Smog Milano, triplicati livelli PM10 nella seconda domenica a piedi

Ancora sullo smog a Milano, con il bilancio della seconda domenica a piedi che se è positivo per molti cittadini, pedoni, ciclisti e pattinatori, che si sono riappropriati della città, approfittando del pullulare di iniziative di arte, cultura e salute, riporta risultanti deludenti sull’altro fronte, quello principale, la mission per cui è nato il blocco del traffico domenicale: abbassare i livelli di PM10.

Le domeniche ecologiche sono state volute dal sindaco Letizia Moratti e dalla sua amministrazione perché il livello di polveri sottili resta pericolosamente oltre la soglia da giorni e giorni ormai nel capoluogo lombardo, tanto che i valori del PM10 hanno sforato per quasi tutto il tempo dall’inizio del 2011, e sta ormai per terminare il bonus di 35 giorni di sforamento all’anno consentito dalla normativa europea recepita a livello nazionale. Com’è andata ieri a Milano con le auto rimaste ferme?

Vivere ecologico: come essere “green” a bordo di un’auto

In un mondo ideale tutti abbandonano l’auto e si spostano a piedi, in metropolitana, autobus e treni. Tuttavia, poiché non viviamo in un mondo ideale, e ci rendiamo conto che non tutti i sistemi di trasporto pubblico sono uguali, può essere difficile rinunciare completamente al veicolo. Così come si può fare a mantenere uno stile di vita ecologico anche se siamo costretti a spostarci in auto per andare al lavoro, all’Università o per vedere gli amici?

Circa un quarto delle emissioni di anidride carbonica provengono dal settore dei trasporti. Pertanto, il modo più diretto per alleviare l’impatto della nostra auto sull’ambiente è quello di ridurre il più possibile il chilometraggio effettuato. La soluzione migliore è quella di acquistare un’auto elettrica, ma siccome ci rendiamo conto che non sempre è possibile, ci sono alcuni principi che possono rendere meno inquinante la nostra auto.

Energia pulita: un futuro 100% rinnovabile è possibile

Da qui ai prossimi 40 anni, scegliendo a regime la strada della crescita “green” in materia di produzione di energia, le economie mondiali saranno floride e non ci saranno problemi relativi al costo dell’energia, ai cambiamenti climatici ed alla sicurezza dei rifornimenti. Al riguardo il WWF, con il “The Energy Report”, un Rapporto redatto in due anni, ha voluto dimostrare come entro il 2050 si possa arrivare all’obiettivo del 100% di consumo di energia da rinnovabili includendo quindi anche i trasporti. Secondo il presidente del WWF Italia, Stefano Leoni, possiamo costruirci un futuro con le energie alternative che può garantire una migliore qualità della vita, ma al riguardo occorre che si cominci subito.

Nel Rapporto, inoltre, a gran voce ed a chiare lettere, si spiega invece come la strada del nucleare sia da escludere come soluzione alternativa ai combustibili fossili. Questo perché non esiste al mondo un posto che possa definirsi sicuro dove stoccare le scorie derivanti dalla fissione nucleare visto che queste rimangono pericolose per migliaia di anni.

Elettrosmog

Elettrosmog

Con il termine elettrosmog si intende quella forma di inquinamento elettromagnetico prodotta dalle radiazioni non ionizzanti.
Le radiazioni non ionizzanti sono forme di radiazioni elettromagnetiche comunemente chiamate campi elettromagnetici che, al contrario delle radiazioni ionizzanti, non possiedono l’energia sufficiente per modificare le componenti della materia e degli esseri viventi (atomi, molecole). Le radiazioni non ionizzanti possono essere suddivise in:

  • campi elettromagnetici a frequenze estremamente basse (ELF)
  • radiofrequenze (RF)
  • microonde (MO)
  • infrarosso (IR)
  • luce visibile

Rifiuti radioattivi di Brescia in Sardegna, protesta contro l’Alfa Acciai

Da Brescia a Cagliari via mare, un carico radioattivo giunge allo stabilimento della Portovesme srl, nel Sulcis, dall’Alfa Acciai di San Polo ma il tentativo di passare la patata bollente alla Sardegna non riesce. Ieri è montata una rumorosa protesta con pentole e coperchi fuori dai cancelli dell’azienda bresciana: il carico di veleni sta tornando indietro, rispedito al mittente, con un avanti e indietro di materiale tossico in giro per l’Italia che ha del vergognoso. I rappresentanti del Comitato Spontaneo contro le Nocività di Brescia chiedono un più stretto monitoraggio sulla ditta.

Com’è possibile? Rifiuti speciali in viaggio fino alle coste sarde in due banalissimi (invisibili?) container, come se niente fosse. Protesta Legambiente Sardegna che definisce, nelle parole del suo presidente Vincenzo Tiano, davvero incredibile che del materiale così pericoloso per la salute pubblica e ambientale abbia viaggiato indisturbato sino all’isola italiana.

Arte e riciclaggio al Museo Rumenta

Chi ha detto che la spazzatura è destinata ad andare in discarica? Oggi tutto fa tendenze e tutto può trasformarsi in arte, anche i rifiuti. Dopo l’esperienza di Vik Muniz che ha realizzato opere artistiche nella discarica più grande del mondo, un’altra idea per rivalutare i rifiuti e il riciclaggio è venuta al grande architetto Renzo Piano.

Ognuno di noi produce in media 550 chili di spazzatura ogni anno. A Genova la media è poco più alta, con 650 kg pro capite. Per questo la città ligure ospiterà il museo dedicato al riciclo e al riutilizzo creativo dei rifiuti, il Museo Rumenta. Sarà un museo laboratorio, il primo in Italia, un punto di ricerca. Non a caso sarà ospitato all’interno del complesso dei Magazzini dell’Abbondanza, costruito nell’area portuale di Genova durante la Repubblica per accogliere e immagazzinare i beni in eccesso nei periodi di abbondanza, merci e generi alimentari da distribuire alla popolazione durante le carestie. Il compito di gestire i magazzini era affidato al Magistrato dell’Abbondanza, nato nel 1565. Dunque un doppio valore simbolico: se prima i magazzini erano necessari nella civiltà del risparmio, oggi sono superflui nell’epoca del consumismo e dello spreco.

Marea nera: 3 milioni di litri di agenti chimici disperdenti sono ancora presenti nel Golfo del Messico (video)

Forse è uno degli elementi più controversi della vicenda della fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma BP della scorsa primavera/estate. L’utilizzo massiccio di grandi quantitativi di prodotti chimici disperdenti Corexit per tentare di ridurre la viscosità del petrolio che usciva dalla Deepwater Horizon, ma che a quanto pare non hanno funzionato granché.

L’EPA (Agenzia per la Sicurezza Ambientale americana) ha affermato che la BP ha smesso in tempo di utilizzarli, probabilmente quando si sono resi conto che non davano risultati, ma l’azienda ha continuato comunque per settimane a sversarli, senza che nessuno, tra le proteste degli ambientalisti, fosse disposto a farli smettere. La società ha sempre sostenuto che i disperdenti sarebbero scomparsi insieme al petrolio, ma un nuovo studio rivela che questo non è accaduto. Anzi, 771.000 galloni (quasi 3 milioni di litri) di disperdenti sono stati scoperti ancora a solcare il mare dopo mesi.

Fonti rinnovabili: GSE ricorda gli obblighi sugli impianti

Escludendo le variazioni gestibili e comunicabili attraverso le applicazioni informatiche attualmente esistenti, tutte le altre, sugli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, devono essere comunicate attraverso una lettera raccomandata che riporta in oggetto e sul plico il riferimento del numero di impianto, unitamente alla documentazione a corredo.

A ricordarlo con un comunicato ufficiale è stato nei giorni scorsi il GSE, Gestore dei Servizi Energetici, riguardo proprio alle eventuali modifiche inerenti gli impianti di produzione di energia che sono alimentati con le fonti rinnovabili. Nel caso in cui queste comunicazioni non vengano acquisite, il Gestore dei Servizi Energetici può riservarsi non solo di andare a sospendere o a risolvere i rapporti in essere, ma anche a adottare ogni provvedimento opportuno, anche in sede penale, fino ad arrivare alla decadenza al diritto alle incentivazioni previste.

Biogas

Biogas

Con il termine biogas si intende una miscela di vari gas  (a netta prevalenza di metano con percentuali dal 50 all’80%) prodotto dalla fermentazione batterica anaerobica (operata da batteri che vivono in condizioni di assenza di ossigeno) di residui organici provenienti da rifiuti, vegetali, carcasse,  reflui zootecnici, fanghi di depurazione, scarti dell’agro-industria in via di decomposizione.

Consta di un processo di decomposizione della sostanza organica da parte dei batteri anaerobici,  che scinde la materia organica in anidride carbonica, idrogeno e metano (gas la quale struttura molecolare è espressa dalla formula CH4).

Smog Milano, verso nuova domenica senza auto: test gratuiti per valutare funzionalità polmonare

Milano ha quasi esaurito il bonus di 35 giorni di sforamento del livello di PM10 concesso dall’Unione. Le domeniche a piedi, seppur tra mille polemiche, più o meno deroghe e restrizioni, proseguono imperterrite verso l’obiettivo, finora a dire il vero non raggiunto, di dare respiro alla città.

Per dare una scossa alle istituzioni, i cittadini riuniti in un grande flash mob creeranno l’albero umano più grande del mondo su iniziativa del digital artist Giuseppe La Spada. I milanesi vogliono tornare a respirare, questo è certo, mentre l’aria si fa sempre più irrespirabile perché l’imputato principale indiziato, il traffico, evidentemente non incide più di tanto, e bisogna pensare a nuove strategie per abbassare il livello di polveri sottili.

Ostriche a rischio estinzione

Le ostriche rischiano l’estinzione, come i coralli stanno scomparendo a causa dello sfruttamento intensivo e della degradazione delle coste. A lanciare l’allarme è la rivista Bioscence in cui è stato pubblicato il risultato di una recente ricerca compiuta dall’American Institute of Biological Science dell’Università della California.

Gli studi hanno preso in esame lo stato di salute di 144 baie e 44 ecoregioni in tutto il mondo note per la produzione di ostriche. E’ emerso che negli ultimi dieci anni il 90% delle barriere di ostriche sono andate perse, e in gioco non sono i  piatti prelibati a base del mollusco, ma l’intero ecosistema marino.

L’efficienza energetica può tagliare il fabbisogno mondiale di elettricità del 73%

Semplici modifiche come l’isolamento termico degli edifici potrebbero ridurre la domanda di energia del mondo di tre quarti, secondo un nuovo studio britannico. Le discussioni sulla riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra si concentrano soprattutto sulle vie più pulite per produrre energia in quanto promettono di ridurre le emissioni senza dover cambiare le nostre abitudini energivore. Ma mentre per le tecniche di nuova generazione ci vorranno anni, l’efficienza può essere migliorata già oggi, con le tecnologie e il know-how presenti.

Per calcolare quanta energia si potrebbe risparmiare attraverso tali miglioramenti, Julian Allwood e i colleghi dell’Università di Cambridge hanno analizzato l’effetto di alcune piccole modifiche per migliorare l’efficienza di veicoli, edifici e industria.

Amazzonia, record di siccità nel 2010

Lo avevamo accennato qualche mese fa: la siccità in Amazzonia stava mettendo in ginocchio milioni di abitanti, dipendenti dai fiumi e dalle foreste dell’area. Si trattava, dicevano allora, di una forte ondata di siccità, la più forte almeno degli ultimi 5 anni. Ma i dati completi, arrivati solo oggi e calcolati dall’Amazon environmental research institute (Ipam) dicono che non solo la siccità del 2010 è stata più potente di quella terribile del 2005, ma è addirittura la più pesante degli ultimi 100 anni.

Le conseguenze sono tristemente note: agricoltura in ginocchio, aumento degli incendi, persone già povere ridotte sul lastrico, e soprattutto il polmone della Terra che continua a “perdere pezzi”. Secondo lo studio, pubblicato su Science, la capacità di trattenere la CO2 da parte degli alberi viene ridotta drasticamente perché questo fenomeno indebolisce gli alberi in modo naturale. Se poi a questo aggiungiamo la deforestazione causata dall’uomo, diventa evidente l’emergenza che la più grande distesa verde del pianeta (5,3 milioni di chilometri quadrati) ha registrato.