Rifiuti speciali: Piano regionale di gestione nel Veneto

A breve, nella Regione Veneto, in materia di gestione dei rifiuti speciali, l’Amministrazione regionale si doterà di un apposito piano con l’obiettivo, tra l’altro, di poter ottimizzare i cicli produttivi. Ad annunciarlo è stato Maurizio Conte, Assessore regionale all’Ambiente della Regione Veneto, precisando, presso la sede della Provincia di Treviso, in concomitanza con la “Settimana europea per la riduzione dei rifiuti” che il piano regionale in materia di gestione dei rifiuti speciali sarà in grado di poter fornire sia i criteri, sia le indicazioni per la riduzione della produzione e della loro pericolosità.

Contestualmente, inoltre, si cercherà di ridurre al minimo il ricorso alla discarica attraverso un’operazione di ricognizione dell’offerta, ai fini del trattamento dei rifiuti speciali, tanto nella Regione Veneto quanto fuori dai confini regionali. Questo perché, proprio in accordo con quanto messo in risalto dall’Assessore nel corso del convegno, sui rifiuti speciali vige il principio comunitario e costituzionale della libera circolazione in virtù del fatto che a tutti gli effetti anche i rifiuti speciali sono in tutto e per tutto paragonabili ad una merce.

Acqua al petrolio in Abruzzo, la denuncia di WWF e Legambiente

Navigano in cattive acque le risorse idriche della Regione Abruzzo. Fiumi, falde, aree costiere sono infatti esposte da tempo al rischio di inquinamento da petrolio, senza che nell’attuale Piano di Tutela adottato dall’amministrazione regionale si faccia minimamente cenno agli idrocarburi.

La denuncia è contenuta nel dossier stilato da WWF e Legambiente, dal titolo Acqua a rischio petrolio! Modificare il Piano Tutela delle Acque della Regione Abruzzo per far fronte alla petrolizzazione della Regione.
Per le associazioni ambientaliste, che chiedono di fermare quella che viene definita una deriva petrolifera, è essenziale che

il Piano di Tutela delle acque debba prevedere divieti alle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi riguardo alla tutela dei corpi idrici sotterranei e dei corsi d’acqua.

Tigri, Leonardo Di Caprio offre un milione di dollari per salvarle

Leonardo Di Caprio, uno degli attori di Hollywood più impegnato nelle battaglie per l’ambiente, si sta seriamente adoperando per salvare le tigri. L’ex naufrago del Titanic aveva già collaborato con il World Wildlife Fund (WWF) nella campagna per salvare le tigri, e questa settimana ha donato un milione di dollari per un fondo che porterà il suo nome:

La caccia illegale alle tigri e la massiccia perdita di habitat a causa dell’olio di palma, legno e carta stanno portando questa specie all’estinzione. Se non agiamo ora, uno degli animali più amati del nostro pianeta potrebbe sparire in pochi decenni. Salvando le tigri, siamo in grado di proteggere anche alcune delle nostre ultime foreste antiche e migliorare la vita delle comunità indigene

ha spiegato Di Caprio in un comunicato. Ma lui non è l’unico, tra le stelle del cinema, a darsi da fare per l’ambiente.

Ricette vegetariane, contorno di patate al verde

Per il nostro consueto appuntamento del fine settimana con la cucina sostenibile, abbiamo selezionato per voi un piatto che unisse la stagionalità degli ingredienti alla sostenibilità della ricetta, sia in termini ambientali che economici, senza trascurare i dettami della doppia piramide alimentare che per la salute, nostra e dell’ambiente, mette al primo posto il consumo di verdure e ortaggi.

Ma veniamo alla ricetta: si tratta di un semplice contorno con le patate, al verde, lo stesso verde che ci contraddistingue e non può che essere il nostro piatto forte. E le patate, per questa ricetta, assolutamente vegetariana e adatta anche per diete prive di glutine, sono letteralmente affogate nel verde, il verde degli spinaci, di stagione, e della maggiorana.

Giornata mondiale contro le pellicce

Prima di morire gli animali da pelliccia patiscono trattamenti crudeli. Solo per una pelliccia vengono uccisi 200-400 scoiattoli. Lo ha ricordato ieri Walter Caporale, presidente degli Animalisti, in occasione del

Arsenico in acqua potabile, Legambiente: “inqualificabili omissioni”

Imperdonabili sottovalutazioni, inqualificabili omissioni e la solita tentazione di risolvere “all’italiana” un problema importante e già noto da anni, che si poteva affrontare e risolvere definitivamente con interventi per certi versi banali di potabilizzazione.

Così Legambiente nel dossier Acque potabili, il pasticcio delle deroghe, commenta la presenza di arsenico fuori dai limiti riscontrata in ben 128 comuni italiani. Il 28 ottobre scorso, la Commissione europea ha stabilito di non concedere ulteriori deroghe all’Italia, imponendo il rispetto del valore massimo previsto di 10 microgrammi per litro e dichiarando di fatto fuorilegge le acque del rubinetto di oltre un milione di cittadini.

Acqua del rubinetto all’arsenico in cinque Regioni italiane

Bere l’acqua del rubinetto ha i suoi vantaggi sotto forma di benefici ambientali, non c’è dubbio, per via della riduzione della mole di rifiuti di plastica prodotti dalle bottiglie e del taglio delle emissioni dovuto al trasporto su strada delle acque minerali, ed in termini di sicurezza alimentare per quanto riguarda la qualità e la quantità dei controlli.

Eppure qualcosa non torna nella recente indagine della commissione sanitaria di Bruxelles: in cinque Regioni italiane l’acqua che esce dal rubinetto è contaminata, al punto da esporre al rischio di cancro la popolazione.
Sul banco degli imputati l’arsenico che supera in molti casi (e in molte case) la soglia consentita dall’Unione Europea.
Attualmente i limiti fissati dall’UE sono di 10 microgrammi per litro. Tuttavia recenti studi attestano che qualora la soglia superi i 20 mg/l non ci sarebbero pericoli per l’incolumità del consumatore, tanto che il Ministero della Salute italiano aveva addirittura chiesto di innalzare il limite a 50 mg/l. Diverso il parere dell’UE che afferma che oltre i 20 microgrammi il rischio di cancro aumenta a dismisura, esponendo i cittadini ad un pericolo troppo alto.

Rifiuti, l’Ue boccia l’Italia: niente piano, niente fondi

Si è conclusa ieri la visita del capo delegazione della Commissione europea Pia Bucella, chiamata dal governo italiano per monitorare la situazione in Campania e sostenere l’Italia nell’emergenza rifiuti.

Dopo aver visto il sito di stoccaggio di Taverna del Re, assieme al presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale Luca Colasanto l’ispettore ha bocciato l’Italia per la mala gestione dei rifiuti in Campania, commentando

Spero che questi due giorni siano serviti a chiarire cosa deve essere fatto. Adesso aspettiamo che si faccia quello che si deve fare. E’ l’ultima volta che vengo a Napoli, perché se questa volta non si dovesse lavorare per risolvere il problema, dovremo inviare nuovamente l’Italia alla Corte di Giustizia.

Ha poi continuato

I fondi sono sospesi ma sono sempre destinati alla gestione dei rifiuti in Campania. Potranno essere sbloccati quando vi sarà un piano di gestione rifiuti.

Il progetto dovrà essere presentato entro il prossimo aprile, solo a quel punto i 145 milioni di euro saranno dati all’Italia per piani di intervento e smaltimento. Il capo delegato ha proposto per il momento di incentivare la raccolta differenziata dei rifiuti e di riciclo, di favorire agevolazioni fiscali a quei territori che concederanno l’apertura di discariche controllate (altre?) e, come altra soluzione al problema, si propone il termovalorizzatore di Acerra.

Clima, WWF valuta insufficienti le politiche dell’UE

Sono ottanta gli indicatori verdi utilizzati dal WWF per valutare le misure intraprese dai Paesi dell’Unione per far fronte ai cambiamenti climatici, nell’ambito di una riduzione delle emissioni.

L’associazione ambientalista, avvalendosi del Climate policy tracker, e con la collaborazione di Ecofys, ha monitorato le politiche degli Stati membri in fatto di clima, giungendo alla conclusione che i Paesi industrializzati, se davvero vogliono fondare la loro economia sui dettami del low carbon, ovvero a bassa intensità di carbonio, dovranno intensificare i loro sforzi fino a decurtare dell’80-95% le emissioni di gas serra, entro il termine massimo del 2050. Lo scopo è di contenere al di sotto dei 2°C l’aumento della temperatura media globale.

Rifiuti Campania, “Dopo due anni la situazione non è molto diversa”

Il capo degli ispettori dell’Unione europea, Pia Bucella, è stato a Napoli per monitorare la situazione rifiuti, la raccolta e lo smaltimento in discarica

Dopo due anni la situazione non è molto diversa. Ci sono ancora rifiuti per strada e non c’é una rete integrata per la gestione della differenziata. Il ciclo virtuoso che chiediamo da tre anni e mezzo ancora non si vede.

Questo il suo primo commento.

Abbiamo parlato per tre ore della problematica relativa alla sentenza della Commissione europea del 4 marzo che ha condannato l’Italia per non aver realizzato una rete integrata di trattamento dei rifiuti in Campania per non aver avviato lo smaltimento del pregresso, le cosiddette ecoballe. Siamo favorevoli a liberare i fondi non appena ci sarà un piano di gestione adottato e implementato. Non basta un piano sulla carta, ma deve essere realizzato fattivamente.

Ha poi riferito Pia Bucella dopo il suo incontro con l’Assessore all’Ambiente della Regione Campania.

Abu Dhabi, nasce la prima città ecologica del deserto

La prima oasi ecologica sta per essere fondata nel deserto. Questo accade ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti e dell’omonimo emirato. Masdar, la prima città a impatto zero occuperà un’area di 6 km quadrati e sarà in grado di ospitare 50.000 abitanti.

La città, nata per ridurre la dipendenza economica dal petrolio, sarà totalmente ecologica ed ecosostenibile. I pannelli fotovoltaici collocati sui tetti degli edifici produrranno l’80% del fabbisogno energetico, e il restante 20% sarà coperto dagli impianti eolici e da quelli geotermici. I rifiuti? Saranno riciclati per il 98% o convertiti in energia.

Shoppers in polietilene: tutto pronto per l’addio

Stavolta forse ci siamo per l’addio agli odiati shoppers di polietilene, ovverosia le inquinanti buste di plastica con le quali usciamo spesso con la spesa dal supermercato. Questo perché, salvo rinvii clamorosi, la proroga alla messa al bando, al de profundis per le buste di plastica, scade il 31 dicembre del corrente anno così come disposto nella precedente Legge Finanziaria.

Quindi, dall’1 gennaio del 2011 anche in Italia le buste di plastica saranno vietate in linea con quanto già accade dall’inizio del corrente anno nel resto d’Europa dove si utilizzano shopper rigorosamente biodegradabili. Ma come mai in Italia la messa al bando arriva in ritardo?