché “la strumentazione non si sa nemmeno che cosa indichi visto che parliamo di una serie di composti associati a polveri che sono ragionevolmente Ipa, ma non è detto che lo siano”.

Come ci si sarà resi conto, quindi, la situazione è molto complessa. Ma è lecito chiedersi a questo punto come è possibile che non si abbiano valori chiari e univoci in merito. Si tratta di una delle tante “magie” dell’Ilva. Come la stessa Arpa Puglia ha denunciato all’Ispra e come ricorda Assennato,

la centralina che monitora le cokerie è sottoposta a trattamento intensivo di tipo protettivo tale da rendere impossibile qualsiasi valutazione.

In questa situazione appare chiaro che simili schermaglie su dati e rilevazioni continueranno: in certi casi, a quanto pare, conviene che permanga la confusione.

Photo credits | Getty Images

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