Automobile a metano: l’auto semi-ecologica più venduta al mondo

auto a metano

In questo periodo in cui si parla sempre più insistentemente di auto ecologiche, da quelle elettriche alle ibride, spesso ci dimentichiamo che esiste un’automobile che al momento è la più venduta tra le auto verdi: quella a metano. Tra tutti i tipi di carburante per auto infatti, il metano è quello che produce meno anidride carbonica in assoluto, circa il 60% in meno rispetto alle auto a benzina, il 40-60% di ossidi di azoto e 70% di idrocarburi composti; il gpl emette tra il 50 ed il 60% in meno; il diesel il 10-20%.

E’ più ecologico sin da quando “nasce”, in quanto mentre il gpl (gas di petrolio liquefatto) ha un processo di estrazione particolare e molto inquinante, il metano è un gas naturale che farebbe più danni se venisse liberato nell’atmosfera (è 200 volte più potente dell’anidride carbonica) che se immesso nelle bombole per il consumo domestico. Inoltre non emette polveri sottili (Pm10), e dunque, a differenza delle auto a benzina, può circolare anche nelle giornate di blocco del traffico.

Altri vantaggi sono prettamente economici, e riguardano il costo al distributore, che per il metano e il gpl è circa la metà rispetto alla benzina, ed il consumo, dato che con un auto a gas si percorre circa il 60% di strada in più della benzina. Ma come qualsiasi cosa, ci sono anche degli svantaggi.

Summit di Copenaghen: riassunto del quarto giorno

striscione protesta copenaghen

Se ci fosse un indice, come quelli di borsa, per valutare l’andamento del summit di Copenaghen, questo vedrebbe un rialzo alla fine del primo giorno, uno stazionamento nel secondo, ed un crollo vertiginoso nel terzo e quarto. L’ultimo in particolare è stato abbastanza doloroso, perché ha aperto uno squarcio in più. Mentre fino a ieri la “battaglia” sulle cifre avveniva soltanto tra Paesi poveri e Paesi ricchi, dalla metà di ieri c’è stata una scissione anche all’interno del gruppo nutrito di poveri. Si potrebbe dire una lotta tra i Paesi poveri e quelli che sono molto più poveri.

Il punto centrale in discussione è che, secondo alcuni Paesi poverissimi, specialmente quelli insulari, i loro rappresentanti che fanno parte di quelle nazioni in via di sviluppo (Cina, India, Brasile e non solo) stanno diventando troppo “morbidi” nei confronti dei ricchi. L’ultima proposta, che però tanto morbida non sembra, è di prolungare il protocollo di Kyoto. Questo prevedeva un taglio del 5% delle emissioni rispetto al 1990 (per i Paesi industrializzati) entro il 2012, portando ad un -40% al 2020. Inoltre la richiesta del G77 è che stavolta tutti, quindi compresi gli Stati Uniti, aderissero al protocollo.

Da Oslo Obama lancia un segnale forte a Copenaghen

discorso obama nobel

Barack Obama oggi è a Oslo per ricevere il suo premio Nobel per la Pace. All’interno del suo discorso di matrice politica, ha colto l’occasione per parlare dei cambiamenti climatici. Ha annotato che per lui la “pace giusta” nel mondo si potrà ottenere solo con l’azione sul clima. Ecco l’estratto del suo discorso che è una frecciata al congresso di Copenaghen:

il mondo deve unirsi per affrontare il cambiamento climatico. Vi è una piccola sfida scientifica secondo cui, se non facciamo niente, ci troveremo ad affrontare siccità, carestia e lo spostamento di massa che porteranno a conflitti per decenni. Per questo motivo, non sono solo gli scienziati e gli attivisti ad invitare ad un’azione rapida e forte, sono i leader militari nel mio Paese e negli altri che devono capire che la nostra sicurezza comune è in bilico.

Parole perfettamente condivisibili, che sono la prova che Obama non avrà paura di fare appello ai suoi colleghi americani per risolvere il problema del clima. Ma Obama non si è fermato qui, e nel corso di una breve conferenza stampa ha aggiunto ulteriori particolari che danno una speranza di successo al summit.

Fotovoltaico a Nola: 21 mila tonnellate di CO2 all’anno risparmiate

moduli-fotovoltaiciEntrerà in esercizio il prossimo anno nel Comune di Nola, in provincia di Napoli, uno dei più grandi sistemi di produzione di energia da fonte fotovoltaica grazie ad un accordo siglato tra il CIS, Centro Ingrosso Sviluppo Campania, l’Interporto Campano e la società Enel Green Power. Secondo quanto reso noto da Enel, l’impianto a regime garantirà produzione di energia pulita equivalente ad un risparmio di emissioni di anidride carbonica (CO2) in atmosfera pari ad oltre 21 mila tonnellate all’anno.

La realizzazione dell’impianto, sfruttando gli innovativi moduli fotovoltaici flessibili a film sottile, non comporterà alcuna modifica di natura paesaggistica visto che l’impianto sarà realizzato sui tetti degli immobili ad uso logistico e commerciale, ed i moduli saranno perfettamente integrati a livello architettonico.

Pellet, cos’è e perché conviene all’ambiente (e al portafoglio)

stufe-pellet-riscaldamento

Negli ultimi anni si sente parlare sempre più di un nuovo combustibile ecologico chiamato pellet. Già il fatto che sia un combustibile, stride con la parola “ecologico”, in quanto bruciando, dovrebbe emettere CO2. Ed in parte è vero, ma nonostante questo, si tratta ugualmente del combustibile più pulito disponibile oggi sul mercato.

Tutto si spiega alla fonte, e cioè con la sua composizione. Nonostante si tratti di legno, in realtà non è la legna comune che si ricava tagliando gli alberi e lasciandola essiccare per 18 mesi per farle espellere l’umidità. Il pellet è composto in cilindretti di segatura e altri scarti industriali del legno. In pratica si tratta dei rifiuti del legno lavorato, i quali anziché andare in discarica, vengono pressati e rivenduti, in modo da fornire un combustibile che non proviene dal taglio degli alberi.

Tornando alle emissioni, nel momento in cui esso viene bruciato, emette molta meno Co2 rispetto alla legna normale, o peggio ancora al carbone o al gas, e le sue emissioni equivalgono all’incirca alla Co2 recuperata dall’albero che ha contribuito a salvare, diventando, a conti fatti, un combustibile ad emissioni zero. Il pellet non è prodotto solo da scarti di legno, ma ci sono diverse varianti provenienti anche dalla carta, cartone, paglia (non di riso), girasole, granoturco, sansa, residui di potatura e praticamente quasi tutti gli scarti vegetali.

Summit di Copenaghen: riassunto del terzo giorno

Xie Zhenhua copenhagen

Il congresso di Copenaghen entra nel vivo, ma purtroppo non tanto dei trattati, quanto delle polemiche. Un documento circolato ieri in via non ufficiale ha fatto imbestialire i rappresentanti dei Paesi poveri, che sono arrivati a minacciare di far saltare ogni tipo di accordo e abbandonare i lavori. Questo foglio, che passava di mano in mano tra i delegati europei, andava contro ogni buon proposito della vigilia.

Il primo punto che ha fatto arrabbiare i rappresentanti del G77 riguarda la gestione dell’eventuale nuovo protocollo, il quale non sarebbe più stato gestito dalle Nazioni Unite, bensì dai Paesi industrializzati. La bozza prevedeva inoltre emissioni doppie per i Paesi ricchi rispetto ai poveri ed il fondo per l’adeguamento alle tecnologie pulite non sarebbe più stato gestito dall’Onu, ma dalla Banca Mondiale. Queste tre proposte hanno letteralmente rischiato di far saltare il vertice. Per fortuna, in extremis, l’Europa si è salvata, grazie ad un intervento del responsabile del clima dell’Onu, Yvo De Boer, il quale ha spiegato che non si trattava della proposta definitiva, ma solo di una bozza stilata prima dell’inizio del vertice, e che era stata affidata ai giornalisti solo a titolo “informativo”. Ovviamente non sarà più riproposta, ma intanto la tensione resta.

7 modi per avere un Natale ecologico

natale ecologico

Luci, addobbi, alberi: forse troppo consumismo per essere un anno ecologico? Di certo non possiamo chiedervi di evitare tutto questo e andare contro le tradizioni, ma solo di cercare di incorporare la natura in esse, senza sprecare tempo, denaro o risorse. Eccovi così 7 consigli per avere un Natale verde, e non solo per il colore dell’albero.

1. Luci a LED o a risparmio energetico. Non si può avere un albero di Natale senza le luci. Ma sostituire le vecchie lampadine ad incandescenza con i LED, oltre che più ecologico, può farvi risparmiare fino al 30% sulla bolletta elettrica. Le lampadine tradizionali consumano tra 6 e 9 watt, mentre i LED utilizzano 0,5-0,7 watt.

2. Scegliere l’albero giusto (o nessuno). È possibile evitare di fare l’albero facendo il presepe o creando un’atmosfera accendendo una candela a forma di pino o cose simili. Se invece non potete farne a meno, specialmente se avete bambini in casa, scegliete una versione biologica dell’albero, di quelle che si possono ripiantare, nel vostro giardino o nei luoghi pubblici, oppure di plastica, ovviamente riciclata.

Il livello del mare entro il 2100 potrebbe salire da 0,75 a 1,9 metri

previsione inondazioni manhattan

Un nuovo studio scientifico avverte che il livello del mare potrebbe salire molto più velocemente di quanto inizialmente previsto. Entro il 2100, il livello globale dei mari potrebbe salire tra i 75 ei 190 centimetri, secondo un articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. Gli autori, Martin Vermeer della Helsinki University of Technology in Finlandia e Stefan Rahmstorf del Potsdam Institute for Climate Impact Research in Germania, hanno basato la loro analisi sulle misurazioni del livello del mare e sulle temperatura registrate nel corso degli ultimi 130 anni.

In questi dati hanno identificato un forte legame tra il tasso di aumento del livello del mare e la temperatura globale.

Dal 1990 il livello del mare è aumentato di 3,4 millimetri all’anno, due volte più velocemente della media del 20° secolo

afferma Stefan Rahmstorf. Anche se tale tasso è di poco rimasto costante, questa strategia potrebbe portare a 34 centimetri l’aumento del 21 ° secolo.

Le stime sugli effetti dell’inquinamento sulla Terra? Tutte sottovalutate

effetto aridità terreno

Studiare i climi del passato può aiutare gli scienziati a prevedere come il pianeta cambierà in futuro. Utilizzando dati storici, i ricercatori dell’Università di Bristol, Gran Bretagna, hanno sviluppato un nuovo modello di cambiamento climatico che ritengono più accurato rispetto alle stime precedenti.

Lasciando alcuni dati dei modelli climatici classici, i ricercatori hanno scoperto stime assai modeste degli effetti delle emissioni del carbonio sul pianeta. Dan Lunt, uno dei ricercatori che hanno condotto lo studio, ha confrontato i risultati del modello attuale del clima con ricostruzioni basate sulla temperatura della Terra e i livelli atmosferici di biossido di carbonio di tre milioni di anni fa. Egli ha poi spiegato:

Abbiamo trovato che, data la concentrazione di biossido di carbonio prevalente tre milioni di anni fa, il modello originariamente previsto di un aumento della temperatura è sensibilmente inferiore a quello indicata dalle ricostruzioni. Questo ci ha portato a rivedere ciò che mancava dal [corrente] modello.

Summit di Copenaghen: riassunto del secondo giorno

Barroso a Copenhagen

Dopo 24 ore le speranze del mondo sul summit di Copenaghen ricominciano a vacillare. All’apertura dei lavori c’erano state molte parole ottimistiche e diverse iniziative da parte dei Paesi poveri. Nel secondo giorno pare che qualcuno lo faccia apposta a smorzare i facili ottimismi. A prendere la parola è il presidente della Commissione Europea Josè Barroso, il quale ha immediatamente abbassato i toni. Parlando di un trattato vincolante, si è così espresso:

Non è possibile, non è stato preparato, ci sono alcuni dei nostri partner che non sono preparati. Invece dobbiamo raggiungere un accordo sulla riduzione delle emissioni dei gas nocivi. Lo dobbiamo ai nostri giovani.

I partner che non sono preparati, a cui Barroso fa riferimento, sono in special modo Cina e Stati Uniti, i primi perché sono in una situazione particolare, in cui il boom economico verrebbe soffocato; i secondi perché, limitati dalle lobby inquinanti, hanno difficoltà a fare leggi che taglino le emissioni. Ma intanto la giornata continua tra buone e cattive notizie.

Nucleare in Italia, i Verdi diffondono la lista dei probabili siti e annunciano battaglia

centrali nucleari ItaliaIl possibile quanto surreale ritorno al nucleare italiano torna a far discutere proprio in questi giorni in cui l’attenzione mondiale è concentrata verso ben altri temi, quelli trattati al summit di Copenhagen, il punto di convergenza attuale degli sforzi dei Paesi più industrializzati della terra per ridurre le emissioni e puntare alle energie pulite. Si torna a parlarne perchè probabilmente si sa qualcosa in più sui siti destinati alla costruzione delle centrali.

Dopo il no agguerrito e preventivo delle regioni italiane, immediata reazione all’annuncio dell’accordo italo-francese sul nucleare, è passato qualche mese di silenzio, dove non sono mancate le polemiche più o meno sottovoce e l’esternazione dei mille dubbi che il governo non ha mai chiarito su quanto deve ancora accadere. Qualche notizia, finalmente, però sembra essere finalmente trapelata.

E’ toccato ai Verdi alzare la voce e illuminare noi ignari cittadini sulle possibili aree di costruzione delle centrali nucleari, intercettate all’interno di un dossier inviato dall’Enel al governo.

Italia: temperature più alte di 1,3 gradi in un secolo

caldo italia

Una risposta agli scettici e a coloro che dicono che il riscaldamento globale non esiste arriva dal Cnr di Bologna, il quale ha raccolto i dati climatici e tutte le variabili degli ultimi 100 anni, ed ha lanciato l’allarme: il riscaldamento globale esiste, ed è anche molto più serio del previsto.

A questo punto in molti potrebbero pensare che tanto chi paga sono solo i Paesi più sfortunati, come le Maldive, che si trovano al livello del mare, o i Paesi africani. Ed invece no, perché anche l’Italia sta pagando seriamente questo cambiamento delle temperature. Si spera, durante i negoziati di Copenaghen, di trovare un accordo per stabilizzare l’incremento delle temperature entro il 2100 al massimo a 2 gradi centigradi. Sembrano tanti, ma non lo sono. Basti pensare infatti che il nostro Paese oggi registra 1,3 gradi Celsius in più in media rispetto a 100 anni fa.

Summit di Copenaghen: riassunto del primo giorno (video)

protesta copenaghen

L’umanità speranzosa guarda alla conferenza di Copenaghen come l’ultima possibilità per bloccare il riscaldamento globale: per questo, nelle prossime due settimane, la capitale danese sarà agli occhi del mondo “Hopenaghen”, “il porto della speranza”. Possiamo cambiare e dobbiamo cambiare. Chiamo tutti a contribuire, a essere realistici e flessibili

con queste parole il Primo Ministro danese, Lars Loekke Rasmussen, ha aperto il tanto atteso congresso di Copenaghen. Un vertice in cui, ne sono tutti consapevoli, uscirà una risposta al mondo, che potrà essere positiva, se verrà trovato un accordo vincolante per tutti, o negativa se questo non verrà fatto.

Nella giornata di ieri, la prima del vertice, si pensava ci fossero soltanto discorsi introduttivi e l’inizio della spiegazione dei dati scientifici e quant’altro. Ed invece è arrivata subito la prima sorpresa, proprio dai Paesi da cui meno ce l’aspettavamo. Cina, India e Brasile, tre tra i Paesi più inquinanti al mondo e con un tasso di emissioni in crescita continua negli ultimi anni, hanno subito presentato un accordo congiunto con la finalità di

instradare il negoziato.

L’accordo prevede che i tre Paesi si impegnano ad operare insieme sui tagli alle emissioni di Co2 durante il vertice dei Copenaghen, per far vedere che se anche loro si impegnano decisamente verso una diminuzione delle emissioni, i Paesi più ricchi devono essere spinti a fare ancora meglio.

Buone e cattive notizie sul buco dell’ozono

buco dell'ozono

La buona notizia: il buco diventa sempre più piccolo. La cattiva: i suoi effetti sono peggiori di prima.

Da nuove ricerche allarmanti è emersa la gravità del riscaldamento globale. Secondo un rapporto recentemente pubblicato dal Comitato scientifico sulla ricerca antartica, il buco dell’ozono più piccolo ha ridotto gli effetti della riscaldamento globale in Antartide, mantenendo la temperatura al polo artificialmente bassa.

Il buco dell’ozono continua a diminuire grazie alle norme per regolamentare l’uso dei gas, i quali si sono ridotti negli ultimi decenni. La temperatura del continente di ghiaccio però è continuata a salire, causando più fusione, più separazione del ghiaccio, e un effetto più drammatico di quanto si pensasse.