I bebè crescono in fretta, i loro pannolini impiegano 500 anni per degradarsi. Sono fatti di polpa di legno e plastica a mezzo di processi chimici industriali utili a garantire il massimo assorbimento. Ogni piccolo viene avvolto, nei soli primi 3 anni di vita, da una media di 4500 pannolini, che, tradotti nella polpa di legno utilizzata per produrli, corrispondono a circa 20 alberi di grandi dimensioni. Una recente ricerca di Greenplanet afferma che:
Nel nostro Paese ogni giorno vengono utilizzati circa sei milioni di pannolini che, una volta gettati via diventano una pericolosa fonte di inquinamento. Non solo per i materiali e i processi per realizzarli ma anche perché, sommati insieme, rappresentano ben il 10% di tutti i rifiuti urbani; inoltre si tratta di rifiuti con tempi di smaltimento lunghissimi che necessitano di circa 500 anni per decomporsi. Ma c’è anche un’altra problematica legata ai pannolini usa e getta per i bebé: la presenza di rifiuti organici rischia di provocare contaminazioni sia nel terreno sia nelle falde acquifere.
Molti bambini buoni inizieranno a scartare pacchetti già da oggi, come vuole la tradizione di Santa Lucia. Se siete ancora alla ricerca di idee originali e naturali, a basso impatto sull’ambiente, per i


Nell’Anno Internazionale della Biodiversità un omaggio alla natura e alle sue bellezze, ai colori e ai profumi dei fiori non poteva che essere il miglior omaggio all’ambiente e, Natur[L]Mente Fiori.
Riscoprono i valori e gli antichi sapori della cucina tradizionale, gli italiani, in vista di cenoni e pranzi di Natale. Che sia finalmente al capolinea la moda dei gusti esotici che porta in tavola cibi ben poco sostenibili, che hanno viaggiato per migliaia di chilometri, e la cui qualità è alquanto dubbia? Speriamo, certo è che, stando ai dati diffusi dalla CIA, la Confederazione Italiana Agricoltori, nove famiglie su dieci, in occasione delle feste, opteranno per prodotti made in Italy.
Come ben sappiamo ogni anno una superficie di foresta di estensione pari alla Grecia viene abbattuta per farne carta. Fenomeno tanto più preoccupante se si considera che si tratta non di pioppeti piantati e assestati appositamente con un piano di tagli e rimboschimenti adeguatamente tarato per le esigenze dell’industria cartiera ma delle