I pannolini sono tra i rifiuti più inquinanti

I bebè crescono in fretta, i loro pannolini impiegano 500 anni per degradarsi. Sono fatti di polpa di legno e plastica a mezzo di processi chimici industriali utili a garantire il massimo assorbimento. Ogni piccolo viene avvolto, nei soli primi 3 anni di vita, da una media di 4500 pannolini, che, tradotti nella polpa di legno utilizzata per produrli, corrispondono a circa 20 alberi di grandi dimensioni. Una recente ricerca di Greenplanet afferma che:

Nel nostro Paese ogni giorno vengono utilizzati circa sei milioni di pannolini che, una volta gettati via diventano una pericolosa fonte di inquinamento. Non solo per i materiali e i processi per realizzarli ma anche perché, sommati insieme, rappresentano ben il 10% di tutti i rifiuti urbani; inoltre si tratta di rifiuti con tempi di smaltimento lunghissimi che necessitano di circa 500 anni per decomporsi. Ma c’è anche un’altra problematica legata ai pannolini usa e getta per i bebé: la presenza di rifiuti organici rischia di provocare contaminazioni sia nel terreno sia nelle falde acquifere.

Regali di Natale per bambini, i mattoncini biodegradabili Happymais di Ecotoys

Molti bambini buoni inizieranno a scartare pacchetti già da oggi, come vuole la tradizione di Santa Lucia. Se siete ancora alla ricerca di idee originali e naturali, a basso impatto sull’ambiente, per i regali di Natale, l’ecospaccio di Ecotoys propone numerosi articoli realizzati con materiali e colori atossici e completamente biodegradabili.

Un esempio è HappyMais®, nella scatola da 7 litri a circa 15 euro, una versione ecologica del classico gioco che permette di assemblare e realizzare tanti animali e oggetti partendo da un materiale modellabile. Disponibile in vari colori, il gioco comprende, oltre al manuale di istruzioni, un coltellino in Mater-BiTM e una spugnetta in cellulosa naturale, e ovviamente tante forme da staccare su foglio in cartoncino che includono occhi, zampe ed ali per dare la possibilità ai bambini di creare tanti diversi animali.

Congresso di Cancun: le conseguenze dell’accordo

Anche se i colloqui sul clima di Cancun sono sembrati in una situazione di stallo che si è protratta per la quasi totalità delle due settimane che è durata la conferenza, nell’ultima notte è stato finalmente raggiunto un nuovo accordo sul cambiamento climatico. Secondo Greenpeace però tale accordo è servito solo a salvare i colloqui delle Nazioni Unite, ma non per salvare il clima.

In base al testo, che non è ancora legalmente vincolante, i tagli drastici alle emissioni di carbonio dovrebbero mantenere l’aumento della temperatura globale sotto i 2° C, e si richiede che eventuali rafforzamenti possano portare tale obiettivo ad 1,5° C. Tuttavia l’importo totale delle riduzioni di emissioni attualmente stabilite sono insufficienti per soddisfare tale obiettivo, con circa il 15% delle riduzioni previste, rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020, quando il 40% o più sarebbe necessario. Gli impegni attuali ci porteranno ad un incremento delle temperature di circa 3-4° C, a metà strada di quello che Bill McKibben ha descritto come un futuro “impossibile e miserabile”.

Gas o nucleare? Uno dei due in Italia è di troppo

Vista l’amicizia tra Berlusconi e Putin, rimarcata in maniera molto colorita in questi giorni da Wikileaks, gli investimenti in Italia negli ultimi anni sul gas proveniente dalla Russia sono stati molti. In futuro si calcola che raddoppieranno. Ma vista anche l’insistenza di Berlusconi nella costruzione delle centrali nucleari, anche attraverso di esse l’energia italiana potrà aumentare. E’ vero che l’Italia ha un alto fabbisogno di energia elettrica, ma tra 10 o 20 anni, quando le centrali saranno completamente costruite ed il South Stream (gasdotto Italia-Russia) sarà completato, ci ritroveremo nella situazione paradossale di avere di più, molto di più, di quanto ci serve.

Ma facciamo un po’ di calcoli. Oggi in Italia si consumano, secondo i dati pubblicati questa mattina dal quotidiano Repubblica, 320-330 terawattore di elettricità. Per la gran parte sono prodotti dal gas (30-35 miliardi di metri cubi). Ma secondo i piani del Governo, tra il progetto South Stream e l’apertura dei gasdotti di Rovigo, Livorno, Porto Empedocle, Trieste e Panigaglia, si aggiungeranno altri 35 miliardi di metri cubi. In pratica si raddoppierà il gas a disposizione dell’Italia, già superando il fabbisogno attuale.

Energia: rischio multe di Kyoto puntando sul carbone

L’utilizzo dei combustibili fossili, ed in particolare del carbone, per la produzione di energia, condannerebbe l’Italia al pagamento delle multe di Kyoto con conseguenti ripercussioni negative sulle casse e sul bilancio dello Stato. E’ questo uno dei motivi per dire “NO” al carbone formulati da Legambiente che, inoltre, in concomitanza con la chiusura del vertice a Cancun, ha posto l’accento sul fatto che la nascita di nuovi impianti a carbone nel nostro Paese non farà altro che peggiorare la nostra dipendenza energetica visto che quasi tutto il carbone utilizzato viene importato.

Quello del carbone a conti fatti è solo un business vantaggioso per le aziende energetiche che, a fronte dei potenziali risparmi nell’acquistare il combustibile, non comporterà ricadute positive sulle bollette dei consumatori.

Il matrimonio degli alberi: l’altra storia dell’abete bianco

Abies alba, la stessa specie arborea che adesso troneggia nei salotti d’Occidente, vestita di luci e palline è protagonista di un rito millenario che si ripete nella recita della tradizione nel paesaggio-teatro di Rotonda, sul Monte Pollino. Per omaggiare il protagonista indiscusso dei nostri Natali ve la raccontiamo.

Il rito ha radici celtiche e nella sua primitiva versione aveva lo scopo di propiziare benessere e prosperità alla comunità, augurando abbondanti raccolti. Successivamente venne assorbito dalla religione cristiana che lo ha dedicato a Sant’Antonio il quale, si narra, passò per Rotonda nel XIII secolo e fece sosta nei boschi del Pollino, trascorrendo una notte sotto un abete in località Marolo. Si narra anche che anni dopo nello stesso punto un bovaro, inciampando, precipitò in un burrone ed invocò disperatamente il nome del Santo che gli apparve in tutto il suo splendore e lo salvò. Il miracolato raccontò l’accaduto a valle ed ogni anno si recò nel bosco per abbattere un abete ed offrirlo al Santo, coinvolgendo di volta in volta sempre più gente in questo suo gesto, così la storia va avanti da secoli.

Green Art, Natur[L]Mente Fiori, la mostra di Nora Nicoletti a Roma

Nell’Anno Internazionale della Biodiversità un omaggio alla natura e alle sue bellezze, ai colori e ai profumi dei fiori non poteva che essere il miglior omaggio all’ambiente e, Natur[L]Mente Fiori.
Questo il titolo della mostra personale di Nora Nicoletti, giovane artista romana da sempre attenta a cogliere le emozioni suscitate dalla natura ai nostri sensi.

La mostra, organizzata in collaborazione con l’Associazione Onlus Ambiente e/è Vita è stata inaugurata venerdì 10 dicembre in uno dei luoghi storici dell’arte romana, il Chiostro di Bramante in Santa Maria della Pace, dove rimarrà fino al 10 gennaio 2011. Come spiega la vicepresidente dell’associazione, Sonia Giglietti

Natura[L]Mente Fiori nasce con l’obiettivo di esplorare le diverse percezioni dei valori culturali del paesaggio, della natura e più in generale della biodiversità. Questo appuntamento  intende coniugare il pensiero critico della scienza nell’arte, per promuovere la comprensione degli equilibri naturali che generano la diversificazione del sistema vivente come risposta evolutiva ai cambiamenti dell’ambiente.

Cartiera Lucchese, un fornitore virtuoso

Nell’ambito del progetto promosso da Coop Italia, denominato Coop for Kyoto, sono state premiate tre aziende, annoverate tra i fornitori più virtuosi della catena, ovvero quelli che più hanno contribuito a tagliare le loro emissioni nel processo di produzione grazie a pratiche di risparmio energetico e riduzione generale dei consumi. Si tratta di Kimberly-Clark (-10.936 tonnellate di CO2), di Cartiera Lucchese (-4.874) e della Surgital (-2.629).

Cartiera Lucchese, nello specifico, si è resa meritevole di aver ridotto nello stabilimento di Diecimo, a Lucca, di 11.903 le tonnellate di CO2 emesse nel triennio 2006-2008.
L’adesione al progetto, lo ricordiamo, era volontaria, a fronte ovviamente di una pubblicità positiva che non guasta, e sappiamo quanto ormai conti l’impegno ambientale delle aziende quando si sceglie un prodotto.

Bike sharing, anche Buenos Aires lancia il suo programma

Buone notizie sul fronte biciclette: le città che nel mondo stanno adottando il sistema di bike sharing continuano ad aumentare. Il Governo di Buenos Aires ha avviato una campagna “aggressiva” sull’uso della bicicletta, anche nei confronti degli automobilisti che si lamentano per questa scelta o la stampa che non la pubblicizza abbastanza. Dopo la creazione di nuove piste ciclabili e migliori condizioni per il parcheggio delle biciclette, ora ufficialmente è stato avviato il sistema di bike sharing cittadino, annunciato più di due anni fa, ma finalmente lanciato da qualche giorno.

Secondo il quotidiano Clarin, il programma sperimentale inizierà con 100 biciclette in tre stazioni (Retiro, Facoltà di Giurisprudenza e il parco doganale), ma si stima che si raggiungeranno le 500 biciclette in 12 stazioni nei prossimi tre mesi. Il Bicing locale, come è stato chiamato il sistema, sarà gratuito, previa registrazione e richiesta precedente effettuata personalmente con un codice identificativo che renderà tutto il sistema automatico.

Lampadine ad incandescenza: quanto ci costano?

Nonostante in Europa siano considerate fuorilegge, e non sono più né producibili né vendibili (ad eccezione delle scorte di magazzino), le lampadine ad incandescenza sono ancora presenti nelle case di molti di noi. E purtroppo lo saranno ancora a lungo. Ma vi siete mai chiesti quanta energia elettrica serve per mantenere accesa una sola lampadina per un intero anno?

Gli autori del blog GOOD lo hanno fatto, e hanno prodotto questo infografico (qui il link per vederlo nel dettaglio) per rendere la risposta più chiara: ci vuole molto più di quanto si potrebbe pensare. Di seguito ci sono alcune delle rivelazioni più sorprendenti fatte dagli autori.

Menu di Natale made in Italy per 9 famiglie su 10

Riscoprono i valori e gli antichi sapori della cucina tradizionale, gli italiani, in vista di cenoni e pranzi di Natale. Che sia finalmente al capolinea la moda dei gusti esotici che porta in tavola cibi ben poco sostenibili, che hanno viaggiato per migliaia di chilometri, e la cui qualità è alquanto dubbia? Speriamo, certo è che, stando ai dati diffusi dalla CIA, la Confederazione Italiana Agricoltori, nove famiglie su dieci, in occasione delle feste, opteranno per prodotti made in Italy.

Ne parliamo in occasione del nostro consueto appuntamento del fine settimana con l’alimentazione sostenibile, approfittandone per riportare l’attenzione sull’importanza di privilegiare la tipicità ed il legame con il territorio al momento di scegliere cosa comprare. Anche se noi italiani non abbiamo bisogno di essere ulteriormente convinti del valore di questa scelta. La Cia ha rilevato infatti che i prodotti made in Italy ricevono già un ampio consenso, in quanto vengono considerati più sicuri e di maggiore qualità rispetto a quelli importati dall’estero.

Con efficienza energetica emissioni ridotte del 30% entro il 2020

Il potenziale dell’efficienza energetica nella riduzione delle emissioni generata dal risparmio sui consumi degli edifici, e non solo, è enorme. Tanto da poter far raggiungere quota -30% negli obiettivi taglia CO2 al 2020, rispetto al 20% programmato. Se ne è parlato in questi giorni a Roma nell’ambito del convegno organizzato da AzzeroCO2 dal titolo “Efficienza energetica: le aziende italiane alla sfida del clima”.

I dati sono quelli che provengono da uno studio effettuato dall’Istituto di ricerche Ambiente Italia. La ricerca sostiene che

intervenendo con politiche e incentivi per migliorare l’efficienza energetica in alcuni settori strategici, quali edifici, impianti termici per riscaldamento, raffrescamento, produzione di acqua calda sanitaria, azionamenti elettrici, autoveicoli e bike sharing, è possibile raggiungere una riduzione dei consumi energetici di circa 9Mtep e, soprattutto, delle emissioni di CO2 di 28Mt entro il 2020.

Save as WWF: il file green format che non si stampa (video)

Come ben sappiamo ogni anno una superficie di foresta di estensione pari alla Grecia viene abbattuta per farne carta. Fenomeno tanto più preoccupante se si considera che si tratta non di pioppeti piantati e assestati appositamente con un piano di tagli e rimboschimenti adeguatamente tarato per le esigenze dell’industria cartiera ma delle foreste vergini asiatiche e latinoamericane, veri e propri templi dove risiede la divina essenza della biodiversità. La carta derivante da questi scempi la possiamo ritrovare nei nostri libri, nei giornali, nelle riviste e nelle risme che alimentano le nostre stampanti, poiché lo stato leader dell’industria che produce e distribuisce la carta a livello globale è la Cina, che non ha ancora messo a punto disciplinari per la tracciabilità della filiera.

Il WWF ha introdotto un nuovo formato di file che scoraggia le stampe non necessarie preservando le foreste. Carta che spesso, inconsapevolmente, utilizziamo per stampare documenti inutili: email, libri, saggi, articoli fino al paradosso della stampa: riviste on line, che, agevolmente potrebbero essere consultate in formato PDF. Spesso anche gli stessi PDF vengono stampati.