Fiume Lambro, nuovo sversamento nella notte di mercoledì

Cinque mesi fa nel fiume Lambro, in Lombardia, vennero sversati 600 mila litri di petrolio. La lezione sulla mancanza di sicurezza delle cisterne non pare sia servita visto che nella notte tra mercoledì e giovedì scorso è stato registrato un altro sversamento. Stavolta la quantità di petrolio perduta è stata inferiore perché i volontari delle guardie ecologiche e la polizia sono intervenuti in pochissimo tempo ed hanno limitato i danni, ma intanto l’allarme resta.

Non era ancora stato smaltito tutto il disastro provocato dallo sversamento del condotto della Lombarda Petroli che all’interno del Parco di Monza, all’altezza del ponte di viale Cavriga, sono state notate delle macchie oleose. I sommozzatori sono subito intervenuti ed hanno montato due barriere oleoassorbenti e circa quindici cuscinetti per contenere gli olii industriali, che sono riusciti nell’impresa di bloccare le perdite in pochi minuti.

Proteste contro la BP a Milano e Londra

La giornata di ieri è stata una delle più terribili, dal punto di vista mediatico, per la BP da quel maledetto 20 aprile scorso, quando l’incendio alla Deepwater Horizon ha fatto scattare il più grande disastro ecologico della storia americana ed uno dei peggiori al mondo.

Attivisti, ambientalisti e semplici cittadini si sono riuniti nelle città di Londra e Milano per protestare contro l’operato della compagnia petrolifera che ha recentemente annunciato trivellazioni a 500 km dalla costa siciliana, oltre ad aver fatto altre azioni disastrose come la gestione scellerata dell’emergenza, la buonuscita milionaria ad uno dei responsabili del disastro, la sottostima dei risarcimenti e per ultima, se venisse confermata, la pressione fatta sul Governo britannico per liberare un terrorista libico al fine di ottenere l’autorizzazione da Gheddafi a trivellare nel Golfo della Sirte.

Cina, il tasso di inquinamento si fa preoccupante

Il 90% dei giorni nei primi sei mesi in questo 2010 hanno registrato una qualità dell’aria che raggiunge o supera lo standard nazionale di inquinamento nelle 113 più grandi città della Cina, con un calo di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ad annunciarlo è una relazione sulla qualità ambientale rilasciata dal Ministero della Protezione Ambientale cinese, il quale finalmente ammette che anche il Paese del Sol Levante qualche piccolo problemino ambientale ce l’ha.

La quantità di particelle inalabili, un importante indice di inquinamento atmosferico, è stata mediamente di 0,091 milligrammi per metro cubo in queste città, aumentando di 0,002 milligrammi per metro cubo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Marea nera, a Tony Hayward BP offre un “calcio nel sedere” da 14 milioni di euro

Immaginate di essere i responsabili del peggior disastro ambientale della storia americana. Immaginate che Henric Svanberg, uno dei vostri collaboratori, se la stia spassando su uno yacht in compagnia della sua amante mentre si lotta contro il tempo per arginare una fuoriuscita di petrolio che è costata la vita a 11 uomini, morti nell’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon.

Immaginate di aver messo in ginocchio l’economia incentrata su pesca e turismo di centinaia di località costiere del centro America. Immaginate di aver distrutto l’ecosistema di una delle oasi naturaliste (in Louisiana) di pellicani più  preziose al mondo. Immaginate di aver ucciso delfini, pesci, bruciato vive tartarughe perché i soccorsi degli animalisti intralcerebbero gli incendi controllati.

Bp conferma le trivellazioni in Libia, la politica italiana insorge

I timori di qualche giorno fa si sono rivelati fondati, la BP avvierà, entro poche settimane, le prime trivellazioni al largo delle coste libiche. Una situazione che riguarda da vicino noi italiani, visto che il punto in cui si troverà il nuovo pozzo sarà distante solo 500 km dalle coste della Sicilia.

Non appena giunta la notizia in Italia, sono insorti tutti, dalle associazioni ambientaliste alla politica. Persino rappresentanti del Governo, di solito molto “sensibili” ai problemi dei petrolieri, si sono detti preoccupati, come il Presidente della Commissione Ambiente al Senato Antonio D’Alì, peraltro siciliano, il quale ha affermato:

Il problema non è la Bp o la Libia. Il fatto è che il mare non ha confini e se capitano incidenti, che siano in acque nazionali o internazionali, gli effetti si fanno sentire in tutto il Mediterraneo. Considerato che stiamo parlando già di uno dei mari più inquinati dal petrolio di tutto il mondo, le conseguenze di un disastro potrebbero essere irreversibili.

Tartarughe “sfrattate” dal cemento in Calabria

Se c’è un paese che in Italia può essere considerato la patria delle tartarughe, questo è Galati, in provincia di Reggio Calabria, dove nidifica il 70% delle tartarughe italiane. Almeno fino ad oggi. Un progetto della Rdv (Rosa dei Venti) ha intenzione di distruggere questo Paradiso con una colata di cemento proprio in tutta l’area dove gli animali depongono le proprie uova, mettendo in serio pericolo la sopravvivenza della specie.

A denunciare tutto è Legambiente, che oltre ad assegnare la bandiera nera all’azienda e al comune di Brancaleone (di cui Galati è una frazione), ha anche reso noto al pubblico lo scempio che quest’azienda ha intenzione di attuare. Secondo quanto spiegato da Antonio Morabito, presidente di Legambiente Calabria,

il progetto prevede anche un centro commerciale, un albergo club house, impianti sportivi, piscine,  campi da golf a 18 buche nel territorio a maggior rischio desertificazione della provincia reggina. Il tutto per un’estensione di 11.420 ettari.

Un mondo senza carne potrebbe diventare più inquinato

Il principio per cui molti “onnivori” diventano vegetariani o vegani è, oltre al non voler mangiare animali, anche che senza gli allevamenti il mondo sarebbe più pulito. E’ vero che, se confrontiamo la produzione di CO2, metano e gli altri agenti inquinanti tra una mucca ed un campo di grano, non c’è paragone, ma siamo proprio sicuri che un mondo senza animali sia più pulito?

Un’interessante ricerca pubblicata da Repubblica svela che non sarebbe proprio così, e le motivazioni sono più ovvie di quanto si pensi. Partiamo dalla produzione di cibo, la quale vedrebbe, in un mondo in cui per magia sparissero tutti gli animali da allevamento, un incremento improvviso. Questo significa maggiori fertilizzanti chimici (perché quelli naturali non esisterebbero più in quanto non ci sarebbero più animali a produrli), maggior utilizzo dei combustibili fossili per alimentare i trattori, maggior quantità d’acqua per irrigare i campi, e poi ancora pesticidi e tutti quegli additivi chimici per evitare che gli insetti (quelli non spariscono mai) distruggano il raccolto.

Cementificazione selvaggia, le coste italiane sempre più in emergenza

Troppi porti turistici, troppe strutture, cemento, e persino pannelli solari. Tutto questo comporta una distruzione del territorio che va oltre ogni immaginazione, e per questo è arrivato il momento di intervenire. E’ questo l’appello dell’associazione Italia Nostra, la quale ha deciso di rivolgersi addirittura all’Unesco per denunciare la violazione delle norme territoriali che riguardano le coste italiane.

Lungo tutto lo Stivale, spiegano dall’associazione, sono almeno 35 i luoghi a rischio, sparsi un po’ ovunque, dalla Sardegna alla Liguria, dalle isole minori fino soprattutto alla Sicilia, probabilmente la Regione più martoriata dall’abusivismo e dalla cementificazione senza regole. Un esempio? A Siracusa ci sono ben due progetti portuali, i quali rischiano di far sparire intere distese di uliveti secolari.

Marea nera, BP avvierà nuove perforazioni in Libia, in pieno Mediterraneo

Business must go on. Non importa se l’economia di intere popolazioni costiere è affondata nella marea nera, ancor meno contano i danni all’ecosistema e al patrimonio naturalistico dell’area del Golfo del Messico. Contano gli affari. E per nessuna cosa al mondo la BP desisterà dall’avviare le nuove perforazioni concordate già dal 2007 con la Libia.

Inizieranno tra poche settimane i lavori per cinque trivellazioni al largo delle coste libiche nel Golfo della Sirte, in pieno Mediterraneo. La BP perforerà ad una profondità di circa 5.700 piedi (1.700 metri), leggermente superiore a quella della piattaforma Deepwater Horizon che ha scatenato il disastro della marea nera.
Lo ha annunciato il Financial Times e dalla BP non hanno smentito, tutt’altro. Ne ha dato conferma lo stesso portavoce della compagnia, David Nicholas:

Non le abbiamo ancora calendarizzate. Ogni perforazione necessita di sei mesi o più.

Marea nera, la tempesta Bonnie fa rimandare i lavori

Una tempesta tropicale, battezzata Bonnie, ha costretto all’evacuazione le navi che, nel Golfo del Messico, stavano cercando di recuperare il petrolio dall’ormai famosa falla della BP. La tempesta, con venti di oltre 60 chilometri all’ora, si trova ora a circa 130 km a sud-sudest di Miami e si sposta verso ovest-nordovest a 30 km/h, spiegano dall’US National Hurricane Center. L’agenzia prevede che la tempesta raggiungerà la costa settentrionale del Golfo entro la fine di sabato o l’inizio di domenica.

Tra le navi costrette a fuggire dal percorso del fenomeno, a circa 80 km al largo della costa della Louisiana, ci sono anche quelle che stanno lavorando alla perforazione per migliorare il metodo per sigillare le perdite. L’ammiraglio Thad W. Allen, che conduce i lavori di recupero per il Governo, ha aggiunto che era ora di iniziare il processo di disconnessione di un tubo montante dalla piattaforma posta sul fondo marino, con un’operazione che dovrebbe durare fino a 12 ore.

Goletta verde, Legambiente assegna la bandiera nera a Palermo

La situazione delle coste italiane in generale non è propriamente rosea, ma quella della Sicilia, ed in particolare del suo capoluogo, Palermo, è veramente preoccupante. A denunciarlo è Legambiente, che grazie alla sua Goletta Verde sta smascherando molti aspetti “poco ecologici” delle Regioni italiane. Negli ultimi 3 giorni il tour ha toccato le coste della Sicilia, ed oggi è stato pubblicato il rapporto che di certo non farà piacere alla sua classe politica.

La bandiera nera viene assegnata principalmente perché nella città di Diego Cammarata è ancora in piedi uno dei 5 ecomostri peggiori d’Italia, il complesso delle ville abusive di Pizzo Sella, per il quale è stato ordinato l’abbattimento nel 1992 dalla Cassazione, ma che a 18 anni di distanza è ancora lì a farsi beffa di tutti quelli che vogliono una Sicilia più ecologica.

Energia, la Cina supera gli USA per consumo

Dai dati pubblicati in questi giorni dall’International Energy Agency (IEA) la Cina risulta essere il Paese che consuma più energia al Mondo, persino dopo gli Stati Uniti. Per Zhou Xan, il portavoce dell’Ufficio Nazionale per l’Energia di Pechino la notizia non è attendibile

E’ una stima che può servire come indicazione ma che non è molto credibile. Noi pensiamo che non abbia capito bene la situazione cinese, ed in particolare gli sforzi che la Cina ha fatto per risparmiare energia, ridurre le emissioni e sviluppare nuovi fonti di energia.

Marea nera in Cina, foto shock di uomini immersi nel petrolio

marea nera cina

Venerdì scorso due oleodotti sono esplosi mentre una petroliera stava depositando il suo carico al di fuori della città di Dalian, in Cina. Lo sversamento è stato talmente vasto da coprire una superficie di approssimativamente 71 miglia (oltre 114 km), e le stime (mantenute basse per ore) della quantità di petrolio fuoriuscito parlano di circa 1.500-1.650 tonnellate di greggio (circa 11.000-12.500 barili).

L’incendio che è seguito alle esplosioni è durato per circa 15 ore, ci sono voluti circa duemila vigili del fuoco per spegnerlo, e le fiamme hanno raggiunto circa 30 metri di altezza, come dimostra l’impressionante video pubblicato dal Guardian. Secondo la versione delle autorità cinesi (dunque sempre da prendere con le pinze), nessuno è rimasto ferito o ucciso durante l’incidente, anche se le immagini shock che provengono dalla rete dimostrano una situazione molto meno tranquilla di quella che ci viene raccontata.

Marea nera, il petrolio non ha mai smesso di uscire

recupero petrolio golfo del messico

Un’altra bugia si accumula alle tante già dette dalla BP. Mentre la compagnia petrolifera britannica annunciava al mondo che il tappo stava funzionando, ma la pressione sotto di esso si era inspiegabilmente ridotta, il Governo americano denunciava che una nuova falla si era aperta altrove. Ipotesi accolta come “probabile ma non certa” dalla compagnia, la quale ora si trova di fronte alla possibilità di una catastrofe ancora peggiore rispetto a quella precedente.

Secondo gli osservatori del Governo, c’è infatti il rischio che il pericoloso mix di metano e petrolio che prima uscivano dalla falla appena coperta creino più fori nel terreno da cui uscire. Per questo l’Ammiraglio Thad Allen, che rappresenta la Casa Bianca nella gestione della marea nera, ha chiesto che la falla appena chiusa venga riaperta.